Sintomi blocco intestinale

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Autore: Redazione

07 novembre 2020

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Cause, diagnosi e trattamento dell’occlusione intestinale; errata diagnosi medica e risarcimento del danno.

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È capitato a tutti di avere dei forti dolori addominali e non riuscire ad andare in bagno, ma quasi mai si pensa all’eventualità che si possa trattare di un’occlusione intestinale. Nei paragrafi che seguono potrai consultare un elenco dei più comuni sintomi del blocco intestinale e avere un’idea di quali tipi di occlusione esistano e quali sono le cause principali che determinano questa patologia medica.

Il medico può rivolgersi a diversi metodi diagnostici per appurare questa condizione. Oltre alla palpazione dell’addome, il dottore può ritenere opportuno sottoporti a una radiografia o a una Tac con mezzo di contrasto per individuare la sede e la causa dell’ostruzione, così da procedere con il trattamento più opportuno nel caso in questione. Se, tuttavia, una diagnosi non tempestiva dovesse ritardare la tua guarigione potresti aver diritto a un risarcimento, come stabilito da una recente sentenza della cassazione.

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Che cos’è un blocco intestinale

Con l’espressione blocco intestinale si intende una condizione patologica caratterizzata dal blocco del transito intestinale nella direzione che assume abitualmente.

L’occlusione intestinale può sinteticamente essere divisa in due tipologie fondamentali:

Le

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cause dell’occlusione intestinale variano in base a parametri come il punto di ostruzione o l’età di chi ne è affetto. Ad esempio, il blocco intestinale nei lattanti e nei neonati è solitamente originato da patologie congenite come la torsione di un’ansa intestinale, la formazione di massa indurita del contenuto dell’intestino, lo scivolamento di una parte dell’intestino nell’altra, etc.

L’occlusione dell’intestino tenue negli adulti è più probabilmente generata da fenomeni come la cicatrizzazione di un’ulcera o una massa tumorale, mentre l’ostruzione dell’intestino crasso è più comunemente originata da diverticolite o da un fecaloma (cioè da un grumo di materia fecale).

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Quali sono i sintomi del blocco intestinale

Per renderti conto tempestivamente di avere un blocco intestinale puoi fare riferimento all’elenco sottostante dei principali sintomi dell’occlusione intestinale, tra cui vi sono:

Diagnosi e cura del blocco intestinale

L’ostruzione intestinale è una patologia seria perché in caso non venga diagnosticata e trattata correttamente può condurre alla necrosi della porzione d’intestino interessata dall’occlusione, con rischi che vanno dalla

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perforazione della parete intestinale, alla peritonite, alla setticemia con conseguente shock. Se sospetti in base ai sintomi di poter avere un blocco intestinale devi, quindi, rivolgerti a un medico il più celermente possibile.

Il medico procederà con una diagnosi basata sull’anamnesi del paziente, sulla valutazione medica dell’addome, su una radiografia dell’addome o una TAC addome con mezzo di contrasto. L’esame medico alla palpazione rivela dolore, edema o presenza di masse; le radiografie possono, invece, essere in grado di evidenziare la sede dell’ostruzione; mentre la tomografia computerizzata è l’esame che più accuratamente riesce a individuare sia la sede precisa dell’occlusione sia le cause della stessa.

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Nel caso di diagnosi di sospetta occlusione intestinale il primo passo sarà il ricovero ospedaliero. Qui, in primo luogo verranno effettuati gli esami del sangue per capire quali sono le condizioni generali del paziente e avere ulteriori elementi per la diagnosi e le terapie. In seguito, potrebbero inserirti un sondino nasogastrico per liberare l’intestino dal materiale presente al di sopra dell’occlusione e procedere con la somministrazione di elettroliti e liquidi per compensare la perdita di liquidi dovuta spesso al vomito.

Alcune volte il blocco si risolve autonomamente se è, ad esempio, dovuto ad aderenze di precedenti interventi chirurgici o a una cicatrice dovuta a un’ulcera. Un dato rilevante, infatti, è che la

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sindrome da aderenza da sola è responsabile di più del 70% dei casi di ostruzione intestinale.

In alcuni casi, tuttavia, è necessario un intervento chirurgico, in quanto si rivela necessario risolvere l’occlusione completa e asportare l’eventuale tessuto necrotico da essa generato.

Nel caso, invece, in cui la patologia da trattare sia una torsione intestinale, si può ricorrere alla chirurgia endoscopica per distendere l’intestino. Per l’occlusione paretica generalmente i dottori procedono con la somministrazione di medicinali che aumentano la contrattilità della muscolatura addominale così da ripristinare la normale peristalsi e consentire l’avanzamento del contenuto intestinale alle origini dell’ostruzione.

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Risarcimento per errata diagnosi medica

Diagnosticare un’occlusione intestinale non è particolarmente difficile, così come non è difficile distinguere tra le forme paretiche e quelle meccaniche. Tuttavia, la diagnosi eziologica (cioè la causa che ha generato il disturbo) può essere più difficile da individuare e qualche volta comportare un ritardo nelle cure adeguate.

Il tema della responsabilità medica è uno tra i più delicati affrontati dal diritto, proprio per questo, la Legge Balduzzi e più tardi la Legge Gelli, hanno limitato la responsabilità dei medici a quei casi in cui non vi sia il rispetto delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali, per evitare le ingiuste richieste di risarcimento.

Recentemente, la Cassazione [1] è ritornata sul problema del risarcimento per errata diagnosi medica pronunciandosi con una sentenza che ha segnato un importante passo avanti nella tutela del malato. Il medico, infatti, è responsabile anche quando l’errore nella diagnosi comporta un ritardo nella guarigione e non solo quando la diagnosi risulta completamente sbagliata.

Secondo i giudici supremi, quindi, ogni condotta colposa del medico che comporta un ritardo nel tempo necessario alla guarigione, anche se non produce un aggravamento della malattia, costituisce reato.

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