Decreto Sicurezza: ora se tuo figlio esce con un coltello la multa la paghi tu

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Autore: Paolo Remer

06 febbraio 2026

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Fino a 1.000 euro di sanzione amministrativa ai genitori se il figlio minorenne viene trovato con un coltello fuori casa. Il nuovo Decreto Sicurezza introduce una responsabilità economica diretta e immediata, senza bisogno di dimostrare colpa o omessa vigilanza.

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Non basta più l’educazione: ora serve il controllo stretto. Con il nuovo Decreto Sicurezza, approvato dal Consiglio dei Ministri il 5 febbraio 2026, il Governo introduce una stretta senza precedenti sulla responsabilità dei genitori. Un cambio di paradigma giuridico che incide subito, e pesantemente, sul portafoglio di mamma e papà. Con le nuove norme, che entreranno in vigore con la prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, se un minorenne viene trovato in possesso di un coltello fuori casa, la sanzione per la famiglia scatta in modo automatico. In sostanza,

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ora se tuo figlio esce con un coltello la multa la paghi tu. È una sanzione amministrativa pecuniaria che si applica automaticamente sulla base del principio della responsabilità genitoriale, e l’importo può arrivare fino a mille euro.

La nuova norma sulla responsabilità automatica dei genitori

Il comunicato stampa pubblicato dal Governo ieri sera, subito dopo l’approvazione in Consiglio dei Ministri del nuovo Decreto Sicurezza 2026, dice così: «si prevede una

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sanzione amministrativa pecuniaria, da 200 a 1.000 euro, a carico di chi esercita la responsabilità genitoriale sul minore autore di reati legati al porto abusivo di armi o di strumenti atti ad offendere. La sanzione è applicata dal Prefetto».

Il testo del decreto legge che entrerà in vigore non appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale (e che poi dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni) riporta questa nuova norma all’articolo 4-ter della Legge n. 110/1975 (la cosiddetta “Legge Reale”), che viene così modificata: ai soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale su un minore trovato con un coltello (o un altro tipo di arma, o qualsiasi altro strumento atto ad offendere: la legge Reale ha ampliato anche la casistica degli strumenti vietati), è applicata una

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sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro.

La sanzione scatta per il solo fatto oggettivo del possesso dell’arma da parte del minore, anche se la lama non è stata usata e anche in assenza di comportamenti violenti.

In parallelo con questa nuova sanzione, che è amministrativa, il Decreto Sicurezza inasprisce le norme penali sul porto di armi bianche. Adesso è prevista (ovviamente per chi ha commesso il reato, non per i genitori) la reclusione da 6 mesi a 3 anni per chi porta fuori casa lame affilate o appuntite superiori a 8 cm senza giustificato motivo, e la stessa pena si applica per coltelli a scatto, a farfalla, camuffati o con lama pieghevole superiore a 5 cm dotata di blocco o apertura facilitata.

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Sono inoltre previste sanzioni accessorie disposte dal prefetto, come la sospensione della patente, del porto d’armi, del passaporto e – per gli stranieri – del permesso di soggiorno.

Responsabilità dei genitori: cosa cambia davvero

Si tratta di un vero e proprio cambio di paradigma della responsabilità genitoriale per gli illeciti dei figli minori, perché prima la responsabilità si basava sull’articolo 2048 del Codice civile, con la possibilità di provare di non aver potuto impedire il fatto. E la responsabilità penale si applicava solo in caso di colpa grave o diretta.

Ora, invece, la nuova sanzione amministrativa è automatica, senza necessità di accertamento di colpa, omessa vigilanza o cattiva educazione. Basta solo il legame di filiazione e il fatto illecito: se il minore è trovato dalla Polizia in giro con un coltello (o un altro tipo di arma vietata), la multa ai genitori scatta direttamente.

