Assegno unico 2026: come aumenta da febbraio

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Autore: Paolo Remer

01 febbraio 2026

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Scatta la rivalutazione dell’1,4% per adeguamento del costo della vita. Nuove soglie ISEE, maggiorazioni aggiornate e arretrati in arrivo da marzo: ecco cosa cambia e quanto spetta alle famiglie. Tutti i chiarimenti INPS.

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Da febbraio 2026 l’assegno unico e universale aumenta grazie alla rivalutazione dell’1,4% legata all’adeguamento al costo della vita. Lo ha chiarito l’INPS con la circolare n. 7 del 30 gennaio 2026, pubblicando anche le nuove tabelle ufficiali degli importi e delle soglie ISEE aggiornate.

Rivalutazione assegno unico 2026

A decorrere dal

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1° gennaio 2026, i valori dell’assegno unico e le relative soglie ISEE per beneficiarne sono stati rideterminati, applicando una variazione percentuale del +1,4%, calcolata dall’ISTAT per l’anno 2025

L’incremento dell’1,4% riguarda:

Quando arrivano gli aumenti

Per la mensilità di febbraio, i pagamenti sono attesi tra il 19 e il 20 del mese.

Gli adeguamenti relativi a gennaio 2026, invece, verranno riconosciuti a partire da marzo 2026, insieme all’importo ordinario.

I nuovi importi: cosa cambia a febbraio

In base a quanto detto, la

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mensilità di febbraio 2026 dell’assegno unico sarà erogata già con i nuovi valori aggiornati.

Per gli arretrati di gennaio, invece, la rivalutazione spettante per quel mese sarà corrisposta a partire dalla mensilità di marzo 2026.

ISEE di riferimento: quando cambia

Bisogna tenere presente che, per i mesi di gennaio e febbraio 2026, il calcolo resta ancorato all’ISEE in corso di validità al 31 dicembre 2025. Il nuovo ISEE specifico per le prestazioni familiari entrerà in gioco solo da marzo 2026.

Nuove soglie ISEE 2026

Con la rivalutazione del 1,4%:

Questo comporta un effetto pratico:

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molte famiglie che nel 2025 erano in una fascia intermedia rientrano automaticamente in una fascia più favorevole, ottenendo così un assegno leggermente più alto a parità di ISEE.

Le maggiorazioni del 2026

Restano operative – e anch’esse rivalutate dell’1,4% – tutte le maggiorazioni previste dalla legge, in particolare:

Tutti gli

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importi aggiornati sono indicati nella tabella ufficiale allegata alla circolare INPS n. 7 del 30 gennaio 2026, che puoi scaricare in pdf qui.

Assegno unico 2026: domanda e arretrati

Non serve presentare una nuova domanda: l’assegno unico continua automaticamente per chi ha già una domanda presentata in precedenza, e che risulta attualmente in stato “accolta”.

Attenzione però all’ISEE: mentre, come abbiamo detto, per gennaio e febbraio 2026 vengono ancora calcolati con l’ISEE valido al 31 dicembre 2025, da marzo 2026 servirà l’ISEE aggiornato al 2026.

Chi non presenta la DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica, sulla cui base viene elaborato il calcolo dell’ISEE) riceverà comunque l’assegno, ma

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con l’importo minimo.

Chi, invece, presenta l’ISEE entro il 30 giugno 2026 avrà diritto al ricalcolo retroattivo e al pagamento degli arretrati a partire da marzo .

Cosa devono fare le famiglie

Se la situazione familiare non è variata, per percepire l’assegno unico anche quest’anno non c’è nessuna nuova domanda da presentare, ma da marzo in poi bisogna aggiornare l’ISEE 2026 il prima possibile. Questo perché il recupero automatico degli arretrati è previsto solo se la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) arriva entro il 30 giugno, altrimenti le somme per i mesi precedenti si perdono.

Scadenza per aggiornare l’ISEE

In definitiva, è fondamentale aggiornare la DSU per non perdere i benefici legati al reddito. Se la nuova DSU viene presentata entro il 30 giugno 2026, gli importi eventualmente erogati al minimo da marzo saranno adeguati retroattivamente, con il versamento di tutti gli arretrati spettanti.

In caso di mancata presentazione, invece, cioè in assenza di ISEE 2026, a partire da marzo l’importo verrà calcolato sui valori minimi previsti dalla legge.

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