Minorenne: chi paga la multa?

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Autore: Redazione

16 luglio 2020

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Sanzioni amministrative e penali: la responsabilità dei genitori per le condotte illecite dei figli ancora piccoli.

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Molti di voi ci hanno chiesto chi paga le multe prese da un minorenne, sia che si tratti di una contravvenzione per violazione del Codice della strada (ad esempio, per la guida del motorino senza casco), che di una sanzione amministrativa di altro tipo (si pensi al viaggio in treno o in autobus senza biglietto).

Ci è stato anche chiesto se, per la multa presa da un neo maggiorenne, tuttavia senza lavoro e ancora convivente con i genitori, questi ultimi possano rischiare qualcosa in termini patrimoniali.

Possiamo rispondere a entrambi i quesiti qui di seguito, spiegando come funziona la responsabilità in materia amministrativa e chi risponde delle conseguenti sanzioni. Partiremo proprio dallo spiegare

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chi paga la multa del minorenne tenendo conto di alcuni recenti indirizzi giurisprudenziali che, entrati nello specifico di tale delicato tema, hanno anche chiarito quando è possibile contestare – e quindi non pagare – la contravvenzione. Ma procediamo con ordine.

Un minorenne è responsabile per le multe stradali?

Un minorenne potrebbe incorrere in sanzioni amministrative per violazioni del Codice della strada (ad esempio, compiute a bordo di scooter o minicar oppure anche in caso di guida in automobile senza patente) o in sanzioni penali per la commissione di reati (si pensi ad atti di bullismo, alla diffamazione via internet, alle percosse, ecc.). Chi risponde di tali condotte?

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In generale, sia la responsabilità penale che quella amministrativa hanno carattere “personale”. Significa che a rispondere dei relativi illeciti può essere solo l’autore e non un’altra persona, a prescindere dai rapporti tra quest’ultima e il primo.

Così, ad esempio, se un uomo commette un reato o riceve una sanzione per violazione del Codice della strada, il suo coniuge o il convivente non subisce alcuna conseguenza, neanche di carattere patrimoniale. E ciò vale anche per le coppie sposate in regime di comunione dei beni.

Questo principio è tanto vero che, all’atto della morte di una persona, i suoi debiti conseguenti alle sanzioni penali e/o amministrative si estinguono e non passano agli

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eredi, neanche quindi a quelli che hanno accettato l’eredità. Così, ad esempio, dopo il decesso del padre, i suoi figli non dovranno pagarne le multe stradali e le conseguenti cartelle esattoriali, potendone chiedere l’integrale sgravio. Lo stesso dicasi per le sanzioni conseguenti all’omesso versamento delle tasse irrogate dall’Agenzia delle Entrate: l’unico debito che si trasferisce agli eredi è la sorte capitale (il tributo non versato) ma non anche la sanzione.

Questa regola però subisce un’eccezione quando si ha a che fare con i minorenni nell’ambito delle sanzioni amministrative. Infatti, anche se il minorenne è responsabile per la multa stradale o per qualsiasi altro illecito amministrativo da questi commesso, le

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conseguenze economiche ricadono sempre sui suoi genitori. A prescindere dal fatto che siano conviventi o meno.

Il che significa che se un minorenne prende una multa, la stessa dovrà essere pagata dal padre e dalla madre. E se questi non vi provvedono, subiranno le normali conseguenze che ricadono su chi non onora le sanzioni: la notifica di una cartella esattoriale con un aggravio degli interessi del 10% per ogni sei mesi di ritardo.

La ragione di tale affermazione è semplice: il minore d’età viene considerato, dalla nostra legge, un “incapace”: incapace sia di comprendere il significato delle proprie azioni, sia, nello stesso tempo, di ricevere le relative punizioni previste dal Codice della strada. Chi è capace, però, è colui che è preposto al suo controllo: il genitore nel caso di figli minorenni o il tutore per l’infermo di mente che, ad esempio, si metta alla guida di un’auto pur non avendo la patente.

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A chi deve essere intestata la multa?

Parlavamo, ad inizio articolo, di un recente orientamento giurisprudenziale che sembrerebbe correre in soccorso dei genitori dei minorenni che incappano in qualche sanzione amministrativa.

Secondo i giudici, ivi compresa la stessa Cassazione [1], l’agente della polizia, nel redigere il verbale, non deve indicare, alla voce del trasgressore, il minorenne, bensì il soggetto tenuto alla sua sorveglianza, ossia il genitore o il tutore. In pratica, la compilazione della multa che attesta la violazione del Codice della strada deve avvenire esplicitamente nei loro confronti ed in essa va indicato il rapporto intercorrente con il minore che ne imponeva la sorveglianza al momento del fatto e la specifica attribuzione ad essi della responsabilità per l’illecito amministrativo.

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Quindi, tanto per fare un esempio pratico, se il minore si chiama Giovanni Rossi e suo padre e sua madre si chiamano rispettivamente Luca e Maria Rossi, la contravvenzione dovrà riportare come dati le generalità di Luca e Maria Rossi «in qualità di genitori esercenti la patria potestà di Giovanni Rossi».

Multa a minorenne: come si difendono i genitori?

Per evitare di pagare la multa i genitori dovrebbero fare ricorso dimostrando di «non aver potuto impedire il fatto», ossia che questo è avvenuto contro la propria volontà. Si tratta di una prova tutt’altro che facile visto che la legge impone al padre e alla madre di impartire ai figli un’educazione tale da indurli a rispettare le regole del vivere civile. Quindi, ad esempio, per la

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guida dell’auto del padre senza patente, quest’ultimo dovrebbe dimostrare di aver riposto le chiavi in un cassetto e che, nonostante ciò, il figlio se ne sia impossessato.

Sanzioni penali a minorenni

Diverso è il discorso se la sanzione si riferisce a un illecito penale ossia a un reato (sia esso un delitto o una contravvenzione). Infatti, in tale caso, il minorenne è responsabile da 14 anni in su e subisce tutte le pene previste anche per i maggiorenni. Sotto però questa età, dell’illecito penale non rispondono né lui, né i suoi genitori.

Multa a un neo maggiorenne che convive con i genitori

Vediamo ora cosa rischia un maggiorenne, magari che ha appena compiuto 18 anni, se convive con i genitori e riceve una multa che non può pagare per assenza di reddito. In tal caso, il padre e la madre non rischiano alcun tipo di conseguenza patrimoniale. Difatti, la convivenza non implica uno slittamento della responsabilità patrimoniale e l’eventuale multa, così come la successiva cartella esattoriale, saranno ugualmente intestate al trasgressore che ne risponderà con il proprio patrimonio.

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Si tenga a riguardo conto che, l’unica ipotesi in cui il convivente proprietario dell’immobile potrebbe subire qualche conseguenza è quando il creditore proceda a un pignoramento mobiliare, ossia dell’arredo presente nell’abitazione ove abita il debitore, presumendosi che tutto ciò che ivi si trova sia di proprietà di quest’ultimo. Una presunzione che può essere superata solo da un ricorso del proprietario. Fatto sta, però, che l’agente per la riscossione esattoriale non è quasi mai solito avviare pignoramenti mobiliari, preferendo piuttosto quelli presso terzi (conto corrente, stipendio, pensioni, canoni di locazione).

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