Come provare la convivenza di fatto

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Autore: Mariano Acquaviva

05 giugno 2020

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Legge Cirinnà: cosa prevede per le coppie di fatto? Come dimostrare la convivenza per ottenere i benefici di legge? Autocertificazione: come funziona?

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Grazie alla nota legge Cirinnà del 2016 oggi anche i conviventi possono ottenere una tutela giuridica che, seppur non equiparabile a quella derivante dal matrimonio, rappresenta comunque un passo in avanti rispetto al totale vuoto normativo che regnava precedentemente all’entrata in vigore di detta legge. In pratica, oggi le persone conviventi ma non sposate possono registrare la propria situazione in Comune, ottenendo così alcune delle prerogative che sono proprie delle coppie convolate a nozze. Il problema è che per ottenere la registrazione in Comune occorre

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provare la convivenza di fatto.

Capirai che si tratta di un adempimento non previsto nel caso di nozze: dopo il matrimonio, infatti, si presume che marito e moglie stiano insieme. Nel caso della convivenza di fatto, invece, c’è bisogno di dimostrare tale situazione. Come si fa a provare la convivenza di fatto tra due persone? È sufficiente un’autocertificazione? Quali sono i diritti che sorgono dalla registrazione di una convivenza di fatto?

Se l’argomento ti interessa perché anche tu convivi da tempo col tuo partner e hai deciso di formalizzare la vostra situazione per godere di precisi diritti e dovere, allora prosegui nella lettura: ti basteranno dieci minuti per avere le risposte che cerchi e, soprattutto, per sapere

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come provare la convivenza di fatto.

Convivenza di fatto: cos’è?

Un tempo per convivenza di fatto si sarebbe intesa la relazione sentimentale tra due persone che vivono sotto lo stesso tetto senza essere sposate e, dunque, senza ricevere alcuna tutela giuridica.

A seguito dell’entrata in vigore della

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legge Cirinnà [1], per conviventi di fatto si devono intendere due persone maggiorenni (dello stesso o di diverso sesso) unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

Convivenza di fatto: caratteristiche

Dunque, la legge ha finalmente stabilito cosa deve intendersi per convivenza di fatto, individuando le seguenti fondamentali caratteristiche:

Come si diventa conviventi di fatto per legge?

Affinché la legge possa considerare due persone che abitano insieme come dei

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conviventi di fatto (e, di conseguenza, riconoscere i benefici previsti dall’ordinamento giuridico), occorre formalizzare questa particolare situazione.

Nello specifico, la legge Cirinnà dice che la convivenza di fatto tra persone può essere attestata da un’autocertificazione, redatta in carta libera e presentata al Comune di residenza, nella quale i conviventi dichiarano di convivere allo stesso indirizzo anagrafico.

Il Comune, fatti gli opportuni accertamenti (riguardanti principalmente il requisito della stabile convivenza), rilascerà il certificato di residenza e lo stato di famiglia.

Si ritiene tuttavia che non vi è obbligo per i conviventi di presentare la predetta autocertificazione, in quanto la convivenza può essere provata con ogni strumento, anche con dichiarazioni testimoniali. Vediamo di cosa si tratta.

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Convivenza di fatto: come si prova?

Come detto in chiusura del precedente paragrafo, per provare una convivenza di fatto è sufficiente una semplice autocertificazione ove, sotto la propria responsabilità, si dichiara che le persone che vivono insieme costituiscono una coppia legata da vincolo affettivo stabile.

A seguito dell’autocertificazione, il Comune potrebbe disporre idonei controlli, affinché si possa effettivamente accertare che la convivenza sia realmente sussistente.

In luogo (o accanto) all’autocertificazione è possibile fornire ulteriori prove, quali ad esempio testimonianze e documenti (fotografie, stato di famiglia, certificazione nascita dei figli, contratto di mutuo, ecc.).

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Autocertificazione convivenza di fatto: come funziona?

