Naspi anticipata 2026: l’assegno cala se scatta la pensione

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Autore: Paolo Florio

08 aprile 2026

Dottore Commercialista (2007) e Avvocato (2010). Svolge l’attività professionale di consulente e giurista d’impresa, con specializzazione nel campo del diritto tributario, diritto societario, diritto commerciale, diritto fallimentare e diritto penale dell’economia. Ha maturato, altresì, una specifica esperienza quale munus pubblicum per conto di diversi Tribunali avendo svolto incarichi giudiziari e in particolare di Custode e Amministratore Giudiziario, di Curatore Fallimentare, di professionista delegato alle vendite nelle procedure esecutive, nonché C.T.U. in giudizi civili e perito per la Procura in procedimenti penali.

Le nuove regole Inps tagliano l’incentivo per chi si mette in proprio: il saldo del trenta per cento svanisce se si ottiene la pensione diretta.

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Chi decide di mettersi in proprio utilizzando l’indennità di disoccupazione come capitale iniziale deve fare i conti con un nuovo ostacolo burocratico. Dal primo gennaio 2026, l’accesso alla pensione blocca l’erogazione integrale della Naspi anticipata. Non si tratta più di un versamento unico e immediato, ma di un pagamento frazionato che penalizza chi raggiunge i requisiti previdenziali durante la fase di avvio della nuova attività. La regola generale che emerge dalla Legge di Bilancio 2026 stabilisce che il diritto all’assegno completo non è più garantito al momento della domanda. Lo Stato subordina il saldo finale alla verifica di determinate condizioni di inattività previdenziale e lavorativa. Se nel frattempo scatta la pensione diretta, il restante trenta per cento dell’importo viene definitivamente perso dal contribuente.

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La nuova erogazione frazionata dell’incentivo Inps

La normativa che regola l’anticipo della Naspi come incentivo all’autoimprenditorialità ha subìto una modifica rilevante (art. 8 dlgs 22/2015). Per tutte le istanze presentate a partire dall’inizio del 2026, il pagamento non avviene più in un’unica soluzione. L’Inps provvede ora a versare le somme spettanti attraverso due diverse rate (messaggio Inps 1215/2026). La prima quota, che corrisponde al 70% dell’importo totale, viene accreditata subito dopo la presentazione della domanda. Questa somma serve a sostenere le spese iniziali per l’avvio della partita Iva o della società. Tuttavia, il restante

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30% dell’indennità rimane congelato nelle casse dell’istituto di previdenza. Questo sbilanciamento dei pagamenti serve a verificare che il beneficiario rispetti i requisiti durante i primi mesi della sua nuova avventura professionale. Se un lavoratore ha diritto a diecimila euro, ne riceve subito settemila, mentre gli altri tremila restano in attesa di conferma.

La perdita del saldo in caso di accesso alla pensione

Il punto più delicato delle nuove disposizioni riguarda il legame tra l’indennità di disoccupazione e la pensione diretta. Se il richiedente diventa titolare di un trattamento pensionistico prima che l’Inps versi la seconda rata, perde definitivamente il diritto al saldo. La legge stabilisce che il pagamento del residuo è subordinato alla permanenza dello stato di

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non pensionato. Questo significa che chi programma di mettersi in proprio poco prima di ritirarsi dal mondo del lavoro potrebbe ricevere un assegno molto più basso del previsto. Il 30% della Naspi non viene semplicemente sospeso, ma viene cancellato se la pensione scatta prima del termine del periodo teorico di durata della disoccupazione. Si crea così un meccanismo di esclusione che impedisce di cumulare l’intero incentivo alla creazione di impresa con i primi mesi di rendita previdenziale.

Gli altri ostacoli che bloccano il pagamento del residuo

Il versamento della seconda rata non dipende solo dalla pensione. Esistono altre circostanze che impediscono al neo-imprenditore di incassare la parte finale della

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Naspi anticipata. L’Inps effettua controlli rigorosi per assicurarsi che l’incentivo sia stato usato realmente per il lavoro autonomo. Il saldo viene erogato solo se il beneficiario non compie determinate azioni durante un arco temporale specifico. Questo periodo coincide con la durata teorica della Naspi che sarebbe spettata in forma mensile, ma non può comunque superare i sei mesi dalla data della domanda di anticipazione. La perdita della seconda quota dell’assegno si verifica qualora il soggetto:

  • instauri un rapporto di lavoro subordinato nel periodo di osservazione;

  • ottenga la titolarità di una pensione diretta di qualsiasi tipologia;

  • non mantenga attive le condizioni richieste per l’autoimprenditorialità.

Se un soggetto riceve il primo acconto e dopo tre mesi accetta un contratto da dipendente, non potrà più richiedere il pagamento del saldo rimanente. La nuova procedura punta dunque a evitare che l’anticipo della Naspi diventi un modo per aggirare i limiti previsti per chi trova una nuova occupazione stabile o per chi è ormai prossimo alla pensione. In definitiva, l’incentivo è garantito al cento per cento solo a chi rimane effettivamente un lavoratore autonomo e non accede ad altre prestazioni previdenziali per almeno sei mesi.

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