Fotografata in spiaggia di nascosto: come difendersi
Si può scattare una fotografia a una persona a sua insaputa e senza il consenso di questa?
Avrete notato tutti che, a volte, sui vari social si possono “apprezzare” foto rubate di nascosto dalle spiagge: giovani ragazze, intente a prendere il sole, sono spesso colte dall’occhio indiscreto di una telecamera che punta là dove non batte il sole o dove il costume, mal posizionato, svela le zone più riservate.
Ecco queste foto vengono di certo rubate, se così vogliamo dire, all’ignara vittima. La quale non è detto che poi si imbatta sulla pagina internet dove lo scatto viene pubblicato e messo alla mercé di tutti, senza alcun consenso.
Ed allora, per completare la scena, immaginiamo che il fidanzato della giovane si accorga dello squallido gesto del fotografo e che, di scatto, si alzi dal telo per cantargliene quattro. Cosa potrebbe fare per tutelare la privacy della propria ragazza? Potrebbe sequestrargli il cellulare e magari buttarlo in acqua per cancellarne il contenuto o, più civilmente, pretendere la cancellazione dello scatto? Se una persona viene
La legge, di certo, prevede soluzioni meno celeri dei muscoli e forse non altrettanti efficaci. Tuttavia, è anche bene ricordare che chi si fa giustizia da solo – è appunto il caso di chi scaraventi lo smartphone altrui contro un sasso, a causa della rabbia – viene punito penalmente per il reato di «esercizio arbitrario delle proprie ragioni». Il che è come passare dalla parte della ragione a quella del torto.
Ma mettetevi voi nei panni di chi sa che il proprio b-side è nella memoria di un telefonino che non è il proprio. Come vi comportereste?
Un caso del genere, anche se non completamente identico, è già avvenuto e portato sui banchi della Cassazione
Ora sapete tutti che il sequestro è rivolto ad acquisire il corpo del reato o quantomeno il mezzo con cui il reato è stato posto in essere. Per cui il problema che si pone, a monte di tutto ciò, è innanzitutto il seguente: fotografare una persona di nascosto è reato? Solo se così fosse, allora si potrebbe chiedere il sequestro dello smartphone o della macchina fotografica.
Ecco cosa ha detto a riguardo la Cassazione.
Indice
Fotografare una persona a sua insaputa è reato?
Tutti sanno ormai che
La vittima può quindi chiedere il risarcimento del danno e la condanna penale del colpevole.
Ma cosa ne è del semplice fatto di scattare una foto a una persona che cammina per strada, che è ferma ad aspettare l’autobus, che è seduta sul treno o che sta ammirando un quadro in una galleria d’arte? Se un tizio ti si piazza davanti, con l’obiettivo della telecamera rivolto al tuo naso, e ti scatta una foto, può subire – se non un occhio nero – quantomeno una querela?
La questione può essere risolta giuridicamente nei seguenti termini.
Se scopo della foto è riprendere un ambiente più ampio, come un panorama, una piazza, un monumento o una manifestazione, e nell’obiettivo della telecamera finisce in secondo piano anche un passante, questi non può contestare nulla. E ciò non solo perché sarebbe fisicamente impossibile e irragionevole sgombrare tutti i Campi Elisi solo per riprendere la Tour Eiffel o l’intera Trinità dei Monti per immortalare piazza di Spagna; ma perché non c’è alcuna interferenza nella vita privata di una persona che si trova in un luogo pubblico se questa non è il preciso obiettivo della macchina fotografica.
Diverso è il caso in cui il soggetto della foto sia una persona in particolare. E non parliamo del Presidente della Repubblica, di un vip della moda o di un famoso sportivo, ma di Tal dei Tali, persona perfettamente sconosciuta che magari è uscita con una scarpa diversa dall’altra o di una
Ebbene, sul punto, non esistono reati specifici. Ma la Cassazione, estendendo l’ambito di applicazione dell’articolo 660 del Codice penale, ha ritenuto applicabile il reato di molestie anche in presenza di una sola condotta.
È vero: la norma sanziona chi, in luogo pubblico o aperto al pubblico, importuna gli altri «per petulanza o altro biasimevole motivo». Ma la petulanza, ossia la reiterazione nel tempo della condotta, non è elemento necessario. La norma infatti usa la congiunzione “o” e non la “e”. Il che vuol dire che basta, se non c’è reiterazione della condotta, anche uno scopo futile, come quello di infastidire qualcuno magari soltanto per
Del resto, scopo di questo reato è tutelare l’ordine pubblico. Esso «è teso a perseguire quei comportamenti astrattamente idonei a suscitare nella persona direttamente offesa, ma anche nella gente, reazioni violente o moti di disgusto o di ribellione, che influiscono negativamente sul bene giuridico tutelato che è l’ordine pubblico. Essendo oggetto di tutela la tranquillità pubblica per l’incidenza che il suo turbamento ha sull’ordine pubblico, l’interesse privato individuale riceve una protezione soltanto riflessa, sicché la tutela penale viene accordata anche senza e pur contro la volontà delle persone molestate».
Risultato: si può denunciare chi scatta una foto a un passante senza chiedergli il consenso.
Si può sequestrare lo smartphone con la foto scattata senza consenso?
Il necessario corollario è anche il sequestro del corpo del reato, ossia lo smartphone dove c’è la foto incriminata. La vittima può quindi chiedere alle autorità di acquisire il dispositivo dove c’è l’immagine rubata. Sempre che il reo non si scusi e accetti di cancellare con le buone il contenuto dello scatto. L’accordo, insomma, è sempre la strada migliore. Anche perché non è detto che la polizia si trovi nelle vicinanze e, se il sequestro dovesse avvenire dopo anche qualche minuto, nel frattempo il file potrebbe fare il giro del mondo.