Pignoramento del conto corrente: cos'è e cosa comporta

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Autore: Redazione

18 luglio 2017

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Il pignoramento del conto corrente inizia con la notifica di un atto di precetto o di una cartella di pagamento; non viene bloccato tutto il conto ma solo le somme per le quali il creditore agisce.

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Nel conto corrente la gente non deposita solo soldi: ci sono i sacrifici di molti anni, le privazioni, il duro lavoro, la speranza di poter mandare i figli all’università o di comprare loro una casa; c’è il salvagente dai rischi del futuro o la liquidazione necessaria per sopravvivere in assenza di una pensione dignitosa. Insomma, nel conto corrente c’è ben più di un semplice, sterile e freddo saldo. Tuttavia, il pignoramento del conto corrente è sottoposto a ben pochi limiti; sicché, con una procedura che dura meno di un anno, qualsiasi creditore può bloccare e asportare – salvo le eccezioni che a breve vedremo – tutte le somme ivi depositate. La procedura è diversa a seconda che il creditore sia un soggetto privato (una banca, un fornitore, la controparte di una causa, ecc.) o l’Agenzia Entrate Riscossione, il nuovo esattore che dal 1° luglio 2017 ha sostituito Equitalia: nel primo caso, infatti, per procedere al

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pignoramento del conto corrente è necessario che si instauri una procedura in tribunale, mentre nel secondo caso tutto si consuma con una lettera inviata alla banca (appunto il pignoramento) contenente l’obbligo di distrarre le somme in favore di Agenzia Entrate Riscossione entro 60 giorni.

Ma come avviene il pignoramento del conto corrente? Chi può bloccarlo e con quale procedura? Come si sblocca un conto corrente pignorato? Che succede se il pignoramento va a toccare un conto corrente cointestato? Di questo ci occuperemo nel corso del presente articolo.

Il conto corrente viene bloccato sino a quando il giudice non assegna le somme pignorate al creditore. Ma l’Agenzia delle Entrate può farsi accreditare le somme senza il tribunale.

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Chi può pignorare il conto corrente?

Prima di chiarire

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cos’è e cosa comporta il pignoramento del conto corrente vediamo chi può agire. La domanda non è così inutile perché, come vedremo, chi può pignorare il conto corrente non è il semplice creditore, ma il creditore che sia in possesso di un «titolo esecutivo». Il titolo esecutivo è un documento “ufficiale” – ossia avente pieno valore legale – che certifica l’esistenza e l’entità del credito. Sono titoli esecutivi le sentenze di condanna (anche emesse in primo grado ed appellate), i decreti ingiuntivi dopo 40 giorni dalla loro notifica e non oggetto di opposizione, le cambiali e gli assegni, i contratti di mutuo e tutti gli altri atti pubblici stipulati davanti a un notaio aventi ad oggetto il pagamento di somme di denaro, le conciliazioni firmate davanti all’Ispettorato del lavoro o quelle innanzi a un giudice o un organismo di mediazione. Dunque, solo se il creditore è munito di uno di tali documenti può procedere – nel rispetto della procedura che a breve vedremo – al pignoramento del conto corrente.
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La precisazione è importante perché, molto spesso, il debitore crede che per il semplice fatto di non aver pagato una fattura, una bolletta, l’importo indicato in un contratto o una rata a una finanziaria possa subire il pignoramento del conto corrente. Checché ne dicano gli operatori dei call center, incaricati del recupero crediti, il creditore che non sia stato pagato non può bloccare il conto corrente se prima non si procura – in tribunale – un decreto ingiuntivo o non fa una causa ordinaria al debitore. Insomma, i tempi si allungano e il pignoramento non arriva dall’oggi al domani.

Conto corrente, è pignorabile? Limiti al pignoramento del conto

Il secondo aspetto su cui dobbiamo soffermarci prima di andare a vedere

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cos’è e cosa comporta il pignoramento del conto corrente è se il predetto conto corrente è pignorabile e in che misura. In astratto tutti i conti correnti sono pignorabili, ma con delle limitazioni. Vediamole qui di seguito.

Conto corrente cointestato: è pignorabile?

