Depressione: è riconosciuta come malattia?

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Autore: Redazione

25 febbraio 2018

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Quali sono i diritti del lavoratore che soffre di depressione? La depressione è riconosciuta come malattia invalidante? Cosa sapere su permessi, assenze per malattia, invalidità, assegno di accompagnamento e licenziamento

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La depressione è considerata il male oscuro del secolo e sottovalutarla sarebbe un gravissimo errore. Si tratta un disturbo dell’umore molto serio e diffuso, tanto che ne soffre circa il 15% della popolazione. Si calcola che su 6 neonati, almeno uno soffrirà di depressione durante la sua vita. I numeri sono, dunque, spaventosi e, purtroppo, in forte crescita. Il boom della depressione, come già segnalato dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), arriverà nel prossimo decennio fino a diventare nel 2030 la prima causa al mondo di

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giornate di lavoro perse per disabilità, superando il primato storico delle malattie cardiovascolari. Per questo motivo, la Sopsi (Società Italiana di Psicopatologia) ha lanciato un grido d’allarme, che non riguarda la dimensione farmacologica e terapeutica su cui si registrano enormi progressi, ma le emergenze sociali (quali la crisi economica dell’ultimo decennio, la disoccupazione giovanile, la povertà crescente ed il conseguente calo di autostima) che restano il primo fattore scatenante della depressione e di molti altri disturbi psichici.

Ciò premesso, ci si chiede: la depressione è riconosciuta come malattia invalidante? E soprattutto: quali sono i diritti del lavoratore che soffre di depressione?

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A tanto risponderemo nel presente articolo.

La depressione è una malattia

La depressione è una malattia che può avere degli effetti devastanti in chi la soffre e, per questo, va tenuta nella stessa considerazione di qualsiasi altra infermità. Più nel dettaglio, quella che comunemente viene conosciuta come «depressione» è chiamata anche «

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disturbo depressivo maggiore» (Mdd -Major depressive disorder) e condiziona, oltre allo stato d’animo e di salute del soggetto, anche la sua vita familiare e sociale.

Depressione: è riconosciuta come una malattia invalidante?

Le cause della depressione non sono del tutto conosciute ma si tratta, a tutti gli effetti, di una patologia invalidante che garantisce alla persona malata di depressione alcuni diritti. Sul punto, infatti, è bene sapere che, come vedremo, le patologie psichiche trovano apposito spazio nelle tabelle ministeriali sull’invalidità. Ed infatti, nei casi più gravi, da quello che viene definito «il male oscuro» può derivare una riduzione della capacità lavorativa

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, un handicap, ed addirittura la necessità di supporto negli atti quotidiani della vita. Diversa, ma altrettanto seria, la depressione reattiva, che si scatena di fronte ad un evento inatteso come un lutto, la perdita del lavoro, una delusione amorosa, una malattia. In questi casi appare più semplice identificare la causa, ma le conseguenze possono essere altrettanto devastanti, a seconda della capacità del soggetto di «uscire dal tunnel». Il sintomo soggettivo prevalente è la sensazione di essere inutile, negativo o continuamente colpevole e si può arrivare anche all’odio verso di sé e a pensieri ricorrenti di morte o di suicidio.

In arrivo il boom depressione: prima causa di assenza dal lavoro

Come anticipato, il

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boom della depressione arriverà nel prossimo decennio fino a diventare nel 2030 la prima causa al mondo di giornate di lavoro perse per disabilità, superando il primato storico delle malattie cardiovascolari. È in forte crescita, inolte, il numero degli uomini che chiedono aiuto, ma la patologia del “male oscuro” resta un fenomeno al femminile: 3 pazienti su 4 sono donne (in pratica il 75% dei malati). Una sofferenza che tocca ogni fase della vita e va oltre l’appartenenza socio-economica: la prima adolescenza resta la fase più critica; le donne più esposte sono quelle con un carico familiare e lavorativo gravoso, che le rende vulnerabili, ma al contempo poco sostenute dallo Stato, dalla politica del lavoro e dalla famiglia stessa. I sintomi della depressione non cambiano, tra uomo e donna, «
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quello che cambia è l’approccio alla malattia. Le donne partono dall’interiorità e dalla dimensione del dolore e della perdita soggettiva, e riescono a parlare delle proprie emozioni. Gli uomini, invece, pur avvicinandosi in maniera maggiore rispetto agli anni scorsi ai servizi di cura psichiatrici, guardano alla dimensione esterna della propria sofferenza, di ciò che non riescono più a fare bene: si lamentano soprattutto del calo delle prestazioni lavorative. Il dolore e la frustrazione per gli uomini toccano la sfera sociale e del successo. La paura più grande è quella di perdere il ruolo nella società, di sentirsi falliti, per esempio, perché non più in grado di garantire lo stesso tenore di vita alla famiglia
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» [1].

