Sanzioni amministrative: la multa scade dopo cinque anni
La prescrizione quinquennale salva il cittadino. Scopri perché non esiste un limite fisso per emettere l’ordinanza dopo il primo verbale.
Il Tribunale di Avellino (sent. 5 gennaio 2026 n. 4) ha confermato una regola fondamentale per chi riceve una sanzione amministrativa: lo Stato ha cinque anni di tempo per riscuotere le somme dovute. Questo termine di prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui avviene la violazione (art. 28 l. n. 689/1981).
Molti cittadini pensano che, una volta presentati gli scritti difensivi, l’autorità debba rispondere entro pochi mesi, pena l’annullamento della multa. In realtà, la legge non prevede un termine perentorio per l’emissione dell’ordinanza-ingiunzione dopo la contestazione iniziale. L’unico vero limite invalicabile resta la
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La disciplina dei termini di prescrizione tra contestazione e riscossione
La normativa sulle sanzioni (l. n. 689/1981) stabilisce due binari temporali molto chiari che ogni automobilista o commerciante deve conoscere. Il primo riguarda la
Il rapporto tra sanzioni e legge sul procedimento
Spesso si prova a contestare una sanzione sostenendo che l’amministrazione sia stata troppo lenta, richiamando la legge generale sul procedimento amministrativo (l. n. 241/1990) che impone tempi certi di conclusione, solitamente trenta o novanta giorni. Tuttavia, il Tribunale di Avellino specifica che questo non è possibile. La disciplina delle sanzioni amministrative è considerata un
L’ordinanza-ingiunzione e i tempi della burocrazia
L’ordinanza-ingiunzione è l’atto con cui l’autorità rigetta le difese del cittadino e ordina il pagamento. Il fatto che non esista un termine perentorio per la sua emissione è una scelta voluta dal legislatore. Il procedimento ha una natura quasi giudiziaria e richiede tempi che non permettono scadenze troppo brevi. Per istruire il lettore sulla validità di un atto, ecco cosa prevede la norma:
la contestazione iniziale deve rispettare i novanta giorni;
il diritto alla riscossione decade solo dopo sessanta mesi;
l’invio di un sollecito interrompe il decorso del tempo;
il silenzio dell’amministrazione non equivale a un annullamento automatico.
Se ricevete un’ordinanza dopo due anni dalla vostra difesa, essa è pienamente legittima se la violazione originale non è più vecchia di cinque anni.
La posizione della Consulta sulla difesa del cittadino
Anche la Corte Costituzionale (sent. n. 151/2021) si è occupata di questo tema. I giudici hanno ammesso che la mancanza di un termine certo per chiudere il procedimento crea un’incertezza per l’incolpato. Tuttavia, la Consulta ha dichiarato inammissibile il ricorso perché solo il Parlamento può decidere di inserire nuovi termini o scadenze specifiche. Fino a quando il legislatore non interverrà, la certezza giuridica è affidata esclusivamente al termine di cinque anni. Non è possibile usare l’analogia per applicare altre leggi, perché il sistema attuale è considerato organico. Il diritto di difesa resta garantito, ma il cittadino deve sapere che la “scadenza” della sanzione non è un evento rapido e richiede una lunga inerzia da parte dell’ente creditore.