Perché le Borse salgono nonostante la crisi energetica?
Guerre, crisi energetica e economia in difficoltà, eppure le Borse toccano massimi storici. Quattro ragioni spiegano questo paradosso apparente.
Il mondo brucia, in senso letterale e figurato. C’è una guerra tra Stati Uniti e Iran. Il petrolio costa di più. L’industria soffre. Eppure le Borse di mezzo pianeta stanno toccando i massimi storici. Wall Street, il Nasdaq, 19 listini globali in un mese e mezzo di conflitto. È un paradosso che disorienterebbe chiunque segua le notizie economiche con un minimo di attenzione. Come è possibile che i mercati finanziari vadano così bene mentre tutto il resto sembra andare così male? La risposta non è semplice, ma esiste. E capirla significa capire come funzionano davvero i mercati finanziari oggi, lontano dai manuali di economia e vicino alla realtà di trader, gestori e algoritmi. In questo articolo analizzeremo
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Le Borse hanno davvero divorziato dall’economia reale?
Prima di entrare nei dettagli, vale la pena fermarsi su un dato che colpisce. Nel mese e mezzo di guerra tra Stati Uniti e Iran, ben 19 Borse globali hanno toccato nuovi massimi storici. Di queste, 14 lo hanno fatto nelle ultime due settimane. Dall’Austria al Giappone, da Taiwan al Brasile. Chi non è sui massimi assoluti, come la Borsa di Milano, ci si sta comunque avvicinando: Piazza Affari è ormai a un soffio dal record toccato nel 2000.
Il ribasso registrato nella seduta più recente, con Milano a meno 0,63 per cento, Parigi a meno 1,14 per cento e Francoforte a meno 0,50 per cento, non cancella questo quadro. È una frenata legata all’incertezza sulle trattative tra Stati Uniti e Iran, non un cambio di tendenza strutturale.
Il punto è questo: le Borse sembrano muoversi con dinamiche proprie, sempre meno legate a quello che una volta si chiamavano i “fondamentali economici”, cioè la crescita del PIL, la disoccupazione, la produzione industriale. Questo non significa che i mercati siano impazziti. Significa che guardano ad altri indicatori, con altre logiche. Vediamo quali.
La scommessa sulla breve durata della guerra: perché i mercati non si spaventano?
Il primo fattore che spiega il rally delle Borse è di natura psicologica e geopolitica insieme. Gli investitori sembrano aver sviluppato una resistenza alle notizie di guerra. Le frasi brutali di Trump, i bombardamenti in Medio Oriente, le escalation verbali: tutto questo non scuote più i mercati come avveniva in passato.
Il motivo non è superficialità. È una scommessa razionale, almeno dal punto di vista degli operatori di mercato. Sia gli Stati Uniti sia l’Iran, per ragioni di politica interna, hanno interesse a che la guerra finisca presto. Devono solo trovare un accordo che permetta a entrambi di presentarlo come una vittoria ai propri elettori. Gli investitori hanno già visto questo schema: Trump che il 7 aprile dice “una civiltà morirà stanotte” e l’8 aprile apre alla tregua.
Un indicatore concreto di questa scommessa si trova nei mercati dei futures sul petrolio. Se si guardano i contratti con scadenza a fine anno, il prezzo previsto si aggira intorno agli 80 dollari al barile. Non è un prezzo da guerra prolungata. È un prezzo da conflitto in via di risoluzione. Come spiega Emmanuel Roiman, chief executive officer di Pimco, questo dato dimostra che i mercati scontano una guerra breve. Se la scommessa è giusta, le Borse hanno ragione. Se è sbagliata, la correzione potrebbe essere violenta.
Gli utili aziendali crescono: ma non per tutti i settori allo stesso modo
Il secondo fattore è più concreto e più misurabile: la crescita degli utili aziendali. Con la stagione dei conti trimestrali appena avviata negli Stati Uniti, le stime degli analisti sono positive. Dall’inizio del conflitto iraniano, le previsioni di crescita degli utili per il 2026 sono state riviste al rialzo di oltre il 4 per cento, portandole a circa più 20 per cento su base annua per l’indice azionario globale.
Come spiega Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, non sono stati i multipli di valutazione a sostenere i mercati, e nemmeno i dividendi hanno avuto un ruolo determinante. È la dinamica degli utili a spiegare la ripresa.
Ma quali settori stanno trainando questa crescita? Principalmente tre. Il settore energetico, che ha registrato revisioni al rialzo degli utili di oltre il 35 per cento grazie al rincaro di petrolio e gas. Il settore dei materiali. E il settore tecnologico, per cui si prevede una crescita degli utili del 15 per cento quest’anno, il 6 per cento in più rispetto alle stime di fine febbraio.
