Come funziona la nuova rottamazione delle cartelle 2026?

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Autore: Angelo Greco

21 febbraio 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Guida alla rottamazione quinquies: debiti ammessi, scadenze per la domanda, rateizzazione in nove anni e nuove strette per i morosi.

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Il sistema della riscossione tributaria in Italia attraversa una fase di profondo cambiamento. La nuova manovra economica introduce uno strumento atteso da molti contribuenti che si trovano in difficoltà con i debiti esattoriali. La domanda che circola con maggiore insistenza tra i cittadini e le imprese riguarda proprio i dettagli operativi di questa misura: come funziona la nuova rottamazione delle cartelle 2026? Si tratta di una quinta edizione della definizione agevolata che presenta caratteristiche molto diverse rispetto al passato. Lo Stato ha deciso di restringere il campo d’azione, limitando la possibilità di sanare le pendenze solo ad alcune tipologie di debito molto specifiche. Non è più una sanatoria universale, ma un intervento mirato che richiede una analisi attenta della propria situazione debitoria prima di procedere con l’istanza. Chi decide di aderire deve sapere che le regole sono diventate più rigide, specialmente per quanto riguarda il rispetto dei pagamenti futuri, ma in cambio ottiene una dilazione del debito eccezionalmente lunga, che permette di spalmare il carico fiscale su un arco temporale che sfiora il decennio.

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Quali sono i debiti che posso rottamare nel 2026?

La rottamazione quinquies non accoglie ogni tipo di pendenza fiscale. La legge stabilisce un perimetro molto stretto sia per quanto riguarda il tempo che per la natura del debito. Possono entrare nella procedura solo le somme che sono state affidate all’agente della riscossione entro la data del 31 dicembre 2023. Oltre a questo paletto temporale, il legislatore ha individuato tre categorie principali di carichi ammissibili. Il primo gruppo comprende i debiti che derivano dai controlli automatizzati delle dichiarazioni dei redditi e dell’Iva (L. Bilancio 2026). In questa categoria rientrano anche le pendenze legate alle dichiarazioni dei sostituti d’imposta. Il secondo gruppo riguarda i contributi Inps che il datore di lavoro o il lavoratore autonomo non hanno versato. Attenzione però: questi contributi sono sanabili solo se non derivano da accertamenti formali già conclusi. Infine, è possibile inserire nella domanda le multe stradali, a patto che siano state elevate da amministrazioni statali.

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L’agevolazione consiste in un risparmio economico notevole. Il contribuente deve pagare solo la “sorte capitale”, ovvero l’importo originario del debito, insieme alle spese per la notifica della cartella e alle eventuali spese per le procedure esecutive già avviate. Tutto il resto viene azzerato. Non si pagano quindi gli interessi di mora, le sanzioni e l’aggio della riscossione. Nel caso specifico delle multe stradali, l’effetto della sanatoria è l’annullamento di tutte le maggiorazioni e degli interessi che solitamente fanno lievitare l’importo della sanzione nel tempo. Il cittadino paga dunque solo la multa originaria, ottenendo un beneficio immediato sulla liquidità.

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Come funziona il piano di rateizzazione in nove anni?

Una delle novità più eclatanti di questa edizione è la durata della dilazione. Per la prima volta, il debito può essere pagato in un massimo di 54 rate bimestrali. Questo significa che il piano di rientro può durare complessivamente nove anni, offrendo un respiro finanziario molto ampio a chi ha accumulato carichi pesanti. A differenza delle precedenti rottamazioni, dove le prime rate erano molto alte, in questa versione tutte le rate hanno lo stesso importo. Questa scelta semplifica la gestione del bilancio familiare o aziendale, poiché la rata resta costante per tutto il periodo. Bisogna però considerare che sulle rate successive alla prima lo Stato applica un interesse del 3% annuo.

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Il calendario dei pagamenti è già fissato in modo rigido:

  • le prime tre rate devono essere versate entro il 31 luglio, il 30 settembre e il 30 novembre 2026;

  • a partire dal 2027, le rate dalla quarta alla cinquantunesima scadono ogni due mesi (31 gennaio, 31 marzo, 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre);

  • l’ultima tranche di pagamenti, che comprende le rate dalla cinquantadue alla cinquantaquattro, è prevista per l’inizio del 2035, con scadenze a gennaio, marzo e maggio.

