Gli incubi dopo un incidente danno diritto al risarcimento

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Autore: Angelo Greco

13 marzo 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it
Scopri quando il disturbo post-traumatico e gli incubi dopo un sinistro diventano danno biologico risarcibile secondo il Tribunale di Cagliari.
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Chi subisce un incidente stradale non riporta solo lesioni fisiche, ma può manifestare conseguenze profonde sulla salute mentale. La giurisprudenza riconosce che il disturbo post-traumatico da stress e i conseguenti incubi notturni, se accertati da specialisti, costituiscono una voce autonoma di danno biologico psichico. Lo stato di ansia e il trauma emotivo non sono semplici disagi, ma componenti che aumentano la percentuale di invalidità permanente. La regola stabilisce che il risarcimento scatta quando queste patologie risultano riconducibili al sinistro e sono dichiarate stabilizzate. Non basta il racconto del danneggiato: occorre un supporto documentale e una valutazione clinica che confermi il nesso tra l’incidente e il disturbo del sonno. Il diritto al ristoro economico copre quindi sia il dolore fisico che il trauma psichico permanente.

Il valore legale degli incubi e dello stress post-traumatico

Quando un individuo rimane vittima di un investimento o di uno scontro, l’impatto emotivo può generare un’invalidità che persiste anche dopo la guarigione delle ossa. Il Tribunale di Cagliari (sent. n. 480/2026, sez. Civile) ha chiarito che il disturbo post-traumatico da stress (Ptsd) e il correlato disturbo del sonno devono essere considerati come parte integrante del danno biologico. Nel caso specifico, un uomo di sessant’anni è stato travolto da un fuoristrada e, oltre alle fratture, ha iniziato a soffrire di frequenti incubi e risvegli notturni. I medici legali e gli psichiatri hanno stabilito che questo malessere non è passeggero. Se la patologia risulta stabilizzata e non può migliorare sensibilmente nel tempo, essa determina una quota specifica dell’

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invalidità permanente. Ad esempio, su un totale di invalidità riconosciuta pari al 15 per cento, la sola componente psichica può incidere per circa la metà del valore complessivo. Questo accade perché il trauma deriva da un doppio titolo: le sofferenze fisiche dirette e lo shock emotivo che l’evento ha provocato nella mente della vittima.

Il calcolo del risarcimento e l’uso delle Tabelle di Milano

Per quantificare quanto spetta al danneggiato, i giudici utilizzano parametri oggettivi per evitare decisioni arbitrarie. La liquidazione delle somme avviene secondo le Tabelle di Milano, che assegnano un valore monetario a ogni punto percentuale di invalidità in base all’età del soggetto. Il risarcimento per il

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danno psichico non è automatico ma richiede che il medico legale e lo psichiatra, durante la consulenza tecnica d’ufficio (Ctu), verifichino alcuni requisiti precisi:

  • la riconducibilità causale tra l’incidente e il disturbo del sonno;

  • la presenza di prove documentali, come prescrizioni di farmaci o certificati di visite specialistiche;

  • la natura permanente dei sintomi, che devono persistere dopo la fase acuta del trauma;

  • l’assenza di altri fattori esterni che potrebbero aver causato lo stress.

Se questi elementi sussistono, il giudice somma la componente psichica a quella fisica per determinare la somma finale. Nel caso esaminato dal Tribunale sardo, l’uomo ha ottenuto oltre 43 mila euro totali per le lesioni subite, cifra che comprende il ristoro per la compromissione della sua serenità notturna e della qualità della vita.

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La responsabilità condivisa tra conducente e pedone

Il diritto al risarcimento può subire una riduzione se il danneggiato ha tenuto un comportamento imprudente. La legge prevede infatti il concorso di colpa (art. 2059 cod. civ.) quando la condotta della vittima contribuisce al verificarsi dell’evento. Se un pedone si muove in un’area destinata al transito dei veicoli, come una stazione di servizio, deve adottare cautele particolari. Allo stesso modo, il conducente di un mezzo deve verificare che il percorso sia libero prima di riprendere la marcia. Se entrambi mancano di prudenza, la responsabilità viene divisa a metà. In termini pratici, se il danno totale ammonta a 43 mila euro ma viene accertata una pari responsabilità, la somma che l’assicurazione deve versare viene dimezzata. Da questo importo vanno poi sottratti eventuali acconti già pagati in via stragiudiziale. Questo principio dimostra che, nonostante la gravità del danno psichico e degli incubi sofferti, la valutazione del risarcimento finale dipende sempre dalla dinamica dei fatti e dal rispetto delle norme sulla sicurezza stradale da parte di tutti i soggetti coinvolti.

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