Buoni fruttiferi postali o BTP: quale conviene davvero per proteggere i risparmi?
I buoni fruttiferi postali offrono protezione del capitale e semplicità, ma rendimenti generalmente inferiori ai BTP: ecco come scegliere tra i diversi prodotti in base alle proprie esigenze.
Poste Italiane non è più solo un ufficio dove spedire lettere e pagare bollette. Con l’offerta pubblica su Telecom Italia e una rete di oltre 12.700 sportelli, il gruppo si candida a diventare la più grande piattaforma di infrastruttura connessa d’Italia — dalla logistica alle telecomunicazioni, dalle assicurazioni ai servizi digitali. Ma per i milioni di italiani che affidano i propri risparmi ai buoni fruttiferi postali emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti, la domanda rimane semplice e concreta:
Indice
Il confronto di base: buoni fruttiferi vs BTP
I buoni fruttiferi postali hanno un vantaggio strutturale che i BTP non offrono: la protezione del capitale
In cambio di questa protezione, i buoni rinunciano a parte del rendimento. Secondo le analisi degli esperti citate nell’articolo originale, la differenza può essere significativa: per il Buono a Cedola 8 anni, per esempio, il rendimento sarebbe inferiore a quello dei BTP di analoga durata di circa 1,66 punti percentuali all’anno. Per orizzonti temporali più brevi, il Buono Premium 4 anni — riservato però a chi porta nuova liquidità in Poste — si avvicina maggiormente ai rendimenti dei BTP di pari durata.
Un altro vantaggio dei buoni è la semplicità operativa: non servono dossier titoli, non ci sono spese di sottoscrizione, si acquistano allo sportello postale o online. Per chi non ha familiarità con i mercati finanziari, questo è un fattore non trascurabile.
I buoni indicizzati all’inflazione: lo strumento anti-carovita
Per chi vuole proteggersi dall’inflazione, Poste offre un buono indicizzato al carovita. Il confronto con i BTP Italia — titoli di Stato anch’essi legati all’inflazione — non è immediato perché le strutture dei due strumenti sono diverse.
Entrambi sono legati all’inflazione italiana misurata dall’indice FOI — Famiglie di Operai e Impiegati. Ma il BTP Italia paga l’inflazione maturata ogni sei mesi, insieme alla cedola fissa, mentre il buono di CDP la riconosce solo alla scadenza o al riscatto anticipato, come una maxi-cedola finale.
Il vantaggio principale del buono indicizzato rispetto ai BTP è la possibilità di riscattarlo in anticipo al valore nominale— senza perdite — purché siano trascorsi almeno 18 mesi dalla sottoscrizione. Questa flessibilità ha un valore concreto: se nel frattempo i tassi salgono e sul mercato compaiono strumenti più remunerativi, il risparmiatore può uscire e rientrare senza subire minusvalenze. Con i BTP questo non è possibile: un rialzo dei tassi si traduce in una riduzione del prezzo del titolo sul mercato secondario.
Il rovescio della medaglia è il rendimento garantito a scadenza, che risulta inferiore a quello dei BTP di analoga durata, anche tenendo conto della componente inflattiva.
Il Buono Soluzione Futuro: una rendita fino agli 80 anni
Per chi pensa all’integrazione pensionistica, Poste propone il BFP Soluzione Futuro, riservato a chi ha tra i 40 e i 54 anni al momento della sottoscrizione. La durata è legata all’età dell’intestatario, con scadenza al compimento degli 80 anni.
Il prodotto si articola in due fasi. Nella fase di accumulo — dalla sottoscrizione ai 65 anni — il capitale cresce con un rendimento fisso, con interessi capitalizzati ogni sei mesi. Il rendimento minimo a scadenza varia in base all’età di sottoscrizione, con valori più elevati per chi inizia da più giovane. Nella fase di decumulo — dai 65 agli 80 anni — il capitale accumulato viene restituito sotto forma di rendita mensile costante, calcolata con un tasso prefissato del 3,5 per cento lordo annuo.
A 65 anni scatta anche una rivalutazione legata all’inflazione europea: il montante riconosciuto sarà il maggiore tra il rendimento minimo garantito e il capitale rivalutato in base all’indice HICP — l’indice dei prezzi armonizzato a livello europeo.
Sul piano fiscale, il prodotto beneficia dell’aliquota ridotta del 12,5 per cento sugli interessi — come tutti i buoni e i titoli di Stato — dell’esenzione dall’imposta di successione e della parziale esclusione dal patrimonio mobiliare ai fini ISEE. Un limite da tenere presente: la rendita cessa agli 80 anni e non copre il rischio longevità, a differenza delle rendite vitalizie assicurative.
Quale strumento scegliere: una guida pratica
La scelta tra buoni fruttiferi e BTP dipende da tre variabili principali: l’orizzonte temporale, la propensione al rischio e le esigenze di liquidità.
Chi vuole certezza assoluta sul capitale, non tollera la volatilità dei mercati e preferisce la semplicità operativa troverà nei buoni fruttiferi la soluzione più adatta — accettando in cambio rendimenti generalmente inferiori a quelli dei BTP. Chi invece ha dimestichezza con i mercati finanziari, può permettersi di tenere il titolo fino a scadenza e vuole massimizzare il rendimento troverà nei BTP — ordinari o indicizzati all’inflazione — uno strumento più remunerativo, a parità di durata. Chi cerca una soluzione per integrare la pensione con una rendita mensile può valutare il Soluzione Futuro, tenendo presente che si tratta di un impegno di lungo periodo con limitata liquidità in caso di rimborso anticipato.
Nota: I dati sui rendimenti citati in questo articolo hanno carattere illustrativo e si riferiscono alle condizioni di mercato del periodo di pubblicazione dell’articolo originale. Prima di qualsiasi decisione di investimento è sempre consigliabile confrontarsi con un consulente finanziario indipendente e verificare i tassi aggiornati direttamente su Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti.