Quando viene pagato il TFS ai dipendenti pubblici?
La Corte costituzionale torna sui tempi di pagamento del TFS dei dipendenti pubblici: riconosciute le criticità del sistema di liquidazione differita e rateizzata, ma la decisione finale è rinviata al 2027 per consentire al legislatore di riformare la disciplina.
Molti lavoratori statali e degli enti locali che aspettano di ricevere la loro liquidazione si chiedono con ansia: quando viene pagato il TFS ai dipendenti pubblici?
Di recente ci sono state importanti novità. Il sistema che prevede il pagamento differito e rateizzato del Trattamento di Fine Servizio (TFS) dei dipendenti pubblici – costringendoli ad attese che nei casi peggiori arrivano a tre anni – ha sollevato dubbi di costituzionalità. Con l’ordinanza n. 25 del 5 marzo 2026 la
Così il lungo braccio di ferro tra lo Stato e i suoi ex dipendenti sulla tempestività del pagamento del TFS ha segnato un nuovo, e probabilmente decisivo, capitolo. La Consulta ha scelto, per ora, la via della prudenza, evitando un “terremoto” immediato nei conti pubblici ma ha fissato una scadenza precisa e invalicabile invalicabile per il legislatore.
Vediamo tutte le implicazioni e le conseguenze per capire cosa cambia e quando arriva il TFS in questo periodo intermedio, che precede la prossima riforma.
Indice
L’intervento della Corte costituzionale sul TFS
Con ordinanza n. 25 depositata il 5 marzo 2026
La questione nasce da alcuni ricorsi promossi da dipendenti pubblici collocati in pensione che chiedevano il pagamento immediato della liquidazione, senza le dilazioni previste dalla legge.
I giudici amministrativi – TAR Marche, TAR Lazio e TAR Friuli-Venezia Giulia – hanno quindi sollevato una questione di legittimità costituzionale delle norme che disciplinano i tempi di pagamento del TFS.
La Consulta ha però scelto una strada particolare:
non ha dichiarato subito illegittime le norme ma ha rinviato la decisione al 14 gennaio 2027
I profili di incostituzionalità della normativa attuale
La Consulta, nell’ordinanza n. 25/2026 che ti riportiamo nel testo integrale al termine di questo articolo, ha ribadito con chiarezza (aderendo alla prospettazione dei TAR che hanno sollevato la questione di incostituzionalità) che il sistema attuale di differimento e rateizzazione del TFS viola l’articolo 36 della Costituzione.
Il principio è chiaro: la giusta retribuzione deve essere non solo proporzionata e sufficiente, quindi adeguata nell’importo, ma anche tempestiva nell’erogazione.
Il TFS è infatti considerato una retribuzione differita, maturata durante la carriera lavorativa.
Ritardarne il pagamento per anni potrebbe quindi incidere negativamente sul diritto del lavoratore a percepire quanto gli spetta al momento della cessazione del rapporto.
Un ulteriore problema evidenziato dai giudici riguarda il fatto che la legge non prevede un meccanismo di rivalutazione monetaria durante il periodo di attesa.
Perché la Consulta ha deciso di aspettare?
Tuttavia, un’eliminazione istantanea dei blocchi che causano il ritardo – che si sarebbe realizzata con una declaratoria immediata di incostituzionalità delle norme impugnate – avrebbe un costo stimato insostenibile per le casse dello Stato:
4,2 miliardi di euro per eliminare il solo differimento;
11,6 miliardi di euro
per eliminare la sola rateizzazione;Annuncio pubblicitariocirca 15,6 miliardi di euro per cancellare entrambi i meccanismi contemporaneamente.
Per evitare questo impatto “dirompente”, la Corte ha rinviato la decisione finale sulla questione di costituzionalità della normativa attuale all’udienza del 14 gennaio 2027, in modo da concedere allo Stato quasi un anno di tempo per provvedere alla necessaria riformulazione normativa.
Per completezza, va osservato che il tema non è nuovo. La Corte costituzionale aveva già esaminato la questione in due importanti pronunce: la sentenza n. 159 del 2019, in cui aveva segnalato i problemi del sistema di pagamento differito del TFS e aveva invitato il legislatore a rivedere la normativa, e la
Stavolta la decisione è stata più netta, imponendo al legislatore un termine preciso entro cui provvedere.
Le modifiche introdotte negli ultimi anni
Dopo i richiami passati della Corte costituzionale, il legislatore ha adottato alcuni interventi, ma di portata limitata e dunque non risolutivi.
Tra le principali novità:
- è stata ampliata la platea dei lavoratori che possono ricevere il TFS entro 3 mesi (ad esempio dipendenti invalidi o inidonei al servizio);
- la Legge di Bilancio 2026 ha ridotto il termine di liquidazione da 12 a 9 mesi, ma solo per chi maturerà i requisiti pensionistici dal 1° gennaio 2027.
