Crisi energetica: una nuova austerity è sempre più probabile
Lo shock causato dalla nuova Guerra del Golfo potrebbe innescare una crisi economica peggiore di quella del Covid. Lo spettro del piano di austerità del 1973.
L’attuale scenario geopolitico sta spingendo il pianeta verso una condizione di emergenza che non si vedeva da oltre mezzo secolo. Il rischio che una nuova austerity diventi realtà è sempre più concreto, con la crisi energetica che morde famiglie e imprese in ogni continente. Le tensioni internazionali e il blocco delle rotte commerciali hanno innescato una spirale di rincari che costringe i governi a varare piani straordinari per evitare il collasso economico.
Indice
Quali sono le cause della nuova crisi energetica?
Il panorama internazionale è scosso da un violento terremoto geopolitico che ha colpito direttamente i centri nervosi della produzione di idrocarburi. L’
In particolare, lo stretto di Hormuz è diventato un collo di bottiglia invalicabile: migliaia di navi cariche di petrolio e gas naturale risultano attualmente bloccate, impossibilitate a rifornire i mercati globali.
L’offensiva ha coinvolto anche nazioni produttrici di primo piano come l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti. Questo clima di instabilità ha generato uno shock energetico immediato, con il costo dei combustibili che ha raggiunto vette record in tempi brevissimi.
Si osserva un effetto domino che parte dalle raffinerie e arriva direttamente alle pompe di benzina di tutto il mondo. Le immagini che giungono da nazioni diverse come la Francia, le Filippine o il Vietnam mostrano file chilometriche di cittadini in attesa di un rifornimento, alternate a manifestazioni di piazza contro il
Anche ai vertici del governo statunitense si ammette la gravità della situazione, sebbene si cerchi di rassicurare l’opinione pubblica parlando di un fenomeno temporaneo destinato a rientrare non appena le tensioni militari si allenteranno.
Perché si parla di austerity come nel 1973?
Il paragone con il passato è inevitabile. Molti analisti richiamano alla memoria quanto accaduto nel 1973, l’anno in cui il mondo scoprì la propria vulnerabilità energetica a seguito delle decisioni dei paesi produttori dell’Opec. In quell’occasione, nazioni come l’Italia dovettero adottare misure drastiche:
- domeniche senza auto per limitare il consumo di carburante;
- riduzione drastica dell’illuminazione pubblica nelle città;
- tagli agli orari dei trasporti e dei servizi non necessari.
Oggi si teme il ritorno di uno scenario speculare. L’ex governatore della Banca d’Italia ha descritto la situazione attuale come un vero e proprio
Non si tratta solo di pagare di più la benzina, ma di una possibile ristrutturazione forzata delle abitudini di vita quotidiane. Se le forniture non dovessero riprendere regolarmente, il razionamento energetico potrebbe passare da ipotesi remota a realtà quotidiana per milioni di persone.
Quali misure ha adottato l’Europa contro i rincari?
I governi europei si stanno muovendo in ordine sparso, cercando di tamponare l’emergenza con pacchetti di aiuti miliardari. In Spagna, dove il prezzo del gasolio è aumentato di oltre il 30%, il Governo ha stanziato circa 5 miliardi di euro. Questo piano prevede:
- sgravi fiscali diretti su luce e gas;
- sussidi mirati per i settori più colpiti come agricoltura e pesca;
- agevolazioni per gli autotrasportatori.
Questa strategia ha trasformato il paese in una meta per il cosiddetto turismo del pieno, con cittadini francesi e portoghesi che varcano il confine per approfittare delle tariffe agevolate.
In Italia, la situazione appare leggermente più controllata ma comunque preoccupante, con il gasolio che ha superato la soglia psicologica dei 2 euro al litro. L’esecutivo è intervenuto con un credito d’imposta per il settore dei trasporti e una riduzione temporanea delle accise. Tuttavia, la scadenza ravvicinata di tali provvedimenti alimenta l’incertezza su cosa accadrà nelle prossime settimane.
Anche in Germania si corre ai ripari: il Bundestag ha introdotto una norma che consente l’aggiornamento dei prezzi alla pompa una sola volta al giorno, per evitare speculazioni selvagge e garantire maggiore trasparenza ai consumatori.
Come cambia il lavoro in Asia per risparmiare energia?
Il continente asiatico sta subendo le ripercussioni più violente di questa crisi, con misure che incidono profondamente sull’organizzazione della società. In alcune nazioni si è passati direttamente allo stato di emergenza nazionale.
Nelle Filippine, il raddoppio dei costi del carburante ha innescato scioperi generali degli autotrasportatori, paralizzando la logistica del paese.
Altri governi hanno scelto la via del risparmio energetico forzato attraverso la modifica dei calendari lavorativi e scolastici:
- il Pakistan ha ordinato la chiusura delle scuole per quattordici giorni;
- lo Sri Lanka ha ridotto la settimana lavorativa a soli quattro giorni;
- in Thailandia e Vietnam si è tornati massicciamente al lavoro da casa.
Queste decisioni mirano a ridurre gli spostamenti e, di conseguenza, il consumo di petrolio.
Anche l’Egitto ha varato un piano di razionalizzazione severo, imponendo la chiusura dei negozi il sabato e spostando parte del lavoro degli uffici pubblici alla domenica, oltre a limitare le attività industriali che richiedono grandi quantità di gasolio.