Decreto rave party: cosa prevede la legge
Reato di raduni illegali: quando la polizia può ordinare lo sgombero dei manifestanti? Qual è la differenza con il delitto di invasione di terreni ed edifici?
Ai giovani, si sa, le regole vanno strette; un po’ per immaturità, un po’ per voglia di trasgredire, sono portati a commettere errori e, spesso, a cacciarsi nei guai. Fino a che si tratta solamente di atti goliardici senza conseguenze, non fa nulla; i problemi sorgono quando viene infranta la legge. È il caso del ragazzo che si mette alla guida dopo aver bevuto, dei giovani che assumono sostanze stupefacenti e anche di quelli che, incuranti dei vicini che vogliono dormire, hanno voglia di fare festa tutta la notte con la musica al massimo. Proprio contro quest’ultimo tipo di condotta è recentemente intervenuto il Governo.
Con il presente articolo vedremo cosa prevede il cosiddetto decreto rave party. Si tratta di un reato assolutamente nuovo per l’ordinamento giuridico italiano che, sin da subito, ha suscitato molto clamore, tanto da aver fatto gridare all’incostituzionalità della norma. Per quale motivo? Perché il nuovo delitto potrebbe diventare un mostro incontrollabile che, anziché punire solamente le condotte di coloro che invadono la proprietà privata altrui creando disturbo e pericolo, potrebbe estendersi perfino a chi si ritrova per manifestare pacificamente, ad esempio per protestare contro una legge. Insomma: c’è chi ritiene che il nuovo decreto rave party sia uno strumento fascista di repressione della libertà dei cittadini. È proprio così? Vediamo
Indice
Cosa sono i rave party?
I “rave” (o “rave party”) sono raduni musicali aperti a tutti, organizzati generalmente in edifici abbandonati oppure in spazi aperti di grandi dimensioni.
La caratteristica dei rave è che ad essi può partecipare chiunque senza alcun invito: è sufficiente presentarsi nel luogo designato per l’incontro e il gioco è fatto. Una specie di Woodstock, insomma.
I rave sono legali?
Purtroppo, i rave party sono divenuti noti per via dei problemi di ordine pubblico che spesso comportano: oltre a circolare quasi sempre droga, i giovani invadono proprietà pubbliche o private senza aver ricevuto alcun permesso, disturbando pesantemente la quiete pubblica, visto che le manifestazioni possono durare per giorni, con musica mantenuta ad altissimo volume anche ininterrottamente.
È proprio per combattere questo fenomeno che il Governo Meloni, praticamente col suo primo provvedimento, ne ha proibito l’organizzazione. Vediamo in che termini.
Decreto rave party: cosa prevede?
Il cosiddetto “decreto rave party” [1] ha inserito all’interno del Codice penale
In buona sostanza, è stato introdotto un delitto che punisce i raduni illegali, per tali dovendosi intendere tutti quelli a cui partecipano più di 50 persone, occupando abusivamente terreni o edifici per organizzare eventi dai quali può derivare pericolo «per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica».
A essere puniti sono tanto gli organizzatori quanto i semplici partecipanti: i primi con la reclusione da tre a sei anni (e con la multa da 1.000 a 10mila euro), i secondi con pena diminuita.
È inoltre prevista la confisca (in pratica, il sequestro definitivo e permanente) delle cose utilizzate per commettere e organizzare l’invasione arbitraria.
Come anticipato in premessa, il nuovo reato di raduni illegali ha destato immediatamente polemiche e suscitato lo sdegno di diversi accademici del diritto per via della portata ambigua della norma. Nello specifico, sono quattro le contestazioni principali che vengono mosse e che analizzeremo nel prosieguo:
- il delitto non parla espressamente di rave, con la conseguenza che potrebbero essere puniti anche i partecipanti di una manifestazione pacifica;
- la norma è “scritta male”, nel senso che non si capisce quando si commetterebbe reato;
- il reato di invasione di terreni o edifici già esisteva;
- la pena è sproporzionata, col risultato aberrante di sanzionare molto più pesantemente chi organizza una festa rispetto a chi, ad esempio, si rende autore di una lesione personale.
