Pirateria: pilotare l'informazione

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Autore: Angelo Greco

15 ottobre 2011

Avvocato, direttore responsabile del giornale "La Legge per Tutti", autore di numerose pubblicazioni (tra cui alcune per il gruppo Feltrinelli, Sole24Ore, Mondadori) si è formato all'università LUISS di Roma. Già collaboratore presso l'Università della Calabria e la Columbia University di New York, è altresì ospite di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche. Ha co-condotto uno spazio su Uno Mattina (RaiUno) dal titolo "Tempo e Denaro" tra il 2016 e il 2017. Definito dal Sole24Ore, nel 2020, «il professionista più influente d'Italia» è uno dei primi divulgatori del diritto in Italia, titolare del canale YouTube che porta il suo stesso nome con quasi un milione di followers. Maggiori informazioni su www.avvangelogreco.it

Un articolo apparso su Repubblica.it lo scorso 15 ottobre proclamava la morte del Peer to Peer. Il giornalista citava una ricerca condotta dall’osservatorio Nielsen secondo la quale gli utenti di eMule sarebbero scesi da 6,7 milioni del luglio 2009 a 4,9 milioni dell’anno successivo: una caduta libera pari al 43%.

Dove si sarebbe spostata, allora, secondo “La Repubblica”, tutta questa folla di pirati? L’articolista spiegava che lo streaming su YouTube (con 13 milioni di utenti a luglio 2010) avrebbe assorbito ben il 30% di questa fetta di ex scaricatori, mentre iTunes (con 2,7 milioni di utenti) ne avrebbe acquisito il restante 10%.

La considerazione, però, risultava sospetta. Si trattava, infatti, sia per quanto riguarda YouTube che iTunes, di due sistemi guarda caso legali.

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Che la pirateria avesse deciso, dall’oggi al domani, di purificarsi e fare obiezione di coscienza? Ma neanche a parlarne. Chi nasce pirata, lo rimane.
La notizia, allora, rischiava di apparire, nella migliore delle ipotesi, solo il frutto di una cattiva interpretazione dei dati.

Sennonché la soluzione è venuta da sé, leggendo le ultime news provenienti dalla Società italiana degli Autori.
Da queste apprendiamo infatti che, lo scorso luglio, SIAE e YouTube hanno siglato una licenza, valida sino al 31 dicembre 2012. L’accordo copre l’uso in Italia, in modalità streaming, di musica e opere audiovisive del repertorio SIAE nei video presenti sulla piattaforma YouTube.

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In parole povere, autori, compositori ed editori musicali rappresentati da SIAE saranno ricompensati per l’utilizzo, su YouTube, delle loro opere. L’accordo prevede, per gli aventi diritto, una percentuale sui ricavi della pubblicità che YouTube si prepara a correlare ai contenuti protetti. Negli scorsi mesi, la società di Mountain View ha messo a punto un sofisticato sistema di “impronte digitali” audiovideo capace di riconoscere autoamenticamente quando, sui propri server, venga caricato un contenuto protetto dal diritto d’autore. Finalmente un modo intelligente e creativo di tutelare il diritto d’autore.

Ma, quanto all’articolo apparso su Repubblica.it, resta il dubbio che si tratti solo di un messaggio subliminale. Come quando chiedi se c’è gente in un locale e ti viene consigliato di andare in un altro. E chi te lo dice è il proprietario di questo secondo posto.

Ah…, l’informazione italiana! Trasparente come un’orzata.

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