Divorzio con moglie che lavora

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Autore: Redazione

10 febbraio 2019

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Niente assegno di mantenimento se l’ex moglie si è dedicata alla famiglia senza sacrificare la carriera.

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Se stai pensando di divorziare e ti chiedi quale impatto potrà avere questa scelta sul tuo portafogli, è bene che ti aggiorni. Per quanto la separazione continua ad essere una scure sulla ricchezza di entrambi i coniugi, alcune pronunce della Cassazione – seguite da quelle dei giudici di primo e secondo grado – hanno cambiato parzialmente i termini della situazione. Possiamo dire che, attualmente, la distinzione principale da operare in termini di entità dell’assegno di divorzio è data proprio dalla presenza di uno stipendio in capo all’ex moglie (di solito la parte più debole, dal punto di vista economico, della coppia). Si potrebbe anche sostenere che una cosa è il

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divorzio con una moglie che lavora, un’altra è invece il divorzio con una donna casalinga.

Una recente sentenza del tribunale di Vicenza, peraltro, affronta la situazione intermedia, quella di una donna che ha fatto entrambe le cose per tutta la durata del matrimonio, non tralasciando la casa ma neanche la carriera. Cosa succede in queste ipotesi per l’uomo che ha un reddito superiore? Cerchiamo di stabilirlo qui di seguito.

Divorzio con moglie che lavora

È più facile divorziare da una moglie che lavora che da una disoccupata. Questo perché, nel primo caso, la posizione raggiunta dalla donna e la presenza di un reddito, per quanto basso, dovrebbero mitigare le sue pretese in termini di

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mantenimento. Difatti, a seguito di una storica sentenza della Cassazione uscita nel 2017 [1], la giurisprudenza ha cambiato drasticamente orientamento stabilendo che, con il divorzio, cessano tutti gli obblighi tra gli ex coniugi, anche quelli economici. Residua l’obbligo di mantenimento solo laddove la donna, per ragioni che non dipendono dalla sua pigrizia, non è in grado di mantenersi da sola. Dimostrato quindi che il suo stato di disoccupazione è incolpevole, questa ha diritto a un assegno sufficiente a garantirle l’autosufficienza, senza però assecondare alcuna velleità di arricchimento.

Divorzio con moglie che non lavora

Come avevamo già detto in un precedente e più approfondito articolo (leggi

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Separazione con moglie che non lavora), il divorzio con una moglie disoccupata diventa invece più problematico se questa, d’accordo con il marito, ha deciso di sacrificare la propria carriera per badare ai figli e al ménage domestico. La vita da casalinga protratta per molti anni potrebbe averla definitivamente esclusa dalla possibilità di reimpiegarsi nel mondo del lavoro dopo il divorzio. In tal caso, come chiarito dalle Sezioni Unite della Cassazione [2], sarà l’ex marito a doversi fare carico di lei, proprio in ragione del contributo che ha ricevuto dal sacrificio della moglie, sia in termini di ricchezza personale (potendosi concentrare sulla propria carriera) che di ricchezza familiare (il risparmio dalle spese per una baby sitter e per una domestica). Insomma, una donna in casa svolge un lavoro ed è giusto che questa scelta non finisca per riversarsi unicamente sulla moglie stessa all’atto del divorzio.
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Diversa è l’ipotesi del divorzio con moglie che non lavora perché è quest’ultima, nonostante la giovane età, la formazione scolastica e la salute a non voler trovare un’occupazione. In tale ipotesi, la giurisprudenza esclude la possibilità di chiedere un mantenimento.

In realtà, c’è sempre il discorso della crisi del mercato di lavoro e della disoccupazione elevata nel nostro Paese; ma proprio per evitare che questa diventi una scusa, i tribunali richiedono che sia la donna a dimostrare di aver cercato un posto, con l’invio di curriculum, l’iscrizione alle liste per l’impiego, ecc.

Divorzio con moglie con lavoro part-time

Abbiamo appena analizzato i due estremi. Ma che succede se la donna, per tutta la durata del matrimonio – come spesso succede – ha svolto un lavoro part-time per occuparsi, nella residua parte della giornata, della famiglia e dei figli? La soluzione – come abbiamo detto in apertura – proviene da una recente sentenza del tribunale di Vicenza

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[3]. Secondo la pronuncia in commento non spetta l’assegno divorzile se l’ex, oltre a lavorare, si è sempre dedicata a casa e figli, pur avendo all’epoca del matrimonio una posizione occupazionale e un titolo di studio pari a quello del marito. Quando il coniuge richiedente è autosufficiente dal punto di vista economico, il diritto al contributo a carico dell’altro scatta solo se c’è un «qualcosa in più»: chi reclama l’assegno deve dimostrare di aver sacrificato, volente o nolente, le proprie aspettative professionali per assumere la conduzione del ménage familiare.

Insomma, per rivendicare un (pur minimo) assegno divorzile, l’ex moglie deve dare prova al giudice di aver rinunciato a migliorare la propria posizione economica attraverso un percorso di crescita professionale per essersi dedicata alle faccende domestiche, magari di comune accordo col marito. Le due circostanze, infatti, sono di per sé indipendenti.

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