Secondo la Corte costituzionale di marzo 2026 tuttavia, queste modifiche
Come funziona oggi il pagamento del TFS
I dipendenti pubblici non ricevono la liquidazione subito dopo il pensionamento, come avviene nel settore privato, dove il TFR arriva, mediamente, tra i 30 e i 60 giorni dalla cessazione definitiva del rapporto (per dimissioni, licenziamento, scadenza del contratto a termine o altre cause, come la morte del lavoratore.
La disciplina attuale prevede due meccanismi che rallentano notevolmente il pagamento.
Il differimento di 12 mesi
La prima regola deriva dall’art. 3, comma 2, del decreto-legge n. 79/1997.
Quando il dipendente pubblico va in pensione per limiti di età o di servizio:
- il TFS non viene pagato subito;
- l’INPS può liquidarlo solo dopo 12 mesi dalla cessazione del servizio;
- successivamente ha altri 3 mesi per effettuare il pagamento.
In pratica, il lavoratore può attendere fino a 15 mesi prima di ricevere la prima somma.
La rateizzazione degli importi più alti
Un secondo meccanismo è stato introdotto dal decreto-legge n. 78/2010.
Se il TFS supera determinate soglie, viene pagato a rate annuali:
- fino a 50.000 euro il pagamento avviene in un’unica soluzione
- tra 50.000 e 100.000 euro viene pagato in due rate annuali (la prima di 50mila euro e la seconda per l’eccedenza)
- oltre 100.000 euro è previsto pagamento in tre rate annuali (due da 50mila euro ciascuna e la terza per il saldo).
Questo significa che l’intera liquidazione può arrivare
Quanto tempo si aspetta davvero per ricevere il TFS?
Per capire meglio l’impatto delle regole attuali, vediamo un esempio concreto.
Immaginiamo un dipendente pubblico che va in pensione il 1° luglio 2025 e ha maturato un TFS di 120.000 euro.
Prima attesa: almeno 12 mesi
La legge prevede che il trattamento di fine servizio venga liquidato solo dopo 12 mesi dalla cessazione dal servizio.
Questo significa che il pagamento non potrà iniziare prima del 1° luglio 2026.
Ulteriore tempo per il pagamento
Dopo la liquidazione, l’ente erogatore (di solito l’INPS) ha altri 3 mesi per effettuare il pagamento.
La prima rata potrebbe quindi arrivare
Rateizzazione per gli importi più alti
Poiché il TFS supera 100.000 euro, entra in gioco la rateizzazione prevista dalla legge:
- prima rata: 50.000 euro subito;
- seconda rata: 50.000 euro dopo un anno;
- terza rata: 20.000 euro dopo un ulteriore anno
Il risultato finale
Seguendo questo meccanismo, il dipendente potrebbe ricevere:
- prima rata → ottobre 2026;
- seconda rata → ottobre 2027;
- terza rata → ottobre 2028.
In altre parole, l’intero TFS può arrivare anche dopo più di tre anni dal pensionamento.
Questo è proprio il sistema che la Corte costituzionale ha nuovamente messo in discussione, ritenendo che tempi così lunghi possano entrare in tensione con il principio della
La decisione della Consulta: rinvio al 2027 e sollecito al legislatore
Nell’ordinanza n. 25/2026 la Corte ha riconosciuto che il sistema attuale presenta profili di incompatibilità con la Costituzione.
Tuttavia non ha dichiarato subito illegittime le norme.
Il motivo, come abbiamo visto, è soprattutto finanziario: eliminare immediatamente il differimento e la rateizzazione renderebbe subito esigibili parecchi miliardi di euro di liquidazioni già maturate, con un impatto rilevante sui conti pubblici.
Per questo la Consulta ha scelto una soluzione intermedia:
- ha rinviato la trattazione del caso al 14 gennaio 2027;
- ha concesso al legislatore un ultimo periodo di tempo per riformare la disciplina.
Se entro quella data non verrà approvata una riforma, la Corte potrebbe intervenire direttamente dichiarando l’
Cosa cambia da oggi per i dipendenti pubblici
Per il momento, in attesa che il legislatore provveda ad approntare la riforma sollecitata dalla Consulta, non cambia nulla.
Le regole attuali sul TFS continuano ad applicarsi secondo lo schema consueto:
- il pagamento avviene dopo almeno 12 mesi dalla cessazione del servizio;
- è possibile rateizzazione in due o tre anni per gli importi più elevati (rispettivamente, oltre 50mila o 100mila euro).
La situazione è quindi provvisoria ma destinata ad evolversi presto: il sistema di pagamento, con tutti i suoi ritardi, resta in vigore ma è ormai sotto osservazione della Corte costituzionale che ha lanciato un severo monito al legislatore, imponendo un diktat preciso sulla data di scadenza: la riforma dovrà essere pronta entro il 14 gennaio 2027.
Il 2027 potrebbe così diventare l’anno decisivo per una riforma dei tempi di pagamento della liquidazione dei dipendenti pubblici.