Il contribuente deve presentare la domanda esclusivamente in via telematica entro il 30 aprile 2026. Entro il 30 giugno dello stesso anno, l’Agenzia delle Entrate Riscossione (Ader) invierà il prospetto completo con il calcolo delle rate e i bollettini per il pagamento. È importante notare che per questa sanatoria non è consentito l’uso dei crediti d’imposta per pagare le rate tramite il modello F24.

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Quali sono gli effetti immediati della domanda di rottamazione?

Inviare l’istanza di adesione produce effetti legali istantanei che tutelano il debitore. Dal momento in cui il sistema riceve la richiesta, si sospendono i termini di prescrizione e di decadenza dei debiti inseriti nella domanda. Inoltre, se il contribuente ha già in corso una precedente rateizzazione ordinaria, i pagamenti di quelle rate sono sospesi fino al 31 luglio 2026. Questo permette di concentrare le risorse economiche sulla preparazione del primo versamento della nuova rottamazione. Un altro vantaggio fondamentale riguarda lo stato di “morosità”. Chi aderisce alla quinquies non è più considerato un debitore moroso ai fini dei controlli che la Pubblica Amministrazione effettua prima di erogare pagamenti o rimborsi (art. 48-bis e 28-ter, d.p.r. 602/1973).

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Sul fronte delle azioni esecutive, la protezione è totale:

  • l’agente della riscossione non può avviare nuovi pignoramenti o procedure cautelari come i fermi amministrativi dei veicoli o le ipoteche sugli immobili;

  • le procedure esecutive che sono già iniziate vengono sospese, a meno che non sia già stato effettuato il primo incanto con esito positivo per la vendita del bene;

  • il debitore recupera il diritto al rilascio del Documento unico di regolarità contributiva (Durc), fattore essenziale per chi lavora con gli enti pubblici o nel settore dell’edilizia.

Tuttavia, bisogna prestare attenzione alla data del 31 luglio 2026. In quel giorno, tutte le vecchie rateizzazioni che riguardano i debiti inseriti nella rottamazione decadono automaticamente per legge. Da quel momento in poi, non sarà più possibile chiedere nuove dilazioni ordinarie per quegli stessi debiti. Il pagamento della prima rata della quinquies servirà a cancellare definitivamente le procedure esecutive che erano rimaste in sospeso.

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Quando si rischia di perdere definitivamente il beneficio?

La rigidità di questa sanatoria si manifesta nelle regole sulla decadenza. Lo Stato offre nove anni per pagare, ma in cambio pretende una puntualità assoluta. Non esiste infatti alcuna soglia di tolleranza per il ritardo: anche un solo giorno di ritardo nel versamento comporta la perdita totale dei benefici. Se il contribuente decade, gli sconti su sanzioni e interessi vengono annullati e l’intero debito residuo diventa immediatamente esigibile. In quel caso, i pagamenti già effettuati vengono considerati come acconti sul totale del debito originario.

Le condizioni che determinano la fine dell’agevolazione sono tre e operano in modo alternativo:

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  • il mancato pagamento dell’unica rata (se si è scelto di pagare in un’unica soluzione);

  • il mancato pagamento di due rate, anche se queste non sono consecutive tra loro;

  • il mancato pagamento dell’ultima rata del piano.

Rispetto alle edizioni passate, il legislatore ha eliminato i famosi “cinque giorni di tolleranza”. Questo significa che la data di scadenza stampata sul bollettino deve essere rispettata al millesimo. In caso di contenziosi legali ancora aperti per i debiti oggetto di rottamazione, la legge stabilisce che la procedura si considera perfezionata, ai soli fini della sospensione del processo, solo quando viene versata la prima rata del piano.

Chi può essere ripescato dalle vecchie rottamazioni?

