Autovelox: non sarà più possibile fare ricorso
Il MIT riordina le omologazioni: con il nuovo decreto, la principale causa di annullamento delle multe per autovelox viene eliminata.
Per anni, impugnare una multa da autovelox è stata una delle strategie più efficaci per gli automobilisti italiani. Il motivo? Semplice quanto sorprendente: circa 2 autovelox su 3 installati sulle strade italiane non risultavano regolarmente omologati, ovvero privi di quel decreto ministeriale che certifica la conformità tecnica del dispositivo e rende la sanzione valida a tutti gli effetti di legge.
Giudici di pace e prefetti hanno accolto nel tempo migliaia di ricorsi basati proprio su questo vizio formale, annullando multe anche significative. Un vuoto normativo che ha penalizzato le casse dei Comuni e alimentato un contenzioso enorme — tutto per l’assenza di una regola chiara sull’omologazione degli strumenti di misurazione della velocità.
Ora quella finestra si sta chiudendo. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha predisposto uno schema di decreto che, per la prima volta, stabilisce in modo uniforme i requisiti tecnici validi per tutti i dispositivi sul territorio nazionale. I dati presentati alla Camera l’11 marzo 2026 fotografano una situazione ancora critica — meno di un terzo degli autovelox censiti risulta già conforme — ma la direzione è tracciata: entro la fine del 2026, fare ricorso invocando la mancanza di omologazione potrebbe non essere più possibile.
In questo articolo spieghiamo perché finora era così facile vincere i ricorsi, cosa prevede il nuovo decreto, quali dispositivi sono già a norma, come verificare l’autovelox che ti ha multato e quando entrerà in vigore il nuovo quadro normativo.
Indice
Domande frequenti sull’omologazione degli autovelox
Il nodo dell’omologazione: perché 2 autovelox su 3 erano impugnabili
La normativa italiana impone che ogni strumento utilizzato per l’accertamento delle infrazioni al Codice della Strada sia omologato: approvato con decreto ministeriale e rispondente a precisi requisiti tecnici. Eppure, nella pratica, moltissimi dispositivi installati sulle strade italiane mancavano di questa certificazione, o presentavano discrepanze tra il modello approvato e quello effettivamente in uso.
Secondo i dati forniti dal Ministero durante il question time alla Camera dell’11 marzo 2026, sul territorio nazionale erano stati censiti circa undicimila dispositivi di rilevazione della velocità. Di questi, solo circa 3.900 risultano inseriti nella piattaforma di censimento avviata dal MIT, e soltanto il 29% di questi ultimi è compatibile con i requisiti di omologazione previsti dallo schema di decreto in preparazione.
In termini pratici: meno di un terzo degli autovelox attualmente registrati soddisfa pienamente i nuovi standard tecnici. Gli altri due terzi o non sono stati ancora censiti o richiedono l’adeguamento del prototipo per rimanere in servizio.
Questa situazione ha alimentato negli ultimi anni un numero elevatissimo di ricorsi accolti, con sentenze che hanno annullato multe anche di centinaia di euro per vizio formale legato proprio all’omologazione. Con il nuovo decreto, questa finestra si sta chiudendo.
I numeri del censimento nazionale degli autovelox
Dispositivi stimati sul territorio nazionale
Dispositivi registrati nella piattaforma MIT
Quota già compatibile con i nuovi requisiti di omologazione
Il censimento condotto dal MIT rivela un quadro in cui la grande maggioranza dei dispositivi presenti sulle strade italiane non è ancora stata registrata o risulta non conforme. L’obiettivo della piattaforma è rendere trasparente l’intera rete di strumenti utilizzati per le sanzioni e verificarne la conformità tecnica in modo sistematico.
Il nuovo decreto MIT: cosa prevede lo schema di omologazione autovelox
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha avviato il percorso di aggiornamento delle regole tecniche sugli autovelox trasmettendo lo schema di decreto il 30 gennaio 2026 al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per la procedura europea TRIS — la notifica obbligatoria prevista per le norme tecniche che incidono sul mercato dei dispositivi.
