Quando si prescrivono i buoni fruttiferi postali e come non perdere i risparmi

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Autore: Angelo Greco

05 maggio 2026

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Chi non incassa i buoni fruttiferi postali entro dieci anni dalla scadenza perde il diritto al rimborso: la regola sulla prescrizione e come verificare la scadenza reale.

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Una risparmiatrice di Ferrara acquista cinque buoni fruttiferi postali nel 2001, convinta che scadano nel 2021. Aspetta vent’anni, poi si presenta allo sportello. Le dicono che i buoni sono scaduti nel 2007 e che il diritto al rimborso si è prescritto nel 2017. Perde tutto — 50.000 euro più gli interessi. Il Tribunale di Ferrara, recependo una recente sentenza della Cassazione del 3 marzo 2025, le dà torto. Ebbene, quando si prescrivono i buoni fruttiferi postali e come non perdere i risparmi?La regola è precisa: il diritto al rimborso si prescrive in dieci anni dalla scadenza del buono. E la scadenza non sempre corrisponde a quello che il risparmiatore crede.

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La regola sulla prescrizione dei buoni fruttiferi postali

I buoni fruttiferi postali non sono eterni. Hanno una data di scadenza — stabilita dal decreto ministeriale che li ha istituiti — e dalla scadenza decorre un termine di prescrizione di dieci anni entro cui il titolare deve presentarsi per riscuotere il capitale e gli interessi. Se questo termine scade senza che il rimborso sia stato richiesto, il diritto si estingue e Poste Italiane non è più tenuta a pagare.

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Nel caso di Ferrara, i buoni della serie AA1 erano stati istituiti con decreto ministeriale del 19 dicembre 2000 e avevano una durata di sei anni, con scadenza nel marzo 2007 e rendimento del 35% del capitale. Il termine di prescrizione per il rimborso è quindi scaduto nel marzo 2017. La risparmiatrice si è presentata nel 2023, sei anni dopo.

L’errore più comune: confondere il tasso di rendimento con la durata

Il caso di Ferrara illustra un equivoco frequente. La donna aveva associato il 35% di rendimento a una durata ventennale — come se un rendimento elevato significasse necessariamente un investimento a lungo termine. In realtà, il tasso di rendimento e la durata del buono sono due informazioni distinte che non hanno alcun rapporto automatico tra loro. Un buono può rendere il 35% in sei anni o il 20% in vent’anni: sono parametri indipendenti.

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Analogamente, non tutti i buoni fruttiferi postali hanno la stessa durata. Serie diverse, istituite in anni diversi con decreti ministeriali diversi, possono avere durate di sei, dieci, venti o più anni. Il fatto che un amico o un familiare abbia un buono ventennale non significa che tutti i buoni siano ventennali.

La mancata consegna del foglio informativo non giustifica l’ignoranza della scadenza

Il punto giuridico più rilevante della sentenza riguarda la responsabilità di Poste Italiane per non aver consegnato alla risparmiatrice il foglio informativo che riportava le condizioni del buono, inclusa la scadenza reale.

La Cassazione, con la sentenza del 3 marzo 2025, ha cambiato orientamento rispetto a precedenti pronunce favorevoli ai risparmiatori: la mancata consegna del foglio informativo potrebbe aver reso più difficile — ma non impossibile — conoscere la scadenza del buono. Il titolare, se voleva verificare i termini esatti, avrebbe potuto consultare la Gazzetta Ufficiale dove il decreto ministeriale istitutivo era pubblicato. La prescrizione decorre indipendentemente dal fatto che il risparmiatore conoscesse o meno la scadenza reale.

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Questa impostazione è più severa per i risparmiatori rispetto a orientamenti precedenti e potrebbe ancora essere rimessa alle Sezioni Unite della Cassazione, data la presenza di pronunce contrastanti. Ma fino a quando non ci sarà un chiarimento definitivo, la regola applicata è quella più rigorosa.

Come verificare la scadenza reale di un buono fruttifero postale

Chi possiede buoni fruttiferi postali — specialmente se acquistati molti anni fa — deve verificare con precisione la scadenza reale, non quella che ricorda o che ha desunto dalle condizioni generali. Ecco i passaggi concreti:

Leggere il testo stampato sul buono fisico: la serie di appartenenza è indicata sul titolo stesso. Ogni serie ha caratteristiche proprie. Chiedere a Poste Italiane il foglio informativo relativo alla serie specifica. Verificare sulla Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale istitutivo della serie, che indica la durata e le condizioni di rimborso. Calcolare il termine di prescrizione: scadenza del buono più dieci anni. Se quel termine è già passato o si avvicina, agire immediatamente.

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Qual è la regola pratica per i risparmiatori

Chi ha buoni fruttiferi postali deve fare due cose senza aspettare. La prima è verificare la scadenza reale del buono — non quella presunta — consultando il testo del titolo e, se necessario, il decreto ministeriale istitutivo. La seconda è presentarsi allo sportello per riscuotere con ragionevole anticipo rispetto alla scadenza dei dieci anni dalla data di maturazione. Aspettare troppo, anche per pochi anni, può significare perdere tutto. La mancata consegna del foglio informativo da parte di Poste non è, allo stato della giurisprudenza più recente, una difesa sufficiente per recuperare un diritto ormai prescritto.

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