Cartella esattoriale: come si calcolano gli interessi di mora?

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Autore: Francesca Romana Riili

13 giugno 2017

Laureata con lode all’Università degli Studi di Catania, attualmente esercita la professione di avvocato a Siracusa e a Catania. Specializzata in diritto civile e tributario, collabora stabilmente con uno studio notarile e uno studio commerciale, per i quali cura il settore contenzioso.

Ecco qualche indicazione per controllare quando il calcolo degli interessi di mora su una cartella di pagamento è stato eseguito correttamente.

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Purtroppo capita spesso che un piccolo debito esattoriale, se non pagato, diventi onerosissimo a causa dell’aggio di riscossione e degli interessi di mora. In questo articolo vogliamo fornire alcune indicazioni per verificare se il calcolo degli interessi di mora, dovuti all’Agente della riscossione, sia stato effettuato correttamente.

Che valore ha una cartella esattoriale?

La cartella di pagamento è l’atto con cui l’Agente della riscossione intima al contribuente l’obbligo di pagare le somme risultanti dalle iscrizioni a ruolo a suo carico. In altre parole, con la

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cartella di pagamento è data al contribuente debitore l’ultima possibilità di pagare, prima che venga compiuta nei suoi confronti l’esecuzione forzata.

Nella cartella di pagamento, di conseguenza, devono necessariamente essere riportati:

Qual è il termine entro cui va pagata una cartella esattoriale?

Come abbiamo detto, il destinatario di una cartella di pagamento ha

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sessanta giorni di tempo per pagare, a far data dalla notifica della cartella.

Questo termine è previsto per legge ed è un termine generale [1], nel senso che vale per tutte le cartelle di pagamento (ad esempio per Irpef, Imu, imposta di registro, multe stradali, etc.).

Questo termine di sessanta giorni è stabilito a garanzia del contribuente, che deve avere il tempo necessario a procurarsi il denaro per pagare la cartella.

Dunque, durante tale termine non maturano interessi di mora.

Quando cominciano a maturare gli interessi sulla cartella di pagamento?

La legge concede al contribuente il termine di sessanta giorni per pagare, senza che il debito venga aggravato durante tale periodo di ulteriori somme.

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Tuttavia, nel caso in cui il contribuente non dovesse pagare la cartella, matureranno su questa i cosiddetti interessi di mora sin dal giorno della notifica [2], e quindi anche per i primi sessanta giorni.

Possiamo quindi dire che il termine di pagamento di sessanta giorni è previsto solo per il contribuente che abbia possibilità di pagare. In mancanza, gli interessi di mora si calcolano dalla notifica.

Su quali voci della cartella si calcolano gli interessi di mora?

Generalmente in un una cartella esattoriale si trovano le seguenti voci:

Ebbene, gli

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interessi di mora si calcolano su tutto il debito indicato nella cartella, ad eccezioni delle voci consistenti in sanzioni tributarie ed interessi.

Qual è il tasso degli interessi di mora?

Attualmente il tasso degli interessi di mora, che maturano sulle cartelle esattoriali non pagate, è del 3,5%.

Ciò significa che ogni anno matura un interesse del 3,5% sulle somme dovute, esclusi sanzioni e interessi.

Il tasso del 3,5% è in vigore dal 15 maggio 2017, come illustriamo nell’articolo Scendono gli interessi di mora sulle cartelle di pagamento.

Come contestare un calcolo errato degli interessi di mora?

La verifica sul calcolo degli interessi di mora va eseguita in occasione della notifica degli atti successivi alla cartella di pagamento.

Quindi, il rispetto dei principi sopra indicati va controllato se viene notificato:

Infatti in tutti questi atti saranno indicati, oltre al debito originario, anche gli interessi di mora maturati dal giorno di notifica della cartella.

Nel caso ci sia un errore nel calcolo degli interessi e lo si voglia contestare, gli atti sopra elencati vanno impugnati entro sessanta giorni dalla rispettiva notifica.

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