Ciò detto, vediamo le agevolazioni lavorative ed economiche concesse in questi casi; quali sono cioè i diritti del lavoratore che soffre di depressione e tutti i dettagli su percentuali di invalidità, permessi, assenze per malattia, assegno di accompagnamento e licenziamento.

Depressione e percentuali di invalidità

Queste le percentuali di invalidità riconoscibili e per le quali è possibile inoltrare domanda all’Inps per il riconoscimento dello stato di invalido:

I diritti al lavoro di chi soffre di depressione

Tra

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i diritti di chi soffre di depressione rivestono notevole importanza quelli al lavoro. Trattandosi di una patologia psichica, infatti, il medico curante può decidere di lasciare a casa in malattia un lavoratore affetto da depressione. In caso di assenza per malattia, l’iter da seguire è il seguente:

Ovviamente, il lavoratore dovrà rispettare le fasce di reperibilità

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per un’eventuale visita fiscale dell’Inps. Per conoscere le fasce di reperibilità aggiornate al 2018, leggi: Visite fiscali: cosa cambia nel 2018?. Valgono, inoltre, le seguenti eccezioni:

Depressione e assegno di invalidità

Quando dalla patologia deriva una

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riduzione della capacità lavorativa, tra i diritti di chi soffre di depressione c’è quello all’invalidità. A seconda della gravità e del tipo di malattia depressiva, vengono riconosciute queste percentuali:

Affinché venga riconosciuta l’invalidità, chi soffre di depressione deve fare

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richiesta all’Inps (tramite servizi online, contact center o patronato) e sottoporsi all’esame di un’apposita commissione medica.

Da ricordare che l’assegno d’invalidità ordinario è riconosciuto per riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo (quindi per invalidità superiori al 67%), in presenza dei requisiti contributivi (5 anni di contribuzione, almeno 3 anni di contributi versati nell’ultimo quinquennio). L’assegno viene calcolato, al pari della pensione, sulla contribuzione versata (quindi col metodo retributivo o contributivo, a seconda della collocazione temporale dei contributi, e del possesso, o meno, di 18 anni di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995).

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Inoltre, i lavoratori con invalidità civile riconosciuta in misura superiore al 45%, hanno diritto al Collocamento Mirato, che consiste nell’accesso ai servizi di sostegno dedicati, e nell’iscrizione alle liste speciali, secondo quanto previsto dalla Legge [3].

Lavoratore depresso e Legge 104

Chi, a causa della depressione, soffre di un grave handicap mentale, motorio o sensoriale tale da impedire o limitare notevolmente l’integrazione sociale, lavorativa, personale e familiare ha diritto ai benefici relativi a questo stato, e cioè:

Depressione e assegno di accompagnamento

Tra i diritti del lavoratore depresso vi è quello relativo alla percezione dell’

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assegno di accompagnamento. L’assegno di accompagnamento, tuttavia, spetta solo nel caso in cui il lavoratore non riesca a compiere gli atti della vita quotidiana senza l’aiuto di una persona che lo assiste. L’importo mensile dell’indennità di accompagnamento è pari a 516,35 euro, per l’anno 2018; l’importo annuale è dunque pari a 6.196,20 euro, in quanto la prestazione spetta per 12 mensilità e non si ha diritto alla tredicesima.

Lavoratore depresso e pensione anticipata

Se dalla depressione deriva una certa percentuale di invalidità, è possibile chiedere la pensione anticipata. Ecco i requisiti:

Il lavoratore depresso può essere licenziato?

Tra i diritti di chi soffre di depressione c’è anche quello di mantenere il proprio posto di lavoro, cioè di non essere licenziato per la sua patologia. Lo ha stabilito la Cassazione [4] dichiarando inefficace un licenziamento nei confronti di un dipendente che ha disturbi di ansia, attacchi di panico o che sia emotivamente fragile in modo esasperato. Non solo: la Suprema Corte lo ha dichiarato illegittimo nonostante sia stata omessa la tempestiva comunicazione della malattia. Il lavoratore, infatti, è tutelato in questo caso dal contratto collettivo che impedisce di prendere questo tipo di provvedimento di fronte ad una patologia caratterizzata da ansia e panico.

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