Gli incubi dopo un incidente danno diritto al risarcimento
Scopri quando il disturbo post-traumatico e gli incubi dopo un sinistro diventano danno biologico risarcibile secondo il Tribunale di Cagliari.
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Il valore legale degli incubi e dello stress post-traumatico
Quando un individuo rimane vittima di un investimento o di uno scontro, l’impatto emotivo può generare un’invalidità che persiste anche dopo la guarigione delle ossa. Il Tribunale di Cagliari (sent. n. 480/2026, sez. Civile) ha chiarito che il disturbo post-traumatico da stress (Ptsd) e il correlato disturbo del sonno devono essere considerati come parte integrante del danno biologico. Nel caso specifico, un uomo di sessant’anni è stato travolto da un fuoristrada e, oltre alle fratture, ha iniziato a soffrire di frequenti incubi e risvegli notturni. I medici legali e gli psichiatri hanno stabilito che questo malessere non è passeggero. Se la patologia risulta stabilizzata e non può migliorare sensibilmente nel tempo, essa determina una quota specifica dell’
Il calcolo del risarcimento e l’uso delle Tabelle di Milano
Per quantificare quanto spetta al danneggiato, i giudici utilizzano parametri oggettivi per evitare decisioni arbitrarie. La liquidazione delle somme avviene secondo le Tabelle di Milano, che assegnano un valore monetario a ogni punto percentuale di invalidità in base all’età del soggetto. Il risarcimento per il
la riconducibilità causale tra l’incidente e il disturbo del sonno;
la presenza di prove documentali, come prescrizioni di farmaci o certificati di visite specialistiche;
la natura permanente dei sintomi, che devono persistere dopo la fase acuta del trauma;
l’assenza di altri fattori esterni che potrebbero aver causato lo stress.
Se questi elementi sussistono, il giudice somma la componente psichica a quella fisica per determinare la somma finale. Nel caso esaminato dal Tribunale sardo, l’uomo ha ottenuto oltre 43 mila euro totali per le lesioni subite, cifra che comprende il ristoro per la compromissione della sua serenità notturna e della qualità della vita.
La responsabilità condivisa tra conducente e pedone
Il diritto al risarcimento può subire una riduzione se il danneggiato ha tenuto un comportamento imprudente. La legge prevede infatti il concorso di colpa (art. 2059 cod. civ.) quando la condotta della vittima contribuisce al verificarsi dell’evento. Se un pedone si muove in un’area destinata al transito dei veicoli, come una stazione di servizio, deve adottare cautele particolari. Allo stesso modo, il conducente di un mezzo deve verificare che il percorso sia libero prima di riprendere la marcia. Se entrambi mancano di prudenza, la responsabilità viene divisa a metà. In termini pratici, se il danno totale ammonta a 43 mila euro ma viene accertata una pari responsabilità, la somma che l’assicurazione deve versare viene dimezzata. Da questo importo vanno poi sottratti eventuali acconti già pagati in via stragiudiziale. Questo principio dimostra che, nonostante la gravità del danno psichico e degli incubi sofferti, la valutazione del risarcimento finale dipende sempre dalla dinamica dei fatti e dal rispetto delle norme sulla sicurezza stradale da parte di tutti i soggetti coinvolti.