Sanzioni amministrative: la multa scade dopo cinque anni

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Autore: Angelo Greco

16 febbraio 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

La prescrizione quinquennale salva il cittadino. Scopri perché non esiste un limite fisso per emettere l’ordinanza dopo il primo verbale.

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Il Tribunale di Avellino (sent. 5 gennaio 2026 n. 4) ha confermato una regola fondamentale per chi riceve una sanzione amministrativa: lo Stato ha cinque anni di tempo per riscuotere le somme dovute. Questo termine di prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui avviene la violazione (art. 28 l. n. 689/1981).

Molti cittadini pensano che, una volta presentati gli scritti difensivi, l’autorità debba rispondere entro pochi mesi, pena l’annullamento della multa. In realtà, la legge non prevede un termine perentorio per l’emissione dell’ordinanza-ingiunzione dopo la contestazione iniziale. L’unico vero limite invalicabile resta la

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prescrizione quinquennale. Se l’amministrazione non interrompe questo termine con un atto formale, il debito si estingue. Questa decisione chiarisce che il sistema delle sanzioni amministrative vive di regole proprie, diverse da quelle che regolano i normali uffici pubblici, lasciando spesso il cittadino in una lunga attesa che però non annulla il pagamento, a meno che non passino i fatidici cinque anni.

La disciplina dei termini di prescrizione tra contestazione e riscossione

La normativa sulle sanzioni (l. n. 689/1981) stabilisce due binari temporali molto chiari che ogni automobilista o commerciante deve conoscere. Il primo riguarda la

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contestazione della violazione, che deve avvenire entro novanta giorni (art. 14 l. n. 689/1981). Il secondo riguarda il diritto dell’ente a incassare i soldi, che cade in prescrizione dopo cinque anni dal giorno dell’infrazione (art. 28 l. n. 689/1981). Per fare un esempio pratico: se prendete una multa per un divieto di sosta il 1° maggio 2024, il Comune ha tempo fino al 1° maggio 2029 per chiedervi il pagamento. Se in questo arco di tempo l’ente vi invia una notifica o un sollecito, il cronometro dei cinque anni riparte da zero. La legge però non specifica entro quanto tempo l’autorità debba firmare l’atto finale dopo che voi avete inviato le vostre difese.

Il rapporto tra sanzioni e legge sul procedimento

Spesso si prova a contestare una sanzione sostenendo che l’amministrazione sia stata troppo lenta, richiamando la legge generale sul procedimento amministrativo (l. n. 241/1990) che impone tempi certi di conclusione, solitamente trenta o novanta giorni. Tuttavia, il Tribunale di Avellino specifica che questo non è possibile. La disciplina delle sanzioni amministrative è considerata un

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sistema compiuto e speciale. Questo significa che le regole della legge generale non possono sostituire quelle specifiche del 1981. Anche se la legge sul procedimento è più recente, non cancella la norma precedente. Il cittadino non può quindi sperare nell’annullamento della multa solo perché l’ufficio ha impiegato un anno per esaminare il suo ricorso, purché il tutto avvenga dentro la cornice della prescrizione quinquennale.

L’ordinanza-ingiunzione e i tempi della burocrazia

L’ordinanza-ingiunzione è l’atto con cui l’autorità rigetta le difese del cittadino e ordina il pagamento. Il fatto che non esista un termine perentorio per la sua emissione è una scelta voluta dal legislatore. Il procedimento ha una natura quasi giudiziaria e richiede tempi che non permettono scadenze troppo brevi. Per istruire il lettore sulla validità di un atto, ecco cosa prevede la norma:

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  • la contestazione iniziale deve rispettare i novanta giorni;

  • il diritto alla riscossione decade solo dopo sessanta mesi;

  • l’invio di un sollecito interrompe il decorso del tempo;

  • il silenzio dell’amministrazione non equivale a un annullamento automatico.

Se ricevete un’ordinanza dopo due anni dalla vostra difesa, essa è pienamente legittima se la violazione originale non è più vecchia di cinque anni.

La posizione della Consulta sulla difesa del cittadino

Anche la Corte Costituzionale (sent. n. 151/2021) si è occupata di questo tema. I giudici hanno ammesso che la mancanza di un termine certo per chiudere il procedimento crea un’incertezza per l’incolpato. Tuttavia, la Consulta ha dichiarato inammissibile il ricorso perché solo il Parlamento può decidere di inserire nuovi termini o scadenze specifiche. Fino a quando il legislatore non interverrà, la certezza giuridica è affidata esclusivamente al termine di cinque anni. Non è possibile usare l’analogia per applicare altre leggi, perché il sistema attuale è considerato organico. Il diritto di difesa resta garantito, ma il cittadino deve sapere che la “scadenza” della sanzione non è un evento rapido e richiede una lunga inerzia da parte dell’ente creditore.

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