Si può uscire dal proprio Comune?

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Autore: Paolo Remer

23 aprile 2020

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Quando è consentito, nonostante le restrizioni, spostarsi da un Comune all’altro per esigenze di lavoro, di salute, altri motivi di necessità o casi particolari.

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La Fase 1 dell’emergenza non è ancora finita e, a quanto sembra di capire, la prossima Fase 2 che inizierà il 4 maggio sarà graduale, con un allentamento progressivo e non immediato delle restrizioni alla circolazione. La maggior parte dei divieti permarranno anche nelle prossime settimane.

Così permangono i dubbi dei cittadini che conoscono il principio del “restare a casa” temperato dalla possibilità di uscire per comprovate esigenze lavorative, motivi di salute o assoluta necessità e urgenza. Una delle domande più frequenti è questa:

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si può uscire dal proprio Comune? Le risposte sono molteplici e dipendono dalle esigenze e situazioni concrete che possono verificarsi.

Vediamo allora, alla stregua dei Decreti vigenti emanati dal presidente del Consiglio [1] e delle indicazioni fornite dal ministero dell’Interno, quali sono le situazioni pratiche e i casi più frequenti che ti consentono, oppure ti impediscono, di recarti al di fuori del territorio del tuo Comune. Le divideremo in quattro principali categorie: motivi di lavoro, di salute o altri casi di necessità (in cui rientra, ad esempio, il fare la spesa) o di assoluta urgenza e infine daremo spazio anche ad alcuni casi particolari.

Tieni presente che la tua

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Regione di appartenenza o il Comune in cui ti trovi potrebbero imporre regole particolari più restrittive di quelle emanate dal Governo e ricorda che per documentare le ragioni dello spostamento serve sempre il modulo di autocertificazione da esibire e consegnare agli organi di Polizia incaricati del controllo.

Le esigenze di lavoro

Chi lavora fuori Comune può sempre

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uscire per andare al lavoro: l’espressione “comprovate esigenze lavorative” di cui parla la norma significa che dovrai essere in grado di dimostrare che stai andando o tornando dal lavoro. Dunque dovrai essere in linea con il percorso casa – ufficio (o negozio o azienda) e in orari compatibili con quello del turno svolto.

Se hai il turno spezzato e non abiti troppo distante potresti anche fare “avanti e indietro” per andare a pranzare a casa e poi riprendere il servizio pomeridiano. Così come se sei una colf o una badante ad ore (quindi non convivente con la persona o la famiglia che assisti) sei una lavoratrice autorizzata agli spostamenti fuori dal tuo Comune di residenza per raggiungere il luogo di lavoro.

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In tutti questi casi, oltre all’autocertificazione potrai munirti, se sei un lavoratore dipendente di qualsiasi categoria, di un’attestazione rilasciata, in forma libera, dal tuo datore che riporta mansioni e orari. Non sarà difficile per le autorità che eseguono i controlli verificare se sei regolarmente assunto ed anche se sei effettivamente impiegato in quella fabbrica, stabilimento, negozio o sede della ditta.

Oppure, anche se l’esercizio è chiuso, potresti essere un addetto alla sicurezza o alle pulizie che ha necessità di accedere comunque ai locali. Per questo è bene munirsi di questa documentazione aggiuntiva all’autocertificazione, che aiuta a dimostrare queste circostanze, tenendo presente che gli spostamenti da e verso le imprese la cui attività è sospesa sono consentiti solo per questi specifici motivi e in orari prestabiliti. Infatti, per le

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aziende chiuse l’accesso ai locali aziendali di persone per attività di vigilanza, manutenzione e pulizia è ammesso previa comunicazione del titolare al Prefetto.

Se, invece, sei un artigiano che lavora su chiamata (idraulico, elettricista, riparatore) o un libero professionista (come un avvocato o un commercialista) avrai più flessibilità di un lavoratore dipendente, perché sei tu stesso ad organizzare i tuoi tempi, orari e ritmi di lavoro, ma potresti essere chiamato a dimostrare la particolare esigenza che ti ha indotto, ad esempio, a trattenerti fino a notte fonda nello studio, senza poter lavorare da casa in modalità “agile”, oppure a recarti in un giorno festivo al domicilio di un cliente molto distante.

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I motivi di salute

Posso fare una visita medica fuori Comune?

Se hai prenotato una visita medica specialistica o hai comunque l’esigenza di sottoporti a un accertamento clinico, esami diagnostici o altro tipo di controllo o intervento da un medico curante che ha studio, ambulatorio o clinica in un altro Comune puoi farlo: il caso rientra tra i motivi di salute che consentono di spostarsi anche in un Comune diverso.

Devo assistere un familiare

Se hai un familiare che ha necessità assoluta di assistenza, perché non è più autosufficiente, come ad esempio un genitore molto anziano, il caso rientra tra i motivi di salute che legittimano lo spostamento anche fuori Comune. Le situazioni possono essere molto diverse e dovrai essere in grado di dimostrare le sue condizioni fisiche e l’assenza di altre persone più vicine o prossime che possano validamente prendersi cura di lui o di lei.

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I casi di necessità

Si possono fare acquisti in un Comune diverso?

È possibile fare la spesa o andare in farmacia in un Comune diverso da quello in cui si abita? La risposta è “dipende”: in linea generale no, ma diventa consentito quando – precisa il ministero dell’Interno nelle Faq – “il proprio Comune non disponga di punti vendita, o sia necessario acquistare con urgenza generi di prima necessità non reperibili nel Comune di residenza o domicilio”.

