Il mobbing familiare dà diritto all'addebito della separazione?
La Cassazione chiarisce perché il mobbing tra coniugi non ha valore legale e come ottenere l’addebito provando la violazione dei doveri matrimoniali.
Quando un matrimonio finisce, capita spesso che uno dei due coniugi si senta vittima di pressioni, insulti o comportamenti persecutori. In questi casi si parla frequentemente di vessazioni psicologiche per chiedere che la colpa della fine del rapporto ricada sull’altro. Tuttavia, la legge segue regole molto precise. Il mobbing familiare dà diritto all’addebito della separazione? La risposta della giurisprudenza è negativa. Questa espressione non ha un valore giuridico autonomo ma descrive solo un fenomeno sociale. In tribunale non basta invocare questa categoria per vincere la causa. Bisogna invece dimostrare che il partner ha violato i doveri specifici stabiliti dal codice civile. Solo se tali condotte rendono impossibile la convivenza, il giudice assegna la colpa della rottura. Questa guida spiega come tutelarsi dalle prevaricazioni senza commettere errori tecnici.
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Perché il mobbing familiare non ha valore per la legge?
I giudici stabiliscono che il concetto di mobbing familiare non esiste nell’ordinamento giuridico italiano (Cass. sent. n. 13983/14). Si tratta di un termine preso in prestito dal mondo del lavoro che però non si adatta alla vita di coppia. Nel settore lavorativo esiste una gerarchia tra capo e dipendente. In famiglia, al contrario, vige un rapporto di assoluta paritàtra marito e moglie. Per questa ragione, non si può applicare una norma pensata per contesti dove una persona si trova in una posizione di inferiorità rispetto a un’altra.
La legge non prevede il mobbing come un illecito specifico. Questa figura nasce dalla pratica dei tribunali per punire comportamenti che creano un danno all’equilibrio della persona. Se le vessazioni avvengono tra le mura di casa, esse non formano una categoria a parte. Esse rilevano solo se si trasformano in fatti concreti che la legge già punisce. Ad esempio, una serie di offese continue non costituisce mobbing ma può configurare una violazione della dignità del coniuge. La Corte di Cassazione preferisce quindi analizzare i fatti reali piuttosto che utilizzare etichette sociologiche che non hanno riscontro nei codici.
Come si ottiene l’addebito della separazione senza il mobbing?
Per ottenere l’
la fedeltà;
l’assistenza morale e materiale;
la collaborazione nell’interesse della famiglia;
la coabitazione;
la contribuzione ai bisogni comuni.
Il giudice verifica se esiste un nesso di causalità tra il comportamento scorretto e la fine del matrimonio. In parole semplici, bisogna provare che la crisi è nata proprio a causa di quegli atti e non che quegli atti sono una conseguenza di una crisi già in atto. Se un marito tiene un atteggiamento aggressivo per spingere la moglie ad andarsene quando il rapporto è già distrutto, quel comportamento non causa l’addebito. La violazione deve essere la vera scintilla che rende
Quali tutele restano al coniuge vittima di vessazioni?
L’inesistenza del mobbing familiare non significa che chi subisce abusi resti senza protezione. Se il comportamento del coniuge è violento o persecutorio, la vittima può agire su altri fronti. Le prevaricazioni che superano il limite della normale lite familiare possono integrare diversi tipi di illecito. Quando le offese o le minacce diventano gravi, scatta la tutela dello Stato per punire il colpevole.
Oltre alle conseguenze sulla separazione, esiste la possibilità di chiedere il risarcimento del danno. Il rispetto della dignità e della personalità di ogni membro della famiglia è un diritto inviolabile (Artt. 2 e 29 Cost.). Se una persona subisce una lesione della propria salute psicofisica a causa del partner, può avviare una causa civile per ottenere una somma di denaro a titolo di indennizzo. Questo accade anche se non viene chiesto o ottenuto l’addebito della separazione. Per esempio, se un coniuge isola l’altro dal mondo esterno o lo umilia costantemente davanti a estranei, commette un atto ingiusto che genera una responsabilità economica. La legge protegge la persona in quanto individuo, prima ancora che come marito o moglie.