Il decreto rave punisce davvero i party musicali?
Innanzitutto, seppur emanato in risposta al fenomeno dei rave party, il reato introdotto dal nuovo decreto legge non parla mai di rave né di feste similari.
Il rischio, secondo alcuni, è che alla fine potrebbero incorrere in questo reato anche persone che manifestano pubblicamente, ad esempio per protestare contro una certa legge, una scelta del Governo o un provvedimento della Pubblica Amministrazione.
Insomma: poiché il nuovo delitto che sanziona i raduni illegali non specifica quali riunioni punisce, ci sarebbe il concreto pericolo che il reato metta il bavaglio a chi, esercitando il proprio diritto costituzionale di manifestare il proprio pensiero anche scendendo in piazza, voglia protestare organizzando un corteo o un sit-in.
Si pensi, ad esempio, ai ragazzi che occupano le scuole oppure che si ritrovano per protestare contro le scelte del rettore universitario: anche in questo caso, teoricamente, la manifestazione potrebbe sfociare in qualcosa di pericoloso per l’ordine pubblico, con la conseguenza che la polizia sarebbe sempre legittimata a intervenire per ordinare lo sgombero.
Insomma: il nuovo decreto rave party consentirebbe alla polizia di intervenire anche in presenza di cortei sindacali dei lavoratori o di semplici mobilitazioni studentesche.
I sostenitori del decreto anti-rave, invece, assicurano che il pericolo di una repressione della libertà di espressione del pensiero e di manifestazione pubblica non esista, in quanto la norma punisce solo i raduni abusivi da cui può derivare un pericolo effettivo per l’ordine pubblico, l’incolumità pubblica o la salute pubblica; tali non sarebbero i cortei, i sit-in e le altre forme di protesta pacifiche.
Lo stesso Viminale ha testualmente affermato che «La norma anti-rave illegali interessa una fattispecie tassativa
Quando si può manifestare in un luogo pubblico?
Peraltro, c’è da dire che già prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto legge anti-rave, la legge stabiliva l’obbligo di chiedere il permesso per una manifestazione, quando questa deve svolgersi in un luogo pubblico.
La Costituzione [3] sul punto dice che tutti i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente, senza portare armi con sé.
Tuttavia, quando le riunioni avvengono in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.
La legge dice che coloro che vogliono organizzare una manifestazione in luogo pubblico devono darne preavviso al questore territorialmente competente (quello della provincia, in pratica) con almeno tre giorni di anticipo rispetto all’evento [4].
Insomma: poiché la legge ha praticamente sempre previsto che, per organizzare una manifestazione in luogo pubblico, occorra dare il preavviso alle autorità, non vi sarebbe nessuna anomalia nel voler punire i raduni illegali organizzati su suolo pubblico o privato.
Perché il decreto rave party è scritto male?
Da una lettura oggettiva della norma si capisce come, effettivamente, non sia stata scritta proprio bene. Basti prendere il primo periodo, in cui è evidente l’inutile ripetizione che viene fatta del pericolo per l’ordine pubblico, l’incolumità pubblica o la salute pubblica:
L’invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica consiste nell’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno, quando dallo stesso può derivare un pericolo per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica.
Al di là dei problemi di sintassi, il vero punto dolente del nuovo reato di raduni illegali resta quello di non specificare concretamente in quali casi si commette il crimine.
È per questo motivo che gli studiosi del diritto e gli avvocati penalisti ritengono che il nuovo reato sia privo di “
Quando un raduno diventa pericoloso per l’ordine pubblico, l’incolumità o la salute pubblica? È sufficiente che circoli della marijuana perché il raduno possa diventare pericoloso?