Un punto di grande interesse riguarda chi non è riuscito a completare i pagamenti delle edizioni precedenti, come la rottamazione quater. La nuova legge permette un parziale recupero di questi soggetti, ma con paletti molto chiari. Chi è decaduto dalle vecchie definizioni agevolate può presentare la domanda per la versione quinquies, ma può inserire nell’istanza solo i debiti che rispettano i criteri della nuova norma (controlli automatizzati, Inps e multe statali affidati entro il 31 dicembre 2023). Non è dunque una riapertura generale per tutti i debiti vecchi, ma un ripescaggio selettivo.

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Per i contribuenti che stavano seguendo il piano della rottamazione quater, la possibilità di passare alla nuova versione è limitata a coloro che risulteranno decaduti entro la data del 30 settembre 2026. Anche per loro vale la regola della compatibilità oggettiva: se il debito della “quater” non rientra tra quelli ammessi dalla “quinquies”, non ci sarà modo di sanarlo con lo sconto. Questa norma serve a dare una seconda possibilità a chi ha avuto difficoltà finanziarie recenti, cercando di riportare nel sistema della riscossione somme che altrimenti resterebbero difficili da recuperare per lo Stato.

Quali sono i nuovi limiti per la compensazione dei crediti?

La manovra economica non si limita a offrire sconti, ma introduce anche misure di contrasto alla morosità che colpiscono chi non paga i propri debiti con il fisco. Una modifica importante riguarda la possibilità di compensare i propri crediti d’imposta con i debiti nel modello F24. Fino a poco tempo fa, il divieto di compensazione scattava quando il debito scaduto verso l’agente della riscossione superava i 100.000 euro. Con la

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Legge di Bilancio 2026, questa soglia viene dimezzata e portata a 50.000 euro (art. 1, comma 116).

Se un contribuente ha ruoli scaduti per un importo superiore a questa cifra, non può più usare i propri crediti d’imposta per pagare altre tasse. Questa stretta mira a forzare i debitori a regolarizzare la propria posizione prima di poter beneficiare dei bonus fiscali maturati. In parallelo, l’agente della riscossione ottiene nuovi strumenti informatici per monitorare la capacità economica dei debitori. Ader potrà infatti accedere ai dati della fatturazione elettronica dei soggetti iscritti a ruolo, analizzando gli ultimi sei mesi di attività (art. 1, commi 117 e 118). Questa trasparenza permette al fisco di conoscere in tempo reale chi sono i clienti del debitore e quali somme sta per incassare, facilitando eventuali pignoramenti presso terzi se il contribuente non aderisce alla rottamazione o non rispetta il piano delle rate.

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Come cambiano i controlli sui pagamenti della Pubblica Amministrazione?

L’ultima grande novità della manovra colpisce direttamente i professionisti e i lavoratori autonomi che collaborano con gli enti pubblici. La legge introduce un controllo preventivo molto severo che entrerà in vigore il 15 giugno 2026 (art. 1, comma 725 L. Bilancio 2026). Ogni volta che un ente pubblico deve effettuare un pagamento a favore di un titolare di reddito di lavoro autonomo, deve verificare se quest’ultimo è moroso verso l’agente della riscossione. Questa verifica è obbligatoria per qualsiasi importo, anche minimo. Non esiste più una soglia di esenzione, e il controllo si applica persino agli onorari per il gratuito patrocinio.

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Se il sistema informativo di Ader segnala che il professionista ha un debito non pagato, scatta una procedura automatica di recupero:

  • l’ente pubblico non versa la somma al professionista;

  • l’ente paga direttamente all’agente della riscossione l’importo dovuto, fino a coprire il debito fiscale del lavoratore;

  • il professionista riceve solo l’eventuale parte eccedente il suo debito con il fisco;

  • l’efficacia di questa norma costringe chi lavora con lo Stato o con gli enti locali a mantenere una regolarità fiscale assoluta o ad aderire prontamente alla rottamazione per sospendere lo stato di morosità.

Questa misura chiude il cerchio della riforma: da un lato lo Stato offre una via d’uscita agevolata con rate lunghissime per chi vuole mettersi in regola, dall’altro rende quasi impossibile sfuggire al pagamento del debito per chi continua a lavorare con la macchina pubblica. La rottamazione quinquies diventa quindi non solo un’opportunità di risparmio, ma una scelta obbligata per chi vuole continuare a operare nel mercato dei servizi pubblici senza subire il blocco dei propri compensi.

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