Disabili: il trasferimento non basta, nullo il licenziamento
Il datore di lavoro deve garantire accomodamenti ragionevoli: lo spostamento geografico senza analisi medica è discriminatorio e illegittimo.
Se l’impresa non dimostra uno sforzo diligente per adattare il lavoro alle limitazioni del dipendente, il recesso è nullo. Questa regola bilancia il potere organizzativo del datore con il dovere di
Indice
Il caso del trasferimento senza consultazione medica
La vicenda riguarda una dipendente di banca con disabilità certificata e precise limitazioni lavorative. A causa delle difficoltà ambientali e dei carichi di lavoro, l’istituto di credito ha disposto il trasferimento d’ufficio della donna presso un’altra sede vicina. La banca ha considerato questa misura sufficiente a rispettare la legge. Tuttavia, lo spostamento è avvenuto senza un’istruttoria sulle condizioni della nuova postazione e senza consultare la lavoratrice. Quando la dipendente non è riuscita a svolgere i suoi compiti nella nuova sede, la banca ha intimato il
Cosa prevede l’obbligo di accomodamento ragionevole
L’ordinamento richiede che il datore adotti misure idonee a garantire la parità di trattamento (art. 5 direttiva UE 2000/78). La nozione di accomodamento ragionevole è molto ampia e non si limita ai cambiamenti logistici. Secondo la giurisprudenza europea (Corte di giustizia UE 38/2024), tra le soluzioni possibili rientrano:
la riduzione dell’orario di lavoro;
la riassegnazione a un altro posto di lavoro o ufficio;
Annuncio pubblicitariol’adattamento della postazione con strumenti tecnologici specifici;
la revisione dei carichi di lavoro e dei ritmi produttivi.
Se un dipendente non può stare in piedi per molte ore, il datore non può limitarsi a spostarlo in un altro negozio, ma deve fornirgli una postazione seduta o cambiare le sue mansioni quotidiane.
Ricollocazione e passaggio a mansioni inferiori
Se la disabilità impedisce di svolgere il ruolo abituale, l’azienda deve cercare ogni posizione compatibile con la salute del lavoratore. La Cassazione ha chiarito che il datore deve verificare la disponibilità di ruoli equivalenti o, in mancanza, anche di mansioni inferiori (Cass. civ. 24997/2025). Questo dovere di riposizionamento serve a salvare il posto di lavoro. Il licenziamento diventa l’ultima opzione possibile solo quando ogni altro tentativo organizzativo risulta impraticabile. Il datore deve agire secondo i principi di
I limiti della ragionevolezza per le imprese
L’obbligo di adattamento non è infinito: la legge parla di “ragionevolezza”. Questo significa che le misure non devono imporre oneri finanziari sproporzionati all’azienda. Per valutare questo limite si guarda alle dimensioni e alle risorse dell’impresa (App. Venezia 489/2025).
Ad esempio, una grande banca ha capacità di manovra diverse rispetto a un piccolo ufficio con due dipendenti. In tribunale, il datore deve dimostrare di aver compiuto uno sforzo reale e diligente. Deve provare che non esistevano soluzioni alternative o che quelle possibili avrebbero messo a rischio la stabilità finanziaria dell’attività. Senza questa prova, basata su fatti concreti e non su ipotesi astratte, il licenziamento resta discriminatorio.