Licenziamento a voce: il lavoratore deve provare l’atto del datore
Il Tribunale di Napoli Nord chiarisce che l’onere della prova spetta al dipendente in caso di contestazione di licenziamento orale.
La risoluzione di un rapporto di lavoro dopo un acceso litigio richiede una prova rigorosa sulla volontà delle parti. La regola generale stabilisce che il dipendente il quale impugna un licenziamento orale ha il compito di dimostrare in giudizio due elementi precisi: la fine effettiva del rapporto e la riconducibilità di tale evento a una decisione del datore di lavoro. Se manca la prova certa che il titolare ha espresso la volontà di interrompere il contratto, la tesi della risoluzione verbale cade. Questa impostazione giuridica serve a distinguere i casi in cui un lavoratore subisce una cacciata improvvisa dai casi in cui egli abbandona spontaneamente il posto di lavoro a seguito di un malinteso o di una discussione. Il diritto non tutela chi si allontana volontariamente sperando di trasformare un atto di impazienza in un provvedimento espulsivo altrui. Pertanto, la condotta del dipendente dopo l’alterco diventa fondamentale per determinare se sussiste un’assenza ingiustificata o un reato professionale.
Indice
L’onere della prova spetta al dipendente che contesta il licenziamento
La disciplina che regola le controversie sul lavoro pone una responsabilità specifica in capo a chi avvia l’azione legale. Quando un cittadino sostiene di essere stato licenziato senza un atto scritto, non può limitarsi alla semplice affermazione. Secondo la giurisprudenza consolidata
Il caso del litigio con l’amministratore e l’abbandono del posto
La vicenda analizzata dal
Quando la volontà del datore non emerge dai fatti
Il giudice ha verificato con attenzione la documentazione prodotta dalle parti per capire se esistesse una diversa causa estintiva del rapporto prima della lettera formale. Il lavoratore sosteneva che il licenziamento fosse avvenuto oralmente subito dopo l’alterco, ma non ha offerto prove a sostegno. La società ha invece dimostrato che il rapporto è proseguito formalmente fino alla conclusione della procedura di contestazione. In assenza di testimonianze o documenti che confermassero l’ordine di espulsione verbale, la tesi del dipendente è risultata infondata. Per il magistrato, l’abbandono dei locali e il ritiro degli oggetti personali sono gesti che indicano una
La distinzione tra gestione operativa e provvedimento espulsivo
Un aspetto tecnico interessante del giudizio riguarda l’uso delle comunicazioni aziendali esterne. Il dipendente ha tentato di provare il proprio licenziamento citando una email che l’azienda aveva inviato ai fornitori per informarli della sua assenza. La società spiegava ai partner commerciali che il ruolo del dipendente era momentaneamente vacante. Il Tribunale ha stabilito che tale comunicazione non ha alcun
il messaggio ha una finalità meramente gestionale;
lo scopo è garantire la continuità operativa dell’ufficio;
l’invio serve a informare i terzi su chi sia il nuovo referente;
la nota non contiene alcuna valutazione sulla fine definitiva del contratto di lavoro.
Un’azienda ha il diritto e il dovere di organizzare i propri flussi di lavoro in caso di assenza improvvisa di un dipendente chiave, e questo comportamento non può essere usato contro di essa come prova di un licenziamento occulto.
L’assenza ingiustificata come causa di rottura del rapporto fiduciario
Poiché il licenziamento orale non è stato provato, la causa è stata ricondotta alla fattispecie del licenziamento per