Diritto oggettivo, soggettivo e interesse legittimo: che significa?
C’è un diritto soggettivo tutte le volte in cui, nel diritto oggettivo, esiste una norma che consente di ricorrere al giudice per la tutela di un interesse.
La parola “diritto” ha un duplice significato e, sebbene possa essere utilizzata indifferentemente nell’uno o nell’altro senso, il risultato è completamente diverso. Per esempio:
- se raccontiamo a un amico che nella nostra scuola si studia il diritto, gli stiamo dicendo che si studia un complesso di regole (o norme giuridiche) poste dallo Stato per regolare la vita civile all’interno della nostra nazione;
- se invece gli raccontiamo che durante l’estate abbiamo lavorato in uno stabilimento balneare e per questo abbiamo diritto di essere pagati, non c’è dubbio che stiamo utilizzando il medesimo termine non più per indicare un complesso di regole, ma per dire che ci troviamo nella posizione di poter pretendere di riscuotere la somma concordata con il datore di lavoro.
Come individuare, allora, il significato da attribuire, di volta in volta, alla parola diritto?
Indice
Cos’è il diritto oggettivo?
Il diritto oggettivo è l’insieme delle regole (o norme giuridiche) poste dallo Stato per disciplinare la vita sociale all’interno dei propri confini.
Poiché queste norme, come si è appena detto, sono poste dallo Stato, il diritto oggettivo viene anche indicato come diritto positivo oppure come ordinamento giuridico.
Il diritto oggettivo non è sempre identico a sé stesso ma muta nel tempo a seconda delle modifiche legislative: col passare degli anni, infatti, alcune norme vengono abrogate mentre di nuove vengono applicate.
Cos’è il diritto soggettivo?
Il diritto soggettivo attribuisce il potere di far valere davanti a un giudice un proprio interesse riconosciuto, meritevole di tutela da una norma presente nel diritto oggettivo.
Si ha diritto soggettivo a ottenere la retribuzione dall’azienda per il lavoro svolto, a non essere licenziati per un motivo discriminatorio, a ottenere il risarcimento del danno ingiusto subito, il diritto a non essere molestati nel godimento delle proprie cose.
Condizione perché esista un diritto soggettivo è che sia presente, nel diritto oggettivo, una norma che riconosca come meritevole di tutela un certo tipo di interesse.
Cos’è l’interesse legittimo?
I diritti soggettivi
Quando si ha a che fare con la pubblica amministrazione, la posizione del cittadino non è quasi mai la stessa che egli può vantare nei rapporti con gli altri soggetti privati, ma è una posizione subordinata, dove non esistono diritti soggettivi, ma solo interessi legittimi.
Il candidato in un concorso pubblico non può avere il diritto soggettivo ad essere assunto o ad essere valutato in modo corretto, ma ha un interesse legittimo a che le operazioni si compiano secondo legge e in modo uguale e trasparente per tutti.
A tutti sarà capitato di stabilire un rapporto con organi della pubblica amministrazione
In questi casi e in molti altri simili, è sicuramente nostro interesse – anche per il bene collettivo dello Stato, che funzioni in perfetta regola senza discriminazioni e con la massima efficienza – che questi organi svolgano la loro funzione nel rispetto della legge.
La mancata valutazione di un nostro punteggio per la graduatoria di un bando non ci dà automaticamente il diritto soggettivo ad essere assunti, ma l’interesse a che la nostra posizione sia valutata correttamente, in modo da poter davvero sperare che quell’ufficio pubblico sia ricoperto dal migliore candidato.
L’ordinamento chiama questa posizione interesse legittimo.
L’interesse legittimo è l’interesse del soggetto a che gli organi della pubblica amministrazione svolgano la loro funzione nel rispetto delle norme giuridiche poste per disciplinare la loro attività.
La violazione dell’interesse legittimo può dar luogo a riparazioni di vario genere: finanche il risarcimento del danno.