L’autocertificazione che attesta la convivenza di fatto è una vera e propria dichiarazione anagrafica [2] che va resa all’ufficiale di Stato del Comune ove la coppia risiede.

Per la precisione, l’autocertificazione è sottoscritta dall’interessato (o dagli interessati) direttamente in presenza del dipendente comunale addetto al registro dell’anagrafe. In alternativa, è possibile sottoscrivere la dichiarazione e presentarla poi unitamente a copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore.

Secondo la legge, l’autocertificazione può essere inviata al Comune di residenza anche mediante

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raccomandata con avviso di ricevimento, mediante fax oppure posta elettronica certificata. In tutti e tre i casi, occorre allegare copia del documento d’identità.

Se le dichiarazioni sono state rese da un unico convivente, ai fini dell’applicazione dei benefici di legge, il dichiarante ne deve dare comunicazione all’altro partner a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento.

L’autocertificazione segna la costituzione della convivenza di fatto. Ovviamente, nel caso di cessazione della convivenza, occorrerà inviare nuova autocertificazione di segno contrario, cioè occorrerà attestare che la convivenza non sussiste più.

Convivenza di fatto: si può provare per testimoni?

Qualora il Comune lo richiedesse, si potrebbe provare la sussistenza della convivenza di fatto anche attraverso le testimonianze di persone che possono provare che la coppia è in effetti convivente e legata da

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rapporto affettivo stabile e duraturo.

Pensa ad esempio alle testimonianze dei genitori della coppia, oppure degli amici; potrebbero perfino testimoniare i figli della coppia convivente.

A tal proposito, secondo la giurisprudenza [3] antecedente alla legge Cirinnà, il fatto stesso che i conviventi abbiano avuto due figli è sintomo di un habitat familiare formatosi al di là del vincolo matrimoniale.

Quali documenti provano la convivenza di fatto?

La convivenza di fatto può essere provata anche mediante l’esibizione di documentazione idonea: si pensi al contratto di mutuo stipulato da entrambe le parti per l’acquisto della casa in cui vivono, oppure la polizza assicurativa rc auto intestata al convivente.

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Se i conviventi ne sono già in possesso, come prova può essere fornito anche lo stato di famiglia. Secondo la legge, infatti, agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune. Una famiglia anagrafica può essere costituita da una sola persona.

Convivenza di fatto riconosciuta: quali conseguenze?

Il riconoscimento formale della convivenza di fatto comporta l’attribuzione di specifici doveri e diritti. Tra i più significativi si ricordano:

Unioni civili e convivenze di fatto: quali differenze?

Abbiamo sinora spiegato

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cos’è una convivenza di fatto legalmente riconosciuta, come si dimostra e quali sono i vantaggi che derivano dalla formalizzazione dell’unione.

Nei primi paragrafi abbiamo detto che i conviventi di fatto non possono essere avvinti da vincolo matrimoniale né da unione civile. Qual è la differenza tra le convivenze di fatto e le unioni civili? In effetti, entrambi gli istituti giuridici sono novità introdotte dalla legge Cirinnà.

Ebbene, le differenze tra convivenze e unioni sono presto dette. Le unioni civili sono state concepite per la tutela delle coppie omosessuali le quali a lungo sono state destinatarie di un trattamento differente rispetto alle coppie eterosessuali. Anzi, in effetti nessuna tutela specifica era per loro prevista. Pur non potendo essere equiparata in tutto e per tutto al matrimonio, l’unione civile è ciò che più si avvicina ad esso.

La convivenza di fatto, invece, è rivolta a tutte quelle persone, indifferentemente omosessuali o eterosessuali, che hanno deciso di non contrarre matrimonio né di sancire il loro legame attraverso l’unione civile, ma che comunque sono meritevoli di una tutela rispetto a determinati aspetti della vita, così come visto nel paragrafo dedicato alle conseguenze della convivenza di fatto legalmente riconosciuta.

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