Decreto Sicurezza: multa ai genitori se il figlio minorenne è armato

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Autore: Angelo Greco

08 febbraio 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Sanzioni fino a mille euro per i genitori di minori che usano armi o coltelli: addio alla prova dell’educazione perfetta per evitare la multa.

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Il Governo Meloni ha introdotto una stretta senza precedenti sulla responsabilità dei genitori per le condotte violente dei figli minorenni. Con il nuovo Decreto Sicurezza Bis, la possibilità di difendersi in sede amministrativa dimostrando di aver impartito una corretta educazione viene meno di fronte a episodi specifici. Se un minore viene sorpreso a commettere un reato utilizzando coltelli, armi o oggetti atti a offendere, i genitori subiscono una sanzione economica automatica.

Questa norma segna un passaggio decisivo: la colpa dei padri e delle madri non è più oggetto di discussione o di prove liberatorie difficili da fornire, ma diventa una responsabilità oggettiva sanzionata dal

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Prefetto.

La regola generale che emerge è che chi esercita la responsabilità genitoriale risponde sempre del possesso di armi da parte dei figli, indipendentemente dal controllo esercitato in concreto. L’obiettivo è responsabilizzare le famiglie attraverso colpi diretti al patrimonio in caso di atti violenti.

Le vecchie regole sulla responsabilità penale e civile dei figli

Fino a oggi, il sistema giuridico prevedeva una distinzione netta basata sull’età del ragazzo. Se un giovane con almeno 14 anni commette un

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reato, ne risponde personalmente soltanto lui davanti alla legge. Nel caso di un minore di 14 anni, invece, non ne risponde nessuno a livello punitivo perché il soggetto non è considerato imputabile. In questa fascia d’età, i genitori rischiavano solo in via eccezionale, qualora si fosse dimostrato che avrebbero potuto evitare l’evento essendo presenti sul posto.

Per quanto riguarda il risarcimento dei danni alla vittima, l’obbligo di pagare ricadeva sempre sulla famiglia, sia per i quattordicenni che per i più piccoli. Tuttavia, i genitori potevano difendersi in tribunale provando di aver impartito un’educazione perfetta al figlio. Una volta compiuti i 18 anni, ogni responsabilità economica per l’illecito passava definitivamente in capo al figlio autore del fatto.

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Sanzioni fino a mille euro per l’uso di armi e oggetti pericolosi

Il quadro cambia radicalmente con le nuove disposizioni. La legge introduce una multa amministrativa che va da 200 a mille euro. Questa sanzione colpisce i genitori se il figlio minorenne commette illeciti utilizzando strumenti pericolosi. La lista degli oggetti che attivano la punizione include:

  • coltelli di ogni genere;

  • armi da fuoco o ad aria compressa;

  • altri oggetti che possono fare male o offendere la persona.

A differenza del passato, la sanzione non viene decisa da un giudice dopo una lunga causa, ma è applicata direttamente dal Prefetto. Ad esempio, se un ragazzo di tredici anni viene fermato mentre usa un coltello per minacciare un coetaneo, il genitore riceverà a casa un verbale con la sanzione economica, senza che la sua assenza dal luogo del fatto possa scagionarlo dalla violazione amministrativa.

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La fine della difesa basata sulla buona educazione del minore

Il punto di rottura più significativo riguarda la possibilità di difesa per il nucleo familiare. In precedenza, dimostrare di essere stati genitori attenti e presenti poteva, seppur con difficoltà, salvare il portafoglio di mamma e papà. Da questo momento in poi, tale giustificazione non ha più alcun valore legale per evitare la sanzione amministrativa.

Non è più consentito sostenere di aver fornito un’educazione perfetta al figlio per sfuggire al pagamento della multa. Il semplice fatto che il minore abbia commesso un reato con un’arma rende i genitori soggetti alla punizione.

La norma trasforma il dovere educativo in un obbligo di sorveglianza assoluto. Si passa, dunque, da un sistema che valutava il comportamento dei genitori a uno che li punisce per il solo fatto di essere tali, eliminando ogni spazio di manovra legale per contestare l’addebito del Prefetto basandosi sulla condotta passata del ragazzo.

Per altre considerazioni sulla portata di queste nuove disposizioni, leggi l’articolo “Decreto Sicurezza: ora se tuo figlio esce con un coltello la multa la paghi tu“.

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