La prima limitazione è nel caso di contitolarità del conto corrente: un conto corrente cointestato è pignorabile? La risposta è affermativa, ma nei limiti della metà. In altre parole il creditore può prelevare fino a massimo il 50% della somma depositata, anche se la stessa non soddisfa le sue pretese. Ad esempio, se un creditore vanta un credito di 2.500 euro e aggredisce un conto cointestato a padre e figlio dove sono depositati solo 2.000 euro, può pignorare unicamente l’importo di 1.000 euro e per i residui 1.500 euro dovrà agire diversamente.

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Conto corrente con lo stipendio: è pignorabile?

Un secondo limite al pignoramento del conto corrente è nel caso in cui, in esso, venga accreditato solo lo stipendio. La legge pone due ordini di limiti al pignoramento del conto corrente con lo stipendio:

Attenzione: per poter usufruire dei

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limiti del pignoramento del conto con lo stipendio è necessario che sul predetto rapporto bancario non confluiscano redditi di natura diversa. Per cui, chi ad esempio svolge due attività, sarà bene che si munisca di conti correnti differenti affinché almeno uno dei due usufruisca del predetto trattamento di favore.

Conto corrente con il TFR: è pignorabile?

Anche il conto corrente con il Tfr segue le stesse regole di quello dello stipendio. Per cui se il conto è già pignorato prima che venga accreditato il Tfr, quest’ultimo sarà pignorabile fino a un quinto. Invece, se il pignoramento giunge dopo l’accredito, il blocco riguarderà la parte eccedente 1.344,21 euro.

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Conto corrente con la pensione: è pignorabile?

Se nel conto corrente è accreditata unicamente la pensione, valgono le stesse regole e limiti per il pignoramento del conto corrente con lo stipendio:

Pignoramento conto corrente: come funziona?

Vediamo ora alla procedura con cui si procede al cosiddetto “blocco” del conto corrente. Come abbiamo anticipato in apertura, il procedimento è diverso a seconda che il creditore sia un soggetto privato o l’Agenzia Entrate Riscossione. Tratteremo le due ipotesi in paragrafi differenti.

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Pignoramento del conto corrente da parte di un privato: la procedura

Il creditore deve essere già in possesso di un titolo esecutivo (v. sopra), ossia una sentenza, un decreto ingiuntivo divenuto definitivo, un assegno, una cambiale, un mutuo o un altro atto pubblico ricevuto da notaio. Se il titolo esecutivo è una sentenza o un decreto ingiuntivo deve essere stato notificato al debitore.

Prima di procedere al pignoramento del conto corrente è necessario notificare il cosiddetto atto di precetto tramite ufficiale giudiziario; si tratta di un ultimo avviso con cui si intima il pagamento entro 10 giorni. Il precetto ha efficacia per massimo 90 giorni dopo i quali scade e va rinotificato se si vuol procedere col pignoramento.

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Una volta notificato il precetto, il creditore può procedere alla notifica dell’atto di pignoramento vero e proprio di cui una copia va inviata alla banca e una al debitore. La legge non dice a chi dei due debba arrivare prima, ma di norma la spedizione viene curata nello stesso momento.

Con l’atto di pignoramento, l’ufficiale giudiziario intima alla banca di non consentire più al debitore di prelevare o utilizzare le somme pignorate (ad esempio facendo bonifici). Pertanto, ricevuto il pignoramento la banca “blocca” la parte di conto corrente pignorata.

Le somme pignorate non devono necessariamente corrispondere all’intero importo depositato nel conto corrente. Difatti, se quest’ultimo contiene un saldo più elevato del debito, il creditore potrà pignorare solo le somme per le quali agisce e non oltre. Ad esempio, su un conto di 10mila euro, una persona con un credito di 2mila euro non può bloccare l’intero rapporto bancario. In ogni caso la legge consente al creditore di pignorare un importo pari al proprio credito aumentato della metà, estensione che si giustifica per poter pagare spese della procedura e interessi. Ad esempio, se il creditore ha ottenuto un decreto ingiuntivo di 2mila euro, può pignorare fino a 3mila euro (2.000 + la metà di 2.000).

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L’atto di pignoramento contiene anche l’invito, al debitore, di presentarsi in udienza a una data prefissata, ivi stesso indicata. In tale udienza, il giudice – se non ci sono opposizioni del debitore – assegna al creditore la somma da questi pignorata. Il debitore può, a mezzo del proprio avvocato, opporsi attivando una apposita causa per contestare il diritto del creditore a procedere al pignoramento (cosiddetta «opposizione all’esecuzione») oppure la regolarità formale della procedura (cosiddetta «opposizione agli atti esecutivi»).

