Sintomi artrite

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Autore: Denise Ubbriaco

31 maggio 2020

Giornalista, ufficio stampa, community manager. Collabora con diverse testate online e cartacee. Vincitrice di una borsa di studio presso la Widener University Delaware Law School (USA). Affascinata dal mondo della comunicazione, ama spaziare in numerosi settori dell’informazione e realizzare interviste.

Cause, fattori di rischio, campanelli d’allarme, diagnosi, prevenzione e trattamenti della malattia infiammatoria. Gli ultimi casi giurisprudenziali e le decisioni a riguardo della Corte di Cassazione e della Corte d’Appello.

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Hai dolori articolari. Ti senti stanco e spossato. Hai perso la capacità motoria. Questo ti porta un grande senso di impotenza e mancanza di autocontrollo. Eviti di uscire in compagnia, perché non ti senti a tuo agio. Quindi, prediligi l’isolamento sociale e questo non fa altro che aggravare il tuo stato psicofisico. Allora, stressato da questi disturbi, decidi di rivolgerti al tuo medico di base. Travolto da mille perplessità, gli chiedi «Che sarà mai?», «A cosa sono dovuti questi fastidi?». Con molta probabiltà, il medico ti dirà che questi sono i tipici

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sintomi dell’artrite.

Ma di cosa si tratta? Cos’è l’artite? Letteralmente, la parola «artrite» vuol dire articolazione dolorante. In questa nozione, rientrano oltre cento condizioni differenti tra loro che, tuttavia, hanno un denominatore comune, ovvero provocano un’infiammazione a livello articolare, spesso accompagnata da dolori, gonfiori, arrossamenti e dall’aumento della temperatura. Da qui, ne derivano l’irrigidimento e la perdita di funzionalità.

Spesso, l’artrite viene confusa oppure associata all’artrosi. Tra le due patologie c’è una bella differenza, in quanto quest’ultima colpisce i condrociti, le cellule che costituiscono la cartilagine e, nonostante abbia una componente infiammatoria, non è una malattia infiammatoria.

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L’artite è causa di inabilità e comporta una notevole difficoltà nello svolgimento della prestazione lavorativa e delle normali attività della vita quotidiana. Attualmente, nelle sue diverse forme, ha un grande impatto sulla popolazione anche in termini di costi terapeutici e previdenziali. Insomma, è un problema di salute pubblica da non sottovalutare. In genere, quando si parla di artrite si fa riferimento a condizioni croniche, che possono accompagnare la persona che ne è colpita dal momento in cui si manifestano fino alla fine dei suoi giorni.

Magari ti starai ponendo numerose domande. Quali sono le cause dell’artrite? Quali sono i fattori di rischio? Quali sono i possibili trattamenti? Se desideri saperne di più sull’argomento, prosegui nella lettura del mio articolo. Dopo averti fornito maggiori informazioni su questa malattia infiammatoria cronica e invalidante, analizzerò alcuni casi interessanti portati nelle aule dei tribunali.

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Artrite: le diverse forme

Come ti ho già anticipato nel paragrafo introduttivo, esistono diverse forme di artrite e, tra le più comuni, troviamo:

Dopo aver analizzato le tipologie più diffuse di artrite, ora ti parlerò di altre forme che colpiscono tessuti e organi interni:

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Artrite: sintomi e diagnosi

E’ possibile riconoscere l’artrite attraverso alcuni campanelli d’allarme che si manifestano sul piano:

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La diagnosi di artrite è principalmente di tipo clinico: è incentrata su un’anamnesi ed una visita medica accurata effettuata dallo specialista. Un attento monitoraggio della storia medica e familiare del paziente contribuisce a una diagnosi precoce e può consentire l’adozione di comportamenti in grado di ritardarne la comparsa o quantomeno di ridurre la gravità della patologia.

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A conferma della diagnosi vengono richiesti esami di laboratorio.

Nel caso dell’artrite reumatoide sono indicati gli indici di infiammazione (VES e PCR) e quelli per individuare la presenza degli anticorpi implicati nella genesi della patologia (il fattore reumatoide e gli anticorpi antipeptide citrullinato ciclico).

Artrite: cause e fattori di rischio

Secondo gli studi più recenti, effettuati negli Stati Uniti e in Europa, le artriti sono malattie complesse i cui fattori di rischio possono essere genetici, ambientali e legati al proprio stile di vita (alla dieta e all’attività fisica).