Il paradosso si spiega qui: non è tutta l’economia a stare bene. È una parte dell’economia, quella legata all’energia, ai materiali e alla tecnologia, a stare molto bene. E quella parte traina gli utili complessivi verso l’alto.
Il peso dei settori negli indici: perché la tecnologia fa Wall Street
Sapere che la tecnologia cresce non basta. Bisogna capire quanto pesa la tecnologia nell’indice complessivo. E qui sta la chiave per capire il rally di Wall Street.
Dall’inizio della guerra, il settore tecnologico a Wall Street è salito del 7,4 per cento. Ma la tecnologia compone il 35 per cento dell’indice S&P 500. Questo significa che quando il tech sale del 7,4 per cento, trascina l’intero indice verso l’alto in modo molto significativo, anche se altri settori sono in difficoltà.
In Europa il meccanismo funziona in modo analogo, ma con un settore diverso. Qui è il settore energetico a fare da traino, con una performance del 9,8 per cento dall’inizio della guerra nell’indice Stoxx 600. Mentre l’industria tradizionale soffre, energia e tecnologia volano. E siccome pesano molto negli indici, gli indici volano con loro.
Il paradosso, quindi, non è che tutta l’economia va bene. È che i settori che vanno bene pesano di più negli indici rispetto a quelli che vanno male. Il risultato è un indice in crescita in mezzo a un’economia in difficoltà.
Le ricoperture: quando gli investitori ribassisti devono cambiare rotta in fretta
Il quarto fattore è tecnico, ma ha avuto un impatto enorme sull’ampiezza del rally. Si chiama ricopertura, ed è un meccanismo che amplifica i movimenti del mercato in modo spesso sproporzionato rispetto ai fondamentali.
Fino a due settimane fa, molti investitori erano molto negativi sul mercato azionario, convinti che la crisi energetica avrebbe devastato l’economia e l’inflazione. Per guadagnare da un mercato in calo, avevano aperto posizioni ribassiste, vendendo azioni allo scoperto: si vendono azioni che non si possiedono, scommettendo di ricomprarle a un prezzo più basso.
Ma quando Trump ha aperto i primi spiragli di dialogo con l’Iran, questi investitori si sono trovati in una situazione pericolosa. Se la guerra finisce e i mercati salgono, chi ha scommesso sul ribasso perde soldi. Per evitare perdite ancora più grandi, devono comprare azioni il più velocemente possibile, per chiudere le loro posizioni ribassiste. Questo si chiama ricopertura.
Il problema è che quando molti investitori fanno la stessa cosa contemporaneamente, comprano tutti insieme, e questo spinge i prezzi ancora più su. Un indice di Goldman Sachs che monitora le azioni più vendute allo scoperto è salito del 13 per cento in una settimana. Secondo i calcoli di S3 Partners, gli investitori hanno chiuso posizioni ribassiste per 93 miliardi di dollari in un solo mese sulla Borsa americana. Questi acquisti forzati hanno amplificato il rally ben oltre quello che i fondamentali avrebbero giustificato.
Il rally durerà? L’incertezza rimane altissima
Spiegare perché le Borse sono salite non significa dire che continueranno a salire. L’incertezza rimane molto alta, e dipende da due variabili principali.
La prima è la guerra. Se le trattative tra Stati Uniti e Iran si concludono con un accordo, la scommessa dei mercati si rivela giusta e il rally potrebbe continuare. Se invece il conflitto si prolunga o si allarga, la correzione potrebbe essere brusca.
La seconda variabile sono i conti trimestrali delle aziende. La stagione degli utili è appena iniziata. Se le aziende confermano le stime ottimistiche degli analisti, i mercati hanno un motivo concreto per restare alti. Se deludono, le valutazioni attuali diventano difficili da sostenere.
Conclusioni: le Borse non sono impazzite, seguono logiche diverse
Il paradosso delle Borse ai massimi storici mentre il mondo va in fiamme non è irrazionale. È il risultato di quattro fattori che si sommano: la scommessa sulla brevità della guerra, la crescita degli utili nei settori energetico e tecnologico, il peso specifico di quei settori negli indici, e l’effetto amplificatore delle ricoperture.
Nessuno di questi fattori è eterno. La scommessa sulla guerra può rivelarsi sbagliata. Gli utili possono deludere. Le ricoperture si esauriscono per definizione. Ma finché questi quattro motori girano, le Borse continuano a salire. E chi non capisce questi meccanismi rischia di restare sorpreso, sia quando i mercati salgono in modo apparentemente inspiegabile, sia quando correggono con una rapidità che sembra altrettanto inspiegabile.