Cosa si intende con menomazione?
Quando si può parlare di persona menomata, di disabile o di portatore di handicap? Quali sono i diritti di chi ha una perdita o un’anomalia fisica?
Ci sono dei termini che spesso vengono impropriamente utilizzati come sinonimi ma che, appunto, hanno dei significati diversi. Ed in certe circostanze, distinguerli può rivelarsi estremamente importante, specialmente quando si tratta di difendere dei diritti o di ottenere dei benefici socio-assistenziali. È il caso delle parole «menomazione», «disabilità», «invalidità» o «handicap». Alcune di queste condizioni vengono riconosciute come conseguenza di altre: il disabile viene ritenuto tale perché ha una menomazione fisica o sensoriale. Il portatore di handicap e il disabile non godono sempre delle stesse agevolazioni perché hanno delle connotazioni diverse dal punto di vista formale. Tutto nasce, comunque, dalla menomazione. Ma
Si tratta di un termine poco usato ma di enorme trascendenza. Come vedremo, infatti, la stessa Organizzazione mondiale della Sanità, l’Oms, ha classificato le varie condizioni che abbiamo citato prima creando un legame consequenziale tra loro. Vediamo.
Indice
Menomazione: che cos’è?
Prendiamo la definizione che l’Organizzazione mondiale della Sanità fa di menomazione. Secondo l’Oms, «nel contesto delle conoscenze e delle opere sanitarie si intende per menomazione qualsiasi perdita o anomalia
Per fare qualche esempio, la tetraplegia comporta una menomazione fisica agli arti dalla nascita, mentre chi perde un arto in un incidente stradale ha una menomazione fisica acquisita nel corso della vita.
Chi soffre di schizofrenia ha una menomazione psicologica (spesso chiamata anche disturbo). A seconda dell’area colpita del cervello, si possono riscontrare altri tipi di menomazioni (del linguaggio, dell’udito, dell’intelletto, ecc.).
In sintesi, la menomazione rappresenta la deviazione dalla norma sul piano biomedico dell’individuo e rappresenta la manifestazione esteriore di una condizione patologica.
Menomazione: quali differenze con disabilità e handicap?
Restiamo nella classificazione dell’Oms e vediamo la differenza tra la menomazione, la disabilità e l’handicap.
Mentre la menomazione, come abbiamo visto, è la perdita o l’anomalia di strutture o funzioni della persona, la disabilità viene definita «la limitazione o la perdita, conseguente a una menomazione, della capacità di effettuare un’attività nel modo o nei limiti considerati normali per un essere umano».
Il disabile, quindi, si trova in una condizione caratterizzata da «eccessi o difetti nelle abituali attività, prestazioni e comportamenti, che possono essere temporanei o permanenti, reversibili o irreversibili, progressivi o regressivi».
Si può parlare, dunque, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, di disabilità come diretta conseguenza di una menomazione o come risposta psicologica da parte del soggetto disabile ad una menomazione. In sostanza, rappresenta l’oggettivazione di una menomazione e come tale comporta dei disturbi alla persona.
Diverso, secondo l’Oms, il concetto di handicap. In questo caso, si parla di una «situazione di svantaggio sociale conseguente ad una menomazione o alla disabilità, che limita o impedisce l’adempimento di un ruolo normale per un individuo in funzione di età, sesso, fattori culturali e sociali».
In altre parole, l’handicap è il valore che viene attribuito ad una situazione o ad un’esperienza individuale quando essa si allontana dalla norma e presenta una discordanza fra la prestazione e la condizione dell’individuo e le sue aspettative o quelle del particolare gruppo di cui fa parte.
Si può riassumere tutto ciò affermando che, secondo l’Oms:
- la menomazione rappresenta la deviazione dalla norma sul piano biomedico;
- la disabilità rappresenta l’oggettivazione di una menomazione;
- l’handicap rappresenta la socializzazione di una menomazione o di una disabilità.
In questo modo, per fare qualche esempio:
- una persona può avere una menomazione senza essere disabile perché non comporta delle restrizioni nello svolgimento di una normale attività;
- una persona può essere disabile a causa di una menomazione senza essere portatore di handicap perché la sua condizione non gli crea uno svantaggio sociale;
- una persona può avere un handicap sociale a causa di una menomazione ma non di una disabilità (si pensi a chi ha il volto sfigurato a causa di un incendio).
Nel 2001 la stessa Oms ha pubblicato la
Menomazione: quali tipologie?
Sempre l’Organizzazione mondiale della Sanità elenca queste nove tipologie di menomazione:
- della capacità intellettiva (dell’intelligenza, della memoria, del pensiero);
- psicologiche (dello stato di coscienza e della vigilanza, della percezione e dell’attenzione, delle funzioni emotive e volitive, dello schema di comportamento);
- del linguaggio (delle funzioni linguistiche, della favella);
- auricolari;
- oculari;
- viscerali (degli organi interni, di funzioni organiche particolari);
- scheletriche (delle regioni del capo e del tronco, degli arti, ecc.)
- deturpanti;
- generalizzate, sensoriali e di altro tipo.
Menomazione: quali diritti?
Come abbiamo ampiamente visto, la
L’invalidità verrà espressa in una percentuale, ciascuna delle quali dà diritto a determinati benefici. Nello specifico:
- dal 33%: diritto a ricevere gratuitamente dal servizio sanitario nazionale aiuti e protesi, come ad esempio un respiratore notturno per chi soffre di apnee ostruttive del sonno;
- dal 45%: diritto ad essere iscritti nelle liste dei lavoratori appartenenti alle categorie protette, istituite presso i Centri per l’impiego;
- dal 50%: diritto ai congedi per cure mediche, purché siano previsti dal contratto nazionale collettivo del settore in cui si lavora;
- dal 66%: diritto all’esenzione dal ticket sanitario per visite o esami legati alla patologia;
- dal 74%: diritto all’assegno mensile, il cui importo varia a seconda del reddito;
- al 100%: diritto alla pensione di inabilità (il cui importo varia se si percepisce una rendita oppure si è ricoverati in una struttura pubblica, nel cui caso l’ammontare dell’assegno scende al 50%) e all’assegno di accompagnamento in caso di handicap grave.