Sviluppare un tipo di artrite piuttosto che un altro può dipendere anche dalla differenza di genere. Le

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forme più diffuse di artrite tra le donne sono le seguenti: il lupus, la fibromialgia, l’artrite reumatoide e lo scleroderma. Pertanto, possono giocare un ruolo fondamentale sulla comparsa della patologia sia la produzione ormonale che altri fattori associati al sesso di un individuo.

Come prevenire l’artrite?

Alcuni comportamenti possono favorire o ritardare la comparsa della patologia. Mantenersi fisicamente attivi consente di conservare la flessibilità delle articolazioni. Evitare l’eccesso di peso, mantenere il proprio peso ideale o, in caso di sovrappeso, dimagrire può aiutare a prevenire l’insorgenza di patologie articolari come la gotta.

Pertanto, è consigliabile seguire una dieta sana ed equilibrata e praticare con costanza l’attività fisica per ridurre efficacemente lo sviluppo e l’impatto dell’artrite.

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Artrite: in cosa consiste il trattamento

Attualmente, non esiste un trattamento risolutivo della malattia, ad eccezione delle artriti di origine infettiva. Tuttavia, vengono adottate alcune terapie per consentire al paziente di migliorare il proprio stile di vita, attenuare i dolori e la conseguente disabilità. Alcune terapie possono consentire alla persona di svolgere le normali attività della vita quotidiana e, talvolta, anche alcune prestazioni lavorative.

In genere, il trattamento più efficace prevede:

In alcuni casi, per favorire la riduzione dei dolori e delle infiammazioni, in base al tipo di artrite diagnosticata, si può ricorrere:

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Nei casi più gravi, può essere necessario il ricorso ad un intervento chirurgico.

Artrite: giurisprudenza

Dopo averti spiegato quali sono i sintomi, i fattori di rischio, i trattamenti e le diverse forme di artrite, a seguire ti parlerò di due casi decisi dalla Cassazione e di un caso sottoposto al vaglio della Corte d’Appello di Milano.

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Gotta: la prescrizione di stupefacenti

Gli Ermellini [1] hanno stabilito che non può essere sanzionato penalmente chi, nell’esercizio della professione medica, prescrive sostanze stupefacenti [2] nell’ambito della cosiddetta “terapia del dolore”. Infatti, in questo caso, la prescrizione degli stupefacenti è finalizzata a far sopportare meglio al paziente il dolore fisico derivante dalla malattia da cui è affetto. Nel caso specifico, il paziente soffriva di gotta associata alla rottura del femore.

Danno da violazione dell’obbligo di informazione del paziente

La Suprema Corte [3] ha analizzato un caso relativo alla responsabilità per lo svolgimento dell’attività medico-chirurgica. Come noto, l’acquisizione del consenso informato del paziente da parte del sanitario rappresenta una prestazione differente rispetto all’intervento terapeutico. Pertanto, l’

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errata esecuzione del trattamento dà origine ad un danno suscettibile di un risarcimento autonomo rispetto a quello dovuto per la violazione dell’obbligo di informazione, anche perché i diritti in ballo sono differenti tra loro: da un lato vi è l’autodeterminazione delle scelte terapeutiche e dall’altro l’integrità psicofisica. Nel caso deciso dalla Corte, entrambi erano stati pregiudicati.

Sulla base di questo principio, gli Ermellini hanno cassato la decisione con cui il giudice di merito aveva ritenuto assorbito, nel risarcimento del danno da mancata acquisizione del consenso informato, anche il pregiudizio cagionato da un medico ortopedico per aver imprudentemente sottoposto ad

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intervento di artroscopia un paziente affetto da gotta, esponendolo al rischio – che in concreto si è verificato – di riacutizzazione flogistica.

Adozione internazionale e fibromialgia

La Corte d’Appello di Milano [3] si è pronunciata su un caso che riguardava la dichiarazione di idoneità all’adozione internazionale. I giudici hanno stabilito che anche se uno degli aspiranti genitori adottivi soffre di una mera “sindrome da stanchezza cronica” e di fìbromialgìa (si tratta di disturbi di natura fisica e non psichica) oppure di depressione reattiva, non si può considerare alterato il potenziale affettivo del soggetto né la sua capacità di affrontare le responsabilità della vita e di comprendere le sofferenze altrui. Quindi, non è possibile considerare queste condizioni come elementi ostativi alla dichiarazione di idoneità all’adozione internazionale.

Pertanto, nel caso specifico, la Corte d’Appello ha deciso che i coniugi richiedenti potevano essere dichiarati idonei all’adozione di uno o più minori di nazionalità estera.

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