In questi particolari casi, “lo spostamento è consentito solo entro tali stretti limiti, che dovranno essere autocertificati”, precisa il ministero dell’Interno, che comunque ha emanato una circolare [2] per chiarire che si considera

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giustificato lo spostamento dal Comune di residenza “nel caso in cui il punto vendita per l’approvvigionamento di generi alimentari più vicino o più accessibile rispetto alla propria abitazione si trovi nel territorio di un Comune confinante“.

Tieni presente che le forze dell’ordine incaricate dei controlli in genere conoscono bene la situazione territoriale e perciò sanno in partenza (o possono agevolmente verificare) se il tuo Comune è sprovvisto o no di determinati negozi essenziali; quindi dovrai motivare bene nell’autocertificazione l’esigenza che ti ha costretto a uscire dal Comune per andare ad acquistare altrove determinati prodotti alimentari o sanitari o comunque di prima necessità.

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Sono separato: posso vedere i figli?

Se sei un genitore separato o divorziato puoi vedere i figli minorenni nei periodi stabiliti dal provvedimento del Tribunale. Perciò gli spostamenti per raggiungere i figli presso l’altro genitore collocatario o per prenderli con te sono consentiti anche da un Comune all’altro.

Nel viaggio vale la regola del tragitto più breve (non puoi andare fuori percorso) e ovviamente gli orari degli spostamenti dovranno essere coerenti con le modalità stabilite dal giudice o secondo quanto concordato tra i genitori, se si tratta di separazione consensuale omologata.

Le ragioni di assoluta urgenza

Si può andare nella seconda casa?

Hai una casa vacanze

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al mare, in montagna o al lago e vorresti andarci per trascorrere meglio la quarantena. Puoi andarci? No, perché non rientra nei casi consentiti che legittimano lo spostamento in un Comune diverso da quello in cui ti trovavi alla data del 22 marzo scorso ed anzi è lo stesso Decreto vigente [1] che vieta espressamente proprio questa ipotesi.

Questo vale a meno che non si verifichi un caso di assoluta urgenza che renda indispensabile recarsi proprio lì: ad esempio la rottura di un tubo o di un altro impianto elettrico o idraulico, la segnalazione di un furto con effrazione, il crollo del tetto o un incidente che si è verificato in quei locali.

In questo caso potresti addirittura travalicare i

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confini della Regione, se la seconda casa si trova oltre, ma – precisa il ministero dell’Interno – questo deve avvenire “secondo tempistiche e modalità strettamente funzionali a sopperire a tali situazioni”. Dovrai cioè essere in grado di dimostrare sia l’emergenza verificatasi nell’immobile sia le ragioni che rendono indispensabile la tua presenza personale sul posto.

Devo regolare un contratto o concludere un affare

A meno che tu non sia un imprenditore o lavoratore, dipendente o autonomo, già autorizzato agli spostamenti in base alla regola delle “comprovate esigenze lavorative” non ti sarà consentito spostarti oltre Comune per svolgere attività come, ad esempio, una

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trattativa commerciale o per ricevere pagamenti.

Tieni presente che la normativa emergenziale incentiva tutte le possibilità di mettersi in contatto con partner e controparti anche a distanza, attraverso la rete internet, così come di concludere contratti in videoconferenza ed effettuare pagamenti in modalità online. È molto improbabile che sia richiesta la tua presenza, urgente e indifferibile, e che tu debba comparire necessariamente di persona, tranne rari casi come potrebbe essere la stipula di un atto notarile assolutamente non rinviabile. I motivi eccezionali dovranno essere adeguatamente dimostrati.

Altri motivi particolari

Qui riassumiamo altre situazioni che non hanno trovato collocazione nelle categorie precedenti ma possono essere altrettanto importanti.

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Chi è in quarantena

Sono in quarantena: posso uscire? No: per i quarantenati in isolamento domiciliare e per coloro che sono risultati positivi al Covid-19 é previsto il “divieto assoluto” di uscire da casa, quindi non ci si può spostare per nessun motivo neppure all’interno dello stesso Comune.

Il volontario della Protezione civile

Chi è volontario della Protezione civile non è soggetto ai divieti di spostamento dal proprio Comune se deve recarsi a svolgere attività di volontariato per la gestione dell’emergenza. Quindi chi è impegnato in un turno di servizio o di impiego stabilito dalla Protezione civile è autorizzato a spostarsi, come anche altre categorie di volontari qualificati, ad esempio gli appartenenti alla

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Croce Rossa Italiana.

In questi casi, è bene riportare sull’autocertificazione che lo spostamento è determinato da “esigenze lavorative” e nelle note indicare di essere “operatore volontario del servizio civile universale, contrattualizzato con la Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio Civile Universale” e di riportare la denominazione dell’Ente con cui si coopera.

Chi è rimasto fuori residenza

Sei un lavoratore o uno studente fuori sede e, quando sono entrate in vigore le restrizioni, sei rimasto bloccato nella città dove lavori o studi. Puoi rientrare ora? No, non puoi farlo nella vigenza delle attuali restrizioni agli spostamenti, a meno che il rientro non sia dovuto ad un’assoluta urgenza o non sia motivato da ragioni di lavoro o di salute in base ai criteri che ti abbiamo illustrato.

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