Testimonianza del coniuge in comunione o separazione dei beni

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Autore: Mariano Acquaviva

23 marzo 2025

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Il marito o la moglie può testimoniare in un processo che vede coinvolto il coniuge oppure è costretto ad astenersi?

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Immagina di aver subito un incidente stradale. L’unica persona che può testimoniare in tuo favore è tua moglie, seduta accanto a te al momento dello scontro. È chiaro però che, se l’assicurazione dovesse riconoscerti il risarcimento, anche lei ne riceverebbe un indiretto vantaggio economico, vivendo insieme a te ed avendo optato per il regime di comunione dei beni. Dall’altro lato, però, è ingiusto privarti di un testimone, e quindi del diritto di difesa, solo perché siete sposati. Ti chiedi allora se la testimonianza del coniuge sia valida o meno. Le cose sarebbero andate diversamente se aveste adottato il regime di separazione dei beni? Vediamo cosa stabiliscono leggi e giudici in merito alla

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testimonianza del coniuge in comunione o separazione dei beni.

Chi può testimoniare?

Nel processo civile, la testimonianza è ammessa solo da parte di chi è “terzo” rispetto al processo; in altri termini, non possono testimoniare le parti in causa tra loro.

Nel processo penale, invece, anche la sola vittima può essere testimone: le sue dichiarazioni vengono valutate dal giudice e possono costare una sentenza di condanna nei confronti dell’imputato.

L’avvocato non può chiaramente testimoniare in favore del proprio cliente.

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Se una persona muore nel corso di un processo, i suoi eredi non possono testimoniare in quanto diventano parti del processo; tuttavia, una loro testimonianza fornita prima del decesso del parente resta ugualmente valida.

Non può testimoniare chi è parte di una causa connessa solo se questa viene riunita all’altra (la testimonianza resta valida, però, prima della riunione) [1].

Il codice di procedura civile [2] esclude poi dalla possibilità di testimoniare tutte le persone che possono avere un interesse nella causa.

Questo però non può essere un semplice “interesse economico”, diretto o indiretto; deve piuttosto trattarsi di un interesse tale da legittimare il titolare a intervenire nella causa

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ed essere parte di essa [3].

Come noto, infatti, la legge consente di agire in giudizio solo se si ha un interesse giuridicamente qualificato [4]: in soldoni, ci deve essere stata la lesione di un proprio diritto personale.

Chiaramente, chi – solo per ragioni economiche – ha interesse che sia ripristinato un diritto altrui, per via del vantaggio indiretto che ne riceverebbe (come nel caso in cui ad arricchirsi sia un convivente), non per questo può agire in giudizio e fare causa al posto o in supporto dell’interessato.

Il coniuge può testimoniare?

Dunque, almeno in generale, la moglie o il marito, per il solo per il fatto di essere in comunione dei beni con il coniuge, non può fare causa al posto suo e, quindi, può testimoniare in suo favore.

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Ma ciò non toglie che vi possano anche essere situazioni in cui il coniuge vanti un interesse economico diretto e personale alla controversia; sicché, in questo secondo caso, la testimonianza sarebbe preclusa. Quali sono queste situazioni? Ecco i criteri dettati dalla giurisprudenza.

Testimonianza del coniuge in comunione dei beni

Per il solo fatto di essere in comunione dei beni, non si perde il diritto a testimoniare in favore del coniuge. Ma è necessario fare una valutazione caso per caso.

La Corte di Cassazione ha detto che la testimonianza del marito o della moglie in comunione dei beni non è ammessa se la causa riguarda beni in comunione (ad esempio la casa o l’auto)

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[5].

Il criterio per stabilire dunque se un coniuge può testimoniare in favore dell’altro va valutato a seconda delle circostanze concrete, sulla base degli interessi in gioco (ossia del diritto oggetto di controversia [6]).

La Corte di Cassazione [7] ha chiarito che, in tema di incapacità del coniuge in regime di comunione legale a testimoniare nelle controversie in cui sia parte l’altro, non è configurabile un generale divieto di testimonianza; bisogna invece verificare, di volta in volta, la natura del diritto oggetto della controversia.

Ad esempio, nelle controversie che riguardano il risarcimento dei danni oppure la successione ereditaria la testimonianza del coniuge è solitamente ammissibile, in quanto né il risarcimento né l’eredità entrano a far parte del patrimonio comune

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[8].

Al contrario, in caso di regime di comunione di beni fra i coniugi, qualora sia promossa una causa da parte del marito o della moglie su un bene destinato a incrementare il patrimonio comune, l’altro coniuge si trova in una condizione di incapacità a testimoniare (stante la sua facoltà di intervenire nel processo).

Testimonianza del coniuge in separazione dei beni

Gli stessi concetti appena enunciati valgono, a maggior ragione, per i coniugi in separazione dei beni.

Qui sono ancora inferiori gli eventuali punti di contatto che consentirebbero al coniuge – in caso di contitolarità del diritto in contestazione – di partecipare al processo ed esserne parte; con la conseguenza che il marito o la moglie in separazione dei beni, se non è anche cointestatario del bene oggetto della causa, può sempre testimoniare.

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