Bonifico ricevuto dall'estero: quali rischi
Accredito di denaro sul conto corrente: come difendersi dall’accertamento fiscale dell’Agenzia delle Entrate.
Attenzione a ricevere soldi sul conto senza essere in grado poi di giustificarne la ragione. Una recente ordinanza della Cassazione [1] ha illustrato, in particolare, quali rischi corre il contribuente in caso di bonifico ricevuto dall’estero. Rischi di certo non superiori rispetto a quelli che provengono dall’Italia ma che, comunque, generano maggiore diffidenza in capo all’Agenzia delle Entrate. E questo proprio perché il “mittente” del denaro è un soggetto non censito dal nostro fisco ed è proprio questa triangolazione che spesso viene usata per evadere le tasse. Ecco che quindi qualsiasi accredito partito fuori dai confini è sospetto già in radice.
Per comprendere meglio la legge e scoprire quali rischi può comportare un bonifico dall’estero non resta che leggere e commentare le stesse parole della Suprema Corte. Procediamo dunque con ordine e vediamo cosa è stato detto nel caso di specie.
Indice
I controlli fiscali sui bonifici ricevuti sul conto
La regola è nota ormai a tutti: il fisco controlla i conti correnti. Lo fa grazie alle informazioni che le stesse banche gli forniscono attraverso l’Anagrafe dei rapporti finanziari (una sezione della più ampia Anagrafe tributaria). Gli accertamenti colpiscono innanzitutto i
Bonifico sul conto: quali rischi?
Il rischio che corre il correntista nel momento in cui riceve un bonifico si verifica solo quando tale accredito non ha una correlativa giustificazione all’interno della dichiarazione dei redditi. Ad esempio, se il bonifico deriva dall’azienda datrice di lavoro non può esserci alcun rischio atteso che si tratta della normale corresponsione dello stipendio (ed è quindi già noto all’Agenzia delle Entrate). Altrettanto dicasi se si tratta del pagamento di un cliente a cui è stata emessa regolare fattura, trovando l’accredito una voce corrispondente nella denuncia dei redditi. Lo stesso vale nel caso del bonifico eseguito dall’inquilino per il canone di un affitto registrato, e così via.
I problemi si pongono invece quando una persona riceve un bonifico ma di queste somme non v’è traccia nel 730 o nella dichiarazione dei redditi. In queste ipotesi il fisco può presumere che si tratti di evasione. Una presunzione autorizzata proprio dalla legge che attribuisce all’Agenzia delle Entrate il potere di notificare accertamenti in caso di versamenti ingiustificati sul conto corrente. Peraltro la nostra normativa non prevede, in questi casi, una preventiva fase amministrativa in cui il contribuente sia chiamato a dare giustificazioni (come invece nel caso di accertamenti col redditometro); il correntista, pertanto, si vedrà recapitare direttamente l’atto impositivo a casa con cui gli viene intimato di pagare la maggiore imposta evasa e le sanzioni. Insomma il fisco è autorizzato ad etichettare come
Bonifici dall’estero sul conto corrente: quali rischi?
La pronuncia della Cassazione, come anticipato, si riferisce principalmente ai bonifici ricevuti dall’estero sul conto corrente e analizza i rischi e le insidie che si possono celare dietro tali operazioni. La Corte ribadisce i principi già pacifici per gli accrediti nazionali: spetta al cittadino giustificare le elargizioni in denaro. Se manca tale giustificazione, il fisco può dunque considerare
Gli Ermellini hanno infatti ricordato che «qualora l’accertamento effettuato dall’ufficio finanziario si fondi su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio dell’amministrazione è soddisfatto, per legge [2], già dai dati e dagli elementi risultanti dai conti predetti». Si determina ciò che tecnicamente viene detto «inversione dell’onere della prova a carico del contribuente». In pratica è quest’ultimo tenuto a giustificarsi e non il fisco a dover fornire la dimostrazione dell’evasione; evasione che è già implicita nel fatto stesso di aver ricevuto un bonifico che non trova, in un documento scritto, alcuna motivazione
Nel caso di specie, l’Agenzia delle Entrate aveva dimostrato che, sul conto corrente di un contribuente, erano affluite alcune somme per accrediti dall’estero, con la causale “investimenti in beni e diritti immobiliari”; ciò è stato ritenuto sufficiente, in via presuntiva, a dimostrare la disponibilità in capo al correntista di maggiori redditi tassabili. E siccome quest’ultimo è rimasto sprovvisto di una prova contraria, ha dovuto subire l’accertamento fiscale.
Come difendersi in caso di bonifici sul conto corrente
Da quanto detto si possono trarre alcuni insegnamenti.
Il primo è quello di evitare di ricevere bonifici sul conto se non si ha poi modo di giustificarne la causa con un documento scritto dotato di data certa (ossia certificata da un notaio o da altro pubblico ufficiale). Tale documento, se sussistente, deve essere conservato per almeno cinque anni dall’anno in cui viene inviata la relativa dichiarazione dei redditi per quella determinata annualità, in modo da contrastare eventuali richieste di chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Quale può essere, infine, la ragione del bonifico da dichiarare al fisco senza rischiare un accertamento? Il contribuente che riceve soldi senza che di questi vi sia traccia nella dichiarazione dei redditi deve dimostrare che si tratta di somme esenti e che quindi non vanno dichiarate (ad esempio un risarcimento da incidente stradale) o di somme già tassate alla fonte ossia che sono state erogate al beneficiario al netto delle tasse (ad esempio una vincita al gioco).