Successioni: Bitcoin e NFT entrano ufficialmente nell'eredità

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Autore: Paolo Florio

07 aprile 2026

Dottore Commercialista (2007) e Avvocato (2010). Svolge l’attività professionale di consulente e giurista d’impresa, con specializzazione nel campo del diritto tributario, diritto societario, diritto commerciale, diritto fallimentare e diritto penale dell’economia. Ha maturato, altresì, una specifica esperienza quale munus pubblicum per conto di diversi Tribunali avendo svolto incarichi giudiziari e in particolare di Custode e Amministratore Giudiziario, di Curatore Fallimentare, di professionista delegato alle vendite nelle procedure esecutive, nonché C.T.U. in giudizi civili e perito per la Procura in procedimenti penali.

Le cripto-attività sono beni ereditabili soggetti a imposta. Se il titolare risiedeva in Italia, la tassa colpisce anche i portafogli esteri.

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Possedere Bitcoin, Ethereum o un NFT non significa più detenere un valore invisibile per lo Stato. Il patrimonio digitale è ormai equiparato a quello fisico e segue le stesse regole del passaggio generazionale. La novità è che le cripto-attività non sfuggono più alla successione: entrano ufficialmente nell’asse ereditario come beni mobili. Chi riceve questi asset deve pagare l’imposta di successione calcolata sul valore in euro al momento del trasferimento. Non importa se le monete si trovano su un dispositivo fisico o su una piattaforma di scambio estera. Se il defunto risiedeva in Italia, il fisco richiede la sua parte su tutto il portafoglio globale. Questa regola trasforma le valute virtuali in componenti stabili della ricchezza familiare. Esse sono soggette a una disciplina fiscale precisa e non dipendono più da interpretazioni incerte dei singoli uffici tributari.

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Cosa sono le criptovalute per la legge europea

Il regolamento europeo MiCA (n. 2023/1114) ha definito i contorni di questo settore. I token digitali sono considerati beni immateriali con un contenuto patrimoniale preciso. Hanno un valore che si può misurare e si possono trasmettere ad altri. Il possesso delle chiavi private è l’elemento che garantisce il controllo esclusivo sul bene. Chi detiene queste chiavi ha il potere di disporre degli asset e li rende parte integrante del proprio patrimonio. Per questa ragione, quando il titolare muore, i diritti su questi beni passano automaticamente agli eredi. Il processo è identico a quello che accade per un conto corrente o un gioiello di famiglia. La legge riconosce quindi una piena dignità patrimoniale alle attività digitali.

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Come si calcola l’imposta di successione sui token

La riforma del Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di successione e donazione (TUSD) ha stabilito regole chiare (dlgs 139/2024). Le criptovalute sono assimilate ai beni mobili e concorrono a formare l’attivo ereditario. Per determinare la somma da versare, si prende come riferimento il valore in euro alla data del decesso o del trasferimento. Un punto fondamentale riguarda la territorialità. Se la persona che viene a mancare aveva la residenza in Italia, l’imposta si applica a tutto il patrimonio digitale. Questo vale anche se i fondi si trovano su exchange esteri situati fuori dai confini nazionali. Se invece il defunto non era residente in Italia, la tassazione colpisce solo le attività che si possono ricondurre al territorio nazionale.

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Il trust come strumento per proteggere il portafoglio

Per gestire passaggi di proprietà complessi, la legge ora legittima pienamente l’uso del trust. Questo strumento permette di separare il patrimonio digitale e assicura che la custodia dei wallet prosegua senza interruzioni. La riforma del 2024 ha eliminato la tassazione automatica al momento della creazione del trust. L’imposta si paga solo quando i beneficiari ottengono un effettivo arricchimento. Il trust offre vantaggi pratici per le famiglie:

  • garantisce la protezione delle chiavi private;

  • permette di programmare le assegnazioni nel tempo;

  • facilita la gestione di patrimoni distribuiti in più Paesi;

  • assicura la segregazione patrimoniale rispetto ai creditori.

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    In questo modo, il passaggio dei beni non dipende solo dalla conoscenza tecnica degli eredi, ma segue un piano d’azione stabilito dal proprietario originale.

Le sfide tra leggi diverse e gestione delle chiavi

La gestione delle cripto-attività deve tenere conto anche del diritto internazionale. In alcuni sistemi, come quello del Regno Unito, i token sono considerati veri e propri diritti di proprietà. In altri, come in Austria, si preferisce l’uso di fondazioni familiari. Quando si opera con trust cross-border, è necessario coordinare il controllo tecnico del portafoglio con le leggi fiscali locali. Un esempio di difficoltà si presenta quando bisogna documentare il valore di un asset poco scambiato. Anche la gestione delle private keys richiede cautela per evitare che i fondi diventino inaccessibili dopo la morte del titolare. La pianificazione strutturata permette oggi di evitare questi rischi. Essa trasforma i crypto-assets in una parte solida dell’eredità attraverso una documentazione accurata del valore.

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