Nulla esclude che, a pignoramento già avviato, il debitore offra al creditore una soluzione alternativa per trovare un accordo, anche se è inverosimile che questi accetti avendo già trovato delle somme su cui soddisfarsi integralmente o parzialmente.

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Tra la data del pignoramento e l’udienza di assegnazione delle somme possono passare diversi mesi. Durante tale periodo il conto resta pignorato. Due sono le ipotesi che si possono verificare:

Pignoramento del conto da parte Agenzia Entrate Riscossione: la procedura

Regole diverse valgono per il caso di pignoramento del conto corrente da parte di Agenzia Entrate Riscossione

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. Quest’ultima è tenuta a inviare solo:

L’atto di pignoramento del conto corrente è un ordine rivolto alla banca a versare le somme direttamente all’Agente della riscossione, senza passare in questo caso dall’udienza davanti al giudice. Ciò a condizione che il debitore non paghi entro 60 giorni. In altri termini con il pignoramento del conto corrente l’Agenzia Entrate Riscossione invita il contribuente a versare il dovuto entro 2 mesi, procedendo nel contempo al blocco del conto corrente. Se il pagamento non avviene le somme saranno direttamente accreditate all’esattore.

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Il debitore può bloccare il pignoramento del conto corrente tramite una richiesta di rateazione: con la dimostrazione del versamento della prima rata il conto viene sbloccato.

Che succede se il creditore non trova nulla sul conto corrente?

Se il conto corrente è “a zero” o “in rosso” il creditore resta insoddisfatto. Il giudice sblocca il conto corrente e il debitore torna libero di utilizzarlo. Ad ogni modo il creditore potrà intraprendere altre forme di pignoramento o pignorare lo stesso conto una seconda volta quando ritornato in attivo.

Come fa il creditore a sapere qual è il conto del debitore?

Sia il creditore privato che Agenzia Entrate Riscossione hanno ormai strumenti sofisticati per intercettare la banca di appoggio del debitore. In particolare:

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Che succede dopo che il giudice ha assegnato le somme al creditore?

Il conto corrente è sbloccato anche nel caso in cui l’importo sia insufficiente a soddisfare le esigenze del creditore. Così dal giorno dopo il correntista è libero di utilizzare le somme per come meglio ritiene. Tuttavia, se il conto corrente costituisce l’appoggio per l’accredito della pensione o dello stipendio:

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Posso cambiare il conto corrente pignorato?

Il debitore che ha in corso il pignoramento del conto corrente può sempre aprire un altro conto con un differente istituto di credito. Tuttavia ciò non esclude che il creditore possa intraprendere una ulteriore procedura e bloccare anche questo. Ciò però non sempre avviene; il creditore infatti dovrebbe venire a conoscenza del nuovo rapporto. Se peraltro il primo pignoramento è andato a buon fine non c’è ragione per il creditore di avviare una seconda esecuzione forzata.

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Pignoramento conto corrente: che succede se il debitore muore?

L’eventuale decesso del titolare del conto corrente non sblocca il conto corrente pignorato, in quanto lo stesso – così come i relativi debiti – passa direttamente e senza soluzione di continuità in capo agli eredi, i quali quindi diventano destinatari dell’esecuzione forzata.

Pignoramento conto corrente: come sbloccarlo?

Come abbiamo visto, è possibile sbloccare il conto corrente pignorato da Agenzia Entrate Riscossione solo attraverso una richiesta di rateazione. Se ad agire è invece un privato, per lo sblocco è necessario un ordine del giudice o una rinuncia del creditore alla procedura. Nel primo caso, si deve agire con una opposizione, la quale però da sola non basta: è necessario che il tribunale ritenga doveroso sospendere il pignoramento, circostanza che valuta sulla base della fondatezza dell’opposizione stessa. Nel secondo caso è necessario trovare un accordo con il creditore e che questi presenti in tribunale una dichiarazione di rinuncia al pignoramento.

Quando il creditore blocca il conto corrente?

Non esiste un limite minimo di importo per procedere al pignoramento del conto corrente. La legge consente l’avvio della procedura anche per importi minimi. Tutto è rimesso a discrezione del creditore.

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