Anche il numero dei partecipanti necessario a far scattare il reato è un problema. Mettiamo il caso che alcuni compagni di classe, per divertirsi e bere una birra, si ritrovino in un spiazzale di proprietà privata non recintato posto proprio davanti a un bar. Dopo un po’ di tempo si aggiungono altri giovani, allettati dalla possibilità di fare conoscenza. In un caso del genere, se il numero iniziale di “partecipanti” era inferiore a 50 ma poi, man mano, per progressive aggiunte, tale “quorum” viene raggiunto e superato, scatterebbe lo stesso il reato in capo all’organizzatore, il quale aveva previsto molte meno persone? A pagare, poi, sarebbero anche i partecipanti?
La norma non chiarisce se l’organizzazione del raduno debba prevedere sin dall’inizio almeno 51 partecipanti (la legge parla di «un numero di persone superiore a 50») per costituire reato oppure se tale soglia possa essere raggiunta anche progressivamente e integrare comunque l’illecito.
Per non parlare, poi, del partecipante ignaro di tutto, il quale potrebbe trovarsi coinvolto in un reato senza nemmeno saperlo.
Per assurdo, il decreto rave party obbligherebbe a munirsi di “biglietto d’ingresso” come quando si fa la fila alle poste o a mettere qualcuno di guardia all’entrata per contare la gente.
Il reato di invasione di terreni e di edifici
Un’altra critica al nuovo decreto rave party riguarda l’esistenza di un delitto del tutto simile a quello appena introdotto. Il Codice penale, infatti, conosce praticamente da sempre il
In effetti, questo delitto è molto simile a quello dei raduni illegali, sia perché punisce l’invasione di terreni o edifici, pubblici o privati, sia perché prevede pene più severe quando il fatto è commesso da più persone (ne bastano almeno sei).
Insomma: secondo i critici, il decreto rave party avrebbe introdotto un nuovo reato solamente per fare pubblicità al nuovo esecutivo, al grido di “La pacchia è finita!”.
A parere dei sostenitori del reato anti-rave, invece, la nuova fattispecie sarebbe diversa dalla precedente, sostanzialmente per tre ragioni:
- il neonato delitto tutela l’ordine pubblico, l’incolumità o la sanità pubblica, cioè le condizioni di tranquillità e di benessere della società, tant’è vero che, sfogliando il Codice penale, si noterà come sia stato inserito all’interno dei delitti contro l’ordine pubblico (quelli tra i quali, per intenderci, compare anche l’associazione per delinquere). Il vecchio (e ancora in vigore) reato di invasione di terreni e di edifici, invece, tutela la proprietà e il patrimonio;
- il nuovo reato, proprio perché protegge l’ordine pubblico, stabilisce pene più severe, evitando così che la competenza sia devoluta al giudice di pace (come avviene invece per il reato di invasione di terreni ed edifici, quando non ricorre l’ipotesi aggravata);
- il nuovo reato che sanziona i raduni illegali è procedibile d’ufficio, al contrario di quello di invasione di terreni o edifici, che è procedibile a querela di parte (salvo il ricorrere delle ipotesi aggravate).
Il nuovo reato di rave party ha una pena eccessiva?
Infine, c’è chi lamenta come il nuovo reato contro i rave party preveda una
La portata della sanzione si apprezza in modo particolare raffrontandola con altri reati: ad esempio, picchiare una persona comporta una pena da 6 mesi a 3 anni di reclusione, aumentata da 3 a 7 anni nel caso in cui la vittima riporti gravi conseguenze; un furto aggravato (ad esempio, quello con scasso) è punito con il carcere da 2 a 6 anni.
Peraltro, le pene previste per i rave party si aggiungerebbero a quelle, eventuali, stabilite per altri reati che possono essere commessi all’interno del raduno stesso, come ad esempio lo spaccio di droga.
La scelta di prevedere pene così elevate per gli organizzatori di rave party e altri raduni illegali ha anche un’altra conseguenza: quella di consentire alla polizia di effettuare intercettazioni [6]. Secondo i critici, si tratterebbe di un risultato assurdo, che porterebbe le autorità a intercettare i ragazzini.
Infine, sempre il decreto rave party ha previsto la possibilità di applicare misure di prevenzione personali (come la sorveglianza speciale) per gli indiziati dell’invasione per raduni pericolosi.
Insomma: una vera e propria “tolleranza zero” per gli organizzatori dei rave.