Il testo disciplina i requisiti di omologazione degli strumenti di misurazione della velocità utilizzati per l’accertamento delle infrazioni al Codice della Strada. Vengono definite caratteristiche tecniche, procedure di verifica e modalità di certificazione dei dispositivi installati sulle strade italiane.
Il criterio operativo applicato è chiaro: i dispositivi approvati a partire dal 2017 sono considerati coerenti con i nuovi requisiti tecnici; quelli approvati prima di quella data potranno essere utilizzati soltanto dopo l’adeguamento del prototipo agli standard aggiornati.
Il provvedimento si affianca al decreto interministeriale dell’11 aprile 2024, che disciplina la visibilità delle postazioni e le modalità di utilizzo dei dispositivi mobili per il controllo della velocità.
Quali autovelox risultano già omologati e conformi
Nel febbraio 2026 il MIT ha pubblicato una serie di decreti di conferma dell’approvazione per diversi sistemi di rilevazione della velocità, attestandone la conformità alle prescrizioni del decreto ministeriale 13 giugno 2017 n. 282. Tra i dispositivi già certificati:
- Velomatic 512D
- Telelaser TruCam
- Telelaser TruCam HD
- Telelaser TruSpeed
I documenti ministeriali precisano che la validità dell’accertamento dipende dalla corrispondenza tra il dispositivo utilizzato su strada e il modello approvato. Il riferimento non è il nome commerciale, ma la specifica versione dello strumento identificata attraverso decreto ministeriale, documentazione tecnica e numero di matricola.
La piattaforma MIT: come verificare l’autovelox che ti ha multato
Una delle novità più rilevanti per i cittadini è l’attivazione della piattaforma nazionale per il censimento degli autovelox. Gli enti proprietari delle strade hanno l’obbligo di inserire nel sistema i dati relativi ai dispositivi utilizzati per il controllo della velocità.
Nel database sono registrati: marca, modello, versione, matricola, decreto di approvazione o omologazione, posizione chilometrica e direzione di marcia. Le informazioni sono consultabili attraverso il sito ufficiale del MIT e il Portale dell’Automobilista.
Per gli automobilisti che ricevono un verbale, il controllo da effettuare riguarda l’esistenza del decreto ministeriale di approvazione e la corrispondenza tra l’apparecchio indicato nella multa e quello effettivamente autorizzato. Se il dispositivo non risulta nel censimento o non corrisponde al modello omologato, permane ancora oggi uno spazio per il ricorso — ma questo margine è destinato a ridursi progressivamente con l’adeguamento degli apparecchi più datati.
Iter europeo e prossimi passaggi: le date da conoscere
Conseguenze pratiche: cosa cambia per chi vuole fare ricorso
Il riordino della disciplina tecnica incide in modo diretto sulla gestione dei ricorsi. Fino a oggi il motivo più invocato per impugnare una multa da autovelox era l’assenza o l’irregolarità dell’omologazione del dispositivo. Una volta che il decreto definitivo sarà in vigore e gli enti locali avranno adeguato o sostituito i dispositivi non conformi, questo motivo di ricorso non sarà più praticabile.
Gli automobilisti potranno comunque continuare a verificare la correttezza formale del verbale, la presenza del dispositivo nel censimento nazionale e la corrispondenza tra il modello indicato e quello omologato. Tuttavia, il margine di successo dei ricorsi legati all’omologazione è destinato a restringersi significativamente con l’entrata in vigore del nuovo decreto.
Per il futuro, la combinazione tra la piattaforma di censimento e il nuovo quadro di omologazione punta a rendere trasparente e verificabile l’intera rete di dispositivi utilizzati per le sanzioni, riducendo i contenziosi e rafforzando la certezza giuridica delle multe elevate sulle strade italiane.
Da sapere: fino al 4 maggio 2026, e nelle more dell’adeguamento dei dispositivi più datati, rimane ancora possibile verificare la regolarità del dispositivo che ha rilevato l’infrazione attraverso la piattaforma MIT e, se del caso, valutare un ricorso con l’assistenza di un legale specializzato.
Fonti: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti — question time Camera dell’11 marzo 2026; decreti ministeriali febbraio 2026; procedura TRIS notificata il 30 gennaio 2026; decreto interministeriale 11 aprile 2024.