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Insomma, fino a ieri, un genitore poteva evitare responsabilità dimostrando, ai sensi dell’art. 2048 c.c., di aver impartito una buona educazione o di non aver potuto impedire l’evento (la cosiddetta culpa in vigilando o in educando). Con la nuova norma, questo scudo cade.

Così, in pratica, la famiglia è chiamata a rispondere economicamente per il comportamento irresponsabile e potenzialmente pericoloso del figlio minore, anche se girava solo col coltello in tasca e non lo ha usato contro nessuno.

Insomma, se il minore viene trovato con un coltello, la famiglia paga la multa, anche se la lama non viene utilizzata. Non serve dimostrare che mamma o papà abbiano consegnato l’arma, o non abbiano vigilato adeguatamente, o abbiano trascurato consapevolmente l’educazione del figlio. Adesso è sufficiente che il ragazzo abbia violato il divieto e abbia portato un’arma in giro (ora anche i coltelli sono considerati armi, tant’è che il Decreto Sicurezza ha elevato il loro porto da contravvenzione a delitto, sicché a carico del trasgressore

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è previsto il carcere).

Questa novità trasforma la responsabilità genitoriale da una questione civilistica (risarcimento danni) e penale specifica (per dolo o colpa grave) a un controllo amministrativo preventivo.

L’obiettivo dichiarato dal Governo (la misura è stata presentata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e sostenuta dal vicepremier Matteo Salvini) è arginare il fenomeno delle baby gang e della violenza giovanile, con particolare riferimento ai “maranza”, e così colpendo le famiglie sul portafoglio per spingerle a vigilare meglio sui comportamenti dei figli.

Prevenzione rafforzata e ammonimento del questore

Il decreto estende anche l’uso dell’ammonimento del questore

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ai reati violenti commessi con armi o strumenti vietati. Se il minore, già ammonito, commette un reato analogo, la sanzione economica ricade nuovamente sui genitori o su chi ne fa le veci.

La logica è chiaramente preventiva: intervenire prima che il comportamento degeneri in reati più gravi.

Divieto di vendita ai minori e controlli online

Il nuovo Decreto Sicurezza vieta in modo espresso la vendita di coltelli e strumenti da punta o da taglio ai minorenni, anche tramite e-commerce e piattaforme digitali.

Le sanzioni per i venditori vanno da 500 a 3.000 euro, arrivano fino a 12.000 euro in caso di reiterazione, e con possibile revoca della licenza commerciale.

È istituito un

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registro elettronico delle vendite, con obbligo di aggiornamento quotidiano. La vigilanza sugli acquisti online è affidata all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che vede così ampliate le proprie competenze.

Una responsabilità che pesa in modo diseguale

Bisogna dire che la sanzione amministrativa, uguale per tutti, incide in modo molto diverso a seconda del reddito familiare. Per una famiglia monoreddito o operaia, 500 euro possono rappresentare una somma rilevantissima (equivalente, ad esempio, alla metà dello stipendio di un lavoratore a basso reddito); per nuclei più abbienti, l’effetto deterrente rischia di essere minore.

Questo è uno degli aspetti più controversi del Decreto Sicurezza, che sposta l’asse della responsabilità

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dal giudizio sulla condotta educativa al controllo economico.

Il confronto con gli altri Paesi

Con queste nuove norme restrittive e sanzionatorie l’Italia si inserisce in un trend già avviato all’estero: la Francia già prevede multe fino a 750 euro ai genitori per omessa vigilanza, in Germania si può arrivare fino a 10.000 euro per mancata custodia e nel Regno Unito si applicano sanzioni penali e multe superiori alle 1.000 sterline.

Il decreto italiano si inserisce, quindi, in un trend europeo che va sempre più verso la responsabilizzazione dei genitori per gli illeciti dei figli ma con una peculiarità: l’introduzione di una sanzione amministrativa automatica, che, come abbiamo detto, è svincolata da ogni valutazione sulla colpa dei genitori nella vigilanza e nell’educazione.

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