Figli violenti e armati: i genitori pagano sempre la multa

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Autore: Angelo Greco

07 febbraio 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Il nuovo decreto sicurezza bis introduce sanzioni automatiche per le famiglie se i minori utilizzano armi o oggetti atti a offendere.

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L’aria in Italia è cambiata drasticamente per le famiglie che non riescono a tenere a freno l’esuberanza, spesso violenta, dei propri figli. Il Governo ha deciso di stringere le maglie della responsabilità genitoriale con una mossa che scuote le fondamenta del nostro sistema educativo e giuridico. Fino a ieri, il genitore poteva sperare di cavarsela dimostrando di aver impartito una educazione impeccabile, ma con il recente Decreto Sicurezza bis, la musica è diversa. Non importa quanto siate stati presenti o quante regole abbiate cercato di trasmettere: se vostro figlio viene sorpreso con un coltello o un oggetto pericoloso, la

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multa è praticamente automatica. Si passa da una valutazione del comportamento del singolo a una sorta di responsabilità oggettiva del nucleo familiare, dove la sanzione pecuniaria diventa lo strumento per colpire l’inefficienza educativa. Si tratta di una svolta che non lascia spazio a scuse e che trasforma ogni atto aggressivo del minore in un peso economico diretto per il portafoglio di mamma e papà, eliminando ogni paracadute difensivo basato sulla buona fede.

Chi paga se un figlio minorenne commette un illecito

Fino a questo momento, il sistema legale italiano prevedeva una distinzione netta basata sull’età e sulla natura del fatto. Se un giovane con almeno

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quattordici anni commetteva un fatto grave, ne rispondeva personalmente in sede di giustizia, mentre per chi aveva meno di quattordici anni non scattava alcuna sanzione personale poiché considerato non imputabile. La novità odierna travolge questo schema focalizzandosi sulle armi e sugli oggetti atti a offendere. Prima, il genitore poteva evitare di risarcire la vittima se riusciva a fornire la prova, difficilissima ma possibile, di aver educato perfettamente il giovane. Ad esempio, se un ragazzo feriva qualcuno con un sasso, il padre poteva tentare di dimostrare che si era trattato di un evento imprevedibile e non legato a carenze educative. Oggi, invece, il pagamento
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della sanzione non ammette più queste giustificazioni teoriche quando entrano in gioco strumenti pericolosi.

Cosa prevede il nuovo decreto sicurezza bis per le famiglie

Il provvedimento normativo appena varato dal Governo introduce una sanzione di natura amministrativa che colpisce direttamente i responsabili del minore. La regola generale che emerge è che i genitori sono puniti con una multa che oscilla da un minimo di 200 a un massimo di mille euro. Questa sanzione scatta ogni volta che il figlio minorenne viene coinvolto in episodi che riguardano l’uso di coltelli, armi o qualsiasi altro oggetto in grado di fare male a terzi. La procedura è rapida e bypassa le lungaggini dei tribunali civili: è infatti il

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Prefetto ad applicare direttamente la sanzione. Non si tratta più solo di risarcire il danno alla vittima, ma di pagare una somma allo Stato come punizione per la condotta del figlio.

Perché i genitori non possono più difendersi in tribunale

La vera rivoluzione di questa norma risiede nell’impossibilità di difendersi provando la propria innocenza educativa. In passato, la giurisprudenza permetteva di evitare il salasso economico se si documentava una vigilanza costante e un percorso di crescita sano. Adesso, questa possibilità scompare di fronte all’uso di strumenti atti a offendere. Il genitore diventa un bersaglio certo della sanzione amministrativa. Se un adolescente porta a scuola un coltellino e viene fermato dalle autorità, il Prefetto emetterà il verbale contro i genitori senza che questi possano obiettare di aver sempre proibito tali comportamenti. La

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responsabilità dei genitori diventa quindi un automatismo: se il minore sbaglia con un’arma, la famiglia subisce la conseguenza economica indipendentemente dai propri sforzi pedagogici.

Quali sono le conseguenze economiche e legali per i genitori

Oltre alla multa applicata dal Prefetto, resta fermo l’obbligo di risarcire il danno alla vittima. Questo significa che i genitori potrebbero trovarsi a pagare due volte: da un lato la sanzione pecuniaria allo Stato e dall’altro l’indennizzo a chi ha subito l’aggressione o la minaccia. Una volta che il giovane compie diciotto anni, la responsabilità per eventuali risarcimenti futuri ricade interamente su di lui, ma per tutto il periodo della minor età, i genitori restano gli unici referenti economici. Gli estremi della nuova disciplina rendono chiaro che il controllo sui figli deve essere totale. Ad esempio, non basta più dire “non sapevo che avesse un coltello nello zaino”; la legge ora presume che il genitore debba saperlo e sanziona la sua mancanza di controllo con estrema severità.

Approfondimenti

Per saperne di più sulle nuove norme e sulle loro implicazioni per la responsabilità genitoriale, leggi la nostra news “Decreto Sicurezza: ora se tuo figlio esce con un coltello la multa la paghi tu“.

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