Pensione, è possibile riscattare i periodi non lavorati?
Riscatto dei periodi di disoccupazione e in cui non è svolta l’attività lavorativa: in quali casi è possibile per il lavoratore.
Ti mancano ancora parecchi anni di contributi per arrivare alla pensione, perché per diversi periodi non hai lavorato? Forse non sai che puoi riscattare, a determinate condizioni, i periodi di disoccupazione: in pratica, puoi recuperare i periodi in cui non hai lavorato per raggiungere il diritto al trattamento pensionistico, pagando il relativo onere.
Quindi ai fini della pensione è possibile riscattare i periodi non lavorati?
Solo alcuni dei periodi in cui non è svolta attività lavorativa possono essere recuperati. Inoltre, la legge di Bilancio 2021
Bisogna anche considerare che, sino al 31 dicembre 2021, grazie alla cosiddetta pace contributiva, è possibile recuperare tutti i periodi non lavorati e non contribuiti, purché collocati tra il primo e l’ultimo contributo versato all’Inps e purché il lavoratore non abbia contributi accreditati prima del 1996. Per approfondire, puoi leggere: Pace contributiva, il riscatto sperimentale.
Ma procediamo con ordine e vediamo come fare e in quali casi
Indice
Quali periodi non lavorati si possono riscattare
Innanzitutto, va precisato che non tutti i periodi in cui il lavoratore è privo di occupazione possono essere riscattati, ma soltanto quelli successivi al 31 dicembre 1996 [1].
Bisogna poi sottolineare che questi periodi non devono risultare già coperti da altro tipo di contribuzione: niente riscatto, dunque, se si tratta di periodi di disoccupazione indennizzata (Ds o Ds a requisiti ridotti, Aspi, Mini Aspi, Naspi, mobilità…), in quanto per questi periodi l’Inps accredita i contributi figurativi.
È importante anche tener presente che durante tutto il periodo da riscattare deve essere verificato il requisito della permanenza dello stato di disoccupazione: bisogna dunque che la domanda di riscatto sia accompagnata da una certificazione di iscrizione nelle liste di collocamento, rilasciata dal competente Ufficio del lavoro/Centro per l’impiego. Nella certificazione deve essere dichiarato che, per tutto il periodo chiesto a riscatto, si è protratto lo stato di disoccupazione [2].
È necessario anche precisare che i periodi riscattabili sono solo quelli collocati tra un rapporto di lavoro a tempo determinato, o stagionale, e il rapporto successivo. La finalità della disposizione che consente il riscatto dei periodi non lavorati, difatti, è quella di tutelare le situazioni in cui il rapporto di lavoro è interrotto a causa della natura dell’attività prestata, saltuaria o discontinua: lo ha precisato l’Inps
Questa scelta di non tutelare le interruzioni di alcuni rapporti di lavoro a tempo indeterminato appare senz’altro discutibile, posto che nella maggior parte dei casi la cessazione avviene per volontà del datore di lavoro, quindi sarebbe giusto salvaguardare almeno quei lavoratori che non hanno interrotto volontariamente il rapporto.
Senza considerare che l’onere del riscatto, in ogni caso, è a carico del lavoratore, quindi la tutela non ha praticamente costi per l’Inps.
Chi può riscattare i periodi non lavorati
Possono riscattare i periodi non lavorati tutti i lavoratori dipendenti iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps (Ago) e alle forme esclusive e sostitutive (ad esempio ex Fondo elettrici e telefonici, la gestione dei dipendenti pubblici ex Inpdap) senza che sia necessario un periodo di iscrizione minimo.
Come si calcola il costo del riscatto
Considerando che i periodi da riscattare devono essere collocati dopo il 31 dicembre 1996, il costo del riscatto, nella maggior parte dei casi, si determina con sistema contributivo o percentuale:
- si deve prendere come riferimento la retribuzione pensionabile degli ultimi 12 mesi;
- si deve poi moltiplicare la retribuzione per gli anni da ricongiungere e per l’aliquota contributiva (33% per l’Inps Fondo pensioni lavoratori dipendenti); nel caso in cui i periodi siano più brevi, o non risultino annualità intere, si deve rapportare l’imponibile dell’ultimo anno a mese, o a settimana [5].
Se l’interessato ha più di 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995, l’onere di riscatto si deve calcolare col sistema retributivo o della
- si deve effettuare un primo calcolo della pensione considerando i soli periodi presenti nella gestione in cui opera il riscatto;
- successivamente si deve un secondo calcolo della pensione considerando anche i periodi da riscatto, come se risultassero già accreditati nel fondo prescelto.
- bisogna poi fare la differenza tra i due calcoli per ottenere l’ammontare del beneficio conseguito, la riserva matematica;
- una volta determinato il beneficio, questo si deve moltiplicare per un apposito coefficiente, il coefficiente di riserva matematica, che cambia in relazione all’età, al sesso e all’anzianità contributiva del lavoratore: si ottiene, così, l’onere di riscatto.
Riscatto dei periodi non lavorati nel part time
I lavoratori con contratto di
Dal 1° gennaio 2021, questi periodi sono comunque utili al diritto a pensione, grazie alle previsioni della legge di Bilancio 2021 [4]. Perché tutte le 52 settimane dell’anno siano coperte ai fini contributivi, però, è necessario che (come previsto per la generalità dei lavoratori):
- si raggiunga una retribuzione minima annua imponibile previdenziale di 10.724 euro (valore 2020 e 2021);
- il rapporto di lavoro o più rapporti di lavoro coprano l’intera annualità, dal 1° gennaio al 31 dicembre.
Resta comunque salva la facoltà di riscattare questi periodi, anche a integrazione dei periodi riconosciuti ai sensi della legge di Bilancio 2021 [9].