Controllo prelievo contanti
Fisco: l’Agenzia delle Entrate non può chiedere spiegazioni al contribuente che preleva una consistente somma di contanti.
In molti se lo chiedono ancor oggi: esistono limiti ai prelievi dal conto corrente? Il problema è diventato comune perché si sente spesso parlare di indagini bancarie da parte dell’Agenzia delle Entrate e del fatto che, tramite la tracciabilità delle movimentazioni sul conto, è possibile ricostruire il reddito non dichiarato al fisco. In verità sul punto c’è spesso confusione. Così, nell’incertezza, molti contribuenti preferiscono fare piccoli prelievi, scaglionati nel tempo, piuttosto che prendere una consistente somma tutta in una volta. Anche quando si tratta di pagare una prestazione in nero, senza fattura o altri documenti fiscali – necessità che, per forza di cose, impone di scartare il bonifico bancario e obbliga l’utilizzo del contante – si fa molta attenzione nel momento in cui si fa il prelievo in banca. Il
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Lavoratori dipendenti e pensionati: limiti ai prelievi dal conto
Il fisco ben può conoscere, tramite le indagini bancarie e il ricorso all’Anagrafe dei rapporti finanziari, tutti i prelievi e i versamenti effettuati sul conto corrente da ogni contribuente. Ma l’Agenzia delle Entrate potrebbe mai chiedere: «A cosa servono i soldi prelevati dal conto corrente?». Potrebbe mai imporre al cittadino di giustificare la ragione per cui ha attinto dalla banca dei contanti? La risposta è assolutamente no, almeno per quanto riguarda i titolari di un reddito da lavoro dipendente o di pensione. Se anche è vero il contrario (in caso di
Questa regola è sempre stata valida per i lavoratori dipendenti e pensionati. Non lo è stata, a lungo, per professionisti e imprenditori. Vedremo a breve quali limiti incontrano queste due categorie di contribuenti e quali sono i rischi di controllo sul prelievo di contanti.
Una cosa è certa: chi è disoccupato, chi svolge un lavoro in nero, chi percepisce un reddito da prestazioni occasionali, chi è titolare di partita Iva ed è un parasubordinato, così come chi è un lavoratore dipendente o un pensionato è libero di
Professionisti, autonomi e artigiani
Un tempo, per professionisti, autonomi e artigiani funzionava in questo modo: ogni prelievo dal conto doveva essere giustificato; bisognava cioè indicare il beneficiario dei soldi. Diversamente il fisco avrebbe potuto presumere che i contanti servivano per eseguire investimenti senza dichiararli al fisco, ricevendo così altro reddito in nero. Questo ragionamento, però, secondo la Corte Costituzionale [2] non teneva conto di un importante fatto: che quasi sempre il professionista o l’artigiano usano un unico conto corrente sia per le esigenze familiari che per quelle professionali. Impossibile, quindi, dopo molti anni, ricordare se un prelievo è stato eseguito per fare la spesa o per acquistare attrezzatura di studio o pagare un dipendente. Quindi, visto che tale tipologia di contribuenti ha l’obbligo di una contabilità semplificata, secondo la Consulta non è possibile effettuare
La sentenza ricorda che la Consulta ha ritenuto la presunzione relativa ai prelevamenti, nei confronti dei professionisti, lesiva del principio di ragionevolezza e capacità contributiva.
È venuta quindi meno la presunzione legale sui prelevamenti operati sui conti bancari effettuata dal lavoratore autonomo, dal professionista intellettuale o dall’artigiano.
Imprenditori
Passiamo infine agli imprenditori. Per loro le regole sono diverse; la disparità di trattamento si giustifica per il fatto che essi sono tenuti a una contabilità analitica: tanto esce dalla cassa, tanto bisogna riportare nei registri. Per ciò, anche dopo molto tempo dalla spesa, è sempre possibile ricordare per quale scopo è stato effettuato un prelievo. Ad esempio, un imprenditore che, un giorno, prende 100 euro dalla cassa per acquistare della cancelleria, dovrà scriverlo nel bilancio. Lo stesso dicasi per i prelievi dal conto corrente. Ciò nonostante la legge ha voluto accordare a tali contribuenti un minimo margine di elasticità: tutti i prelievi che inferiori a mille euro al giorno, e sempre che non superino 5mila euro al mese, non vanno giustificati. Dopo tale soglia, invece, se non c’è possibilità di indicare il beneficiario del prelievo, scatta l’accertamento fiscale. Il doppio limite – e in particolare il vincolo dei 5mila euro mensili – serve per evitare che il divieto possa essere raggirato con tanti piccoli prelievi quotidiani.
Dunque, nel caso dei titolari di un reddito di impresa, i controlli sui prelievi di contanti in banca restano tutt’oggi possibili.
Versamenti in banca
La situazione è completamente diversa per i versamenti sul conto. In quest’ambito invece non ci sono differenze tra i vari contribuenti e tutti sono tenuti – a richiesta del fisco – a giustificare la provenienza dei soldi. Leggi sul punto Versamenti, vanno giustificati?