Tari: cosa succede se non si paga

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Autore: Redazione

17 aprile 2018

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Tassa sui rifiuti non pagata o pagata in ritardo: ecco quali conseguenze e cosa rischia chi non paga o paga in ritardo la tassa sull’immondizia

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La tassa sui rifiuti è sicuramente una delle più odiate dagli italiani, soprattutto quando arriva il momento di pagarla. Momento che non è uguale per tutti, atteso che le scadenze e le modalità di pagamento della Tari vengono decise dal Comune di residenza. A seconda della città in cui si abita, infatti, la Tari può essere pagata in un’unica soluzione oppure in tre rate; solitamente il primo acconto va fatto entro aprile, il secondo entro luglio e il saldo entro la fine dell’anno. Come mezzi di pagamento, invece, si possono utilizzare il

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modello F24, il bollettino postale o Mav. Sul punto, abbiamo già visto tutte le esenzioni e le riduzioni Tari. Ed infatti, chi ha letto Tari: chi non deve pagare?, già saprà se dovrà pagare per intero la Tari o se, invece, sarà esonerato o agevolato da apposite riduzioni. Ma cosa succede se si paga la Tari in ritardo, oppure se ci si dimentica del tutto di pagare la tassa sui rifiuti? Cosa rischia chi non paga la Tari o la paga in ritardo? A tanto risponderemo nel presente articolo. Tuttavia, prima di vedere cosa succede se non si paga la tari o se si paga in ritardo, chiariamo alcuni concetti di fondamentale importanza.

Tari: cos’è e chi la paga

Come noto, la Tari, introdotta dalla legge di stabilità del 2014, è la

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tassa sui rifiuti, il cui pagamento è previsto per chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Nel dettaglio, la Tari va pagata dal proprietario residente di un immobile, dall’affittuario con contratto di affitto non temporaneo superiore ai 6 mesi e da chi garantisce i servizi nelle aree commerciali e nei locali di multiproprietà.

Ciò posto, vediamo cosa rischia chi, pur essendo tenuto a farlo, non paga la tassa sull’immondizia la paga in ritardo.

Tari in ritardo: che succede?

Come per tutte le tasse non pagate, anche sulla Tari pagata in ritardo viene applicata una sanzione. Ed infatti, in caso di

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pagamento in ritardo della Tari scatterà l’applicazione degli interessi di mora. Questi variano in base all’entità del ritardo stesso. Ecco in che misura:

In pratica, prima si sana il debito, meno si paga. Ciò grazie al cosiddetto

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ravvedimento operoso, da attuare entro un anno dalla scadenza del versamento della Tari. Tuttavia, il ravvedimento operoso si applica solamente quando il saldo della Tari avviene al massimo con un anno di ritardo. Difatti, come anticipato, quando il mancato pagamento supera i 12 mesi sull’importo da pagare va applicata una sanzione pari al 30% dell’imposta, al quale vanno aggiunti gli interessi.

Tari: cosa succede se non si paga

Quando, nonostante le richieste del proprio Comune, si continua a non pagare la Tari le conseguenze possono essere ben più gravi della semplice applicazione degli interessi e/o della sanzione amministrativa. Se la Tari non si paga da tanti anni e quindi l’importo complessivo supera i

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30mila euro si rischia addirittura il carcere per il reato di evasione fiscale. Quando l’importo è inferiore a questa cifra, invece, il contribuente commette solo un illecito tributario che non prevede il carcere, ma comporta comunque multe molto salate e pesanti sanzioni.

Ciò posto, vediamo più nel dettaglio, cosa rischia chi non paga la tari.

Tari non pagata: cosa si rischia

Chi non paga la Tari rischia l’iscrizione a ruolo del debito. In sostanza, il Comune delega l’Agente della Riscossione (Agenzia Entrate Riscossione) al recupero coattivo dell’importo. Prima dell’esecuzione forzata è necessaria la notifica della cartella di pagamento. Dopo la consegna al contribuente della cartella esattoriale, devono decorrere almeno 60 giorni prima di poter avviare un pignoramento. Il pignoramento però non può avvenire oltre 1 anno dalla notifica. Se scade questo termine, per poter agire esecutivamente è necessaria la notifica di un nuovo atto di sollecito, la cosiddetta intimazione di pagamento. L’intimazione di pagamento, a sua volta, ha una validità di 180 giorni, dopo i quali scade anch’essa e va rinnovata.

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Chi non paga la tari, dunque, rischia l’avvio del pignoramento. Il pignoramento può avere ad oggetto lo stipendio, la pensione, il conto corrente, i fitti e le pigioni del contribuente. Per piccoli importi si procede di solito prima con il fermo amministrativo dell’auto: un blocco che deve essere anticipato con un preavviso di almeno 30 giorni e che impedisce di mettere il mezzo in circolazione o di rottamarlo. È improbabile che si proceda al pignoramento della casa (salvo che vi siano ulteriori importi non riscossi): difatti è possibile iscrivere l’ipoteca solo per importi superiori a 20mila euro e procedere al pignoramento immobiliare solo per importi superiori a 120mila euro.

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Tari: quando si prescrive

In caso di mancato pagamento della Tari, prima di adempiere spontaneamente è sempre consigliabile verificare l’eventuale decorrenza dei termini di prescrizione. Come tutti i crediti, infatti, anche le tasse sono soggette a prescrizione, nel senso che, dopo un certo periodo di tempo, “scadono” e, in sostanza, non sono più dovute. Il contribuente, quindi, non è più tenuto al relativo versamento. Più nel dettaglio, la Tari si prescrive in 5 anni. Ciò significa che la richiesta di pagamento del Comune può riguardare solo gli ultimi 5 anni di arretrati. Se il contribuente ha quindi degli arretrati per Tari non pagata dovrà preoccuparsi solo degli ultimi cinque anni. Il termine si calcola a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui l’importo è dovuto. Ad esempio, la Tari non pagata del 2016 si prescrive il 31 dicembre 2021; per cui ogni richiesta di pagamento a partire dal 1° gennaio 2022 può essere oggetto di opposizione.

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Oltre alla prescrizione, esiste anche il termine di decadenza che è quello entro cui va notificata la cartella di pagamento per mancato pagamento della Tari.

Tari non pagata: entro quando la cartella di pagamento?

La cartella di pagamento deve essere notificata entro 3 anni da quando il Comune ha iscritto a ruolo l’importo non versato dal contribuente. Tale data è riportata sul dettaglio della cartella di pagamento.

Tari non pagata: quando scade la cartella esattoriale?

Una volta notificata la cartella esattoriale, l’Agente della riscossione ha un anno di tempo per avviare il pignoramento. Se non lo fa, la cartella “scade” e va rinnovata con la notifica di una intimazione di pagamento; quest’ultima è soggetta a una scadenza ancora più breve: 180 giorni, ma può a sua volta essere rinnovata con un’altra intimazione e così via. Tuttavia, se dopo la notifica della cartella di pagamento, l’esattore non avvia alcun atto esecutivo, dopo 5 anni il credito si prescrive definitivamente. Questo vuol dire che nulla è più dovuto. Se ciò nonostante dovesse intervenire un pignoramento o un fermo auto si può ricorrere, nei 60 giorni successivi, alla Commissione Tributaria provinciale.

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