Crisi energetica: una nuova austerity è sempre più probabile

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Autore: Mariano Acquaviva

29 marzo 2026

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Lo shock causato dalla nuova Guerra del Golfo potrebbe innescare una crisi economica peggiore di quella del Covid. Lo spettro del piano di austerità del 1973.

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L’attuale scenario geopolitico sta spingendo il pianeta verso una condizione di emergenza che non si vedeva da oltre mezzo secolo. Il rischio che una nuova austerity diventi realtà è sempre più concreto, con la crisi energetica che morde famiglie e imprese in ogni continente. Le tensioni internazionali e il blocco delle rotte commerciali hanno innescato una spirale di rincari che costringe i governi a varare piani straordinari per evitare il collasso economico.

Quali sono le cause della nuova crisi energetica?

Il panorama internazionale è scosso da un violento terremoto geopolitico che ha colpito direttamente i centri nervosi della produzione di idrocarburi. L’

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escalation militare in Medio Oriente, con il coinvolgimento di attori come gli Stati Uniti e l’Iran, ha portato alla paralisi di rotte strategiche.

In particolare, lo stretto di Hormuz è diventato un collo di bottiglia invalicabile: migliaia di navi cariche di petrolio e gas naturale risultano attualmente bloccate, impossibilitate a rifornire i mercati globali.

L’offensiva ha coinvolto anche nazioni produttrici di primo piano come l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti. Questo clima di instabilità ha generato uno shock energetico immediato, con il costo dei combustibili che ha raggiunto vette record in tempi brevissimi.

Si osserva un effetto domino che parte dalle raffinerie e arriva direttamente alle pompe di benzina di tutto il mondo. Le immagini che giungono da nazioni diverse come la Francia, le Filippine o il Vietnam mostrano file chilometriche di cittadini in attesa di un rifornimento, alternate a manifestazioni di piazza contro il

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carovita.

Anche ai vertici del governo statunitense si ammette la gravità della situazione, sebbene si cerchi di rassicurare l’opinione pubblica parlando di un fenomeno temporaneo destinato a rientrare non appena le tensioni militari si allenteranno.

Perché si parla di austerity come nel 1973?

Il paragone con il passato è inevitabile. Molti analisti richiamano alla memoria quanto accaduto nel 1973, l’anno in cui il mondo scoprì la propria vulnerabilità energetica a seguito delle decisioni dei paesi produttori dell’Opec. In quell’occasione, nazioni come l’Italia dovettero adottare misure drastiche:

Oggi si teme il ritorno di uno scenario speculare. L’ex governatore della Banca d’Italia ha descritto la situazione attuale come un vero e proprio

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shock dell’offerta, sottolineando come la somiglianza con gli anni Settanta debba spingere a interventi rapidi per evitare che l’inflazione si propaghi in modo incontrollato a tutti i settori dell’economia.

Non si tratta solo di pagare di più la benzina, ma di una possibile ristrutturazione forzata delle abitudini di vita quotidiane. Se le forniture non dovessero riprendere regolarmente, il razionamento energetico potrebbe passare da ipotesi remota a realtà quotidiana per milioni di persone.

Quali misure ha adottato l’Europa contro i rincari?

I governi europei si stanno muovendo in ordine sparso, cercando di tamponare l’emergenza con pacchetti di aiuti miliardari. In Spagna, dove il prezzo del gasolio è aumentato di oltre il 30%, il Governo ha stanziato circa 5 miliardi di euro. Questo piano prevede:

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Questa strategia ha trasformato il paese in una meta per il cosiddetto turismo del pieno, con cittadini francesi e portoghesi che varcano il confine per approfittare delle tariffe agevolate.

In Italia, la situazione appare leggermente più controllata ma comunque preoccupante, con il gasolio che ha superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro. L’esecutivo è intervenuto con un credito d’imposta per il settore dei trasporti e una riduzione temporanea delle accise. Tuttavia, la scadenza ravvicinata di tali provvedimenti alimenta l’incertezza su cosa accadrà nelle prossime settimane.

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Anche in Germania si corre ai ripari: il Bundestag ha introdotto una norma che consente l’aggiornamento dei prezzi alla pompa una sola volta al giorno, per evitare speculazioni selvagge e garantire maggiore trasparenza ai consumatori.

Come cambia il lavoro in Asia per risparmiare energia?

Il continente asiatico sta subendo le ripercussioni più violente di questa crisi, con misure che incidono profondamente sull’organizzazione della società. In alcune nazioni si è passati direttamente allo stato di emergenza nazionale.

Nelle Filippine, il raddoppio dei costi del carburante ha innescato scioperi generali degli autotrasportatori, paralizzando la logistica del paese.

Altri governi hanno scelto la via del risparmio energetico forzato attraverso la modifica dei calendari lavorativi e scolastici:

Queste decisioni mirano a ridurre gli spostamenti e, di conseguenza, il consumo di petrolio.

Anche l’Egitto ha varato un piano di razionalizzazione severo, imponendo la chiusura dei negozi il sabato e spostando parte del lavoro degli uffici pubblici alla domenica, oltre a limitare le attività industriali che richiedono grandi quantità di gasolio.

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