Come si firma la quietanza di una fattura elettronica?

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Autore: Paolo Remer

03 agosto 2023

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Quando è bene munirsi di una ricevuta con valore liberatorio, specialmente se il pagamento non è avvenuto con sistemi tracciabili: il fac simile da utilizzare.

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Tutti conoscono, o almeno ricordano, il classico timbrone inchiostrato con la scritta “PAGATO” sulla fattura cartacea. I piccoli esercenti vergavano la scritta a mano, con calligrafia grande e ben leggibile, e apponevano la propria firma, con valore di quietanza liberatoria. Era l’epoca in cui i pagamenti avvenivano soprattutto in contanti, o con assegni, che però, essendo titoli astratti, non indicavano il riferimento specifico all’operazione economica effettuata; quindi era necessario per il debitore munirsi di un documento attestante il saldo di quanto dovuto al creditore per le cessioni di beni, o le prestazioni di servizi, eseguite.

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Ma adesso, in tempi di fattura elettronica, come si firma la quietanza? E ha ancora un senso chiederla e rilasciarla, visto che la maggior parte dei pagamenti vengono eseguiti con strumenti tracciabili, come i bonifici bancari, che di solito nella causale riportano il riferimento alle fatture? In alcuni casi sì: è ancora opportuno farsi rilasciare la quietanza liberatoria, e conservarla per ogni evenienza.

Cos’è la quietanza di pagamento

La

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quietanza di pagamento è il documento, rilasciato dal creditore al debitore, che attesta il ricevimento del prezzo pattuito per un prodotto ceduto o un servizio reso. Viene chiamata anche quietanza liberatoria perché con essa il creditore dichiara per iscritto che l’obbligazione di pagamento del prezzo è stata correttamente ed interamente adempiuta dal debitore.

L’art. 1199 del Codice civile sancisce il diritto del debitore alla quietanza: pertanto, il creditore ha l’obbligo di rilasciarla, se gli viene richiesta.

Quietanza: cosa deve contenere per essere liberatoria

Il valore pratico della quietanza di pagamento è notevole: grazie a questa attestazione il debitore, in caso di solleciti o contestazioni, potrà dimostrare che il pagamento è avvenuto. L’importante, per ottenere questo risultato liberatorio, è che la quietanza contenga questi elementi:

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Quietanza liberatoria: la dicitura da usare

In passato la Corte di Cassazione [1], con riferimento alla quietanza cartacea, aveva affermato che la dicitura “pagato” è insufficiente ad attribuire valore liberatorio dell’obbligazione, perché, in assenza di specificazioni, si potrebbe ritenere che il pagamento sia stato solamente parziale.

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Questo significa che solo l’espressione «per quietanza», accompagnata dalla firma del creditore, assume pieno valore probatorio (salvi i casi in cui sia stata emessa per errore o sotto violenza o minaccia) e perciò è idonea a superare le contestazioni di chi, in futuro, potrebbe asserire di non aver ricevuto il denaro e così tentare di pretendere nuovamente il pagamento.

Quietanza telematica: come funziona

Chi esegue il pagamento di un modello F24 online riceve, sul proprio “cassetto fiscale” disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, una quietanza telematica che ha il medesimo valore liberatorio di quella cartacea: si ha così l’F24 quietanzato

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.

La suddetta procedura, però, è prevista solo per i versamenti compiuti nei confronti dell’Erario o di altre Pubbliche Amministrazioni (come l’Inps, per i contributi previdenziali, ed i Comuni per l’Imu o la Tari) ma non ne esiste una analoga per i rapporti tra privati, nemmeno quando compilano ed inseriscono la fattura elettronica nello Sdi, il sistema di interscambio dell’Agenzia delle Entrate. Adesso ti spieghiamo come bisogna regolarsi in questi casi.

Quando la quietanza della fattura non serve

A fronte di una fattura – cartacea o elettronica – se il pagamento avviene tramite carta di credito o di debito o mediante bonifico bancario, la quietanza non serve, in quanto la

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tracciabilità dell’operazione da parte dell’intermediario finanziario offre la possibilità di risalire, anche a distanza di tempo, alla data ed all’importo dell’accredito della somma a chi ha emesso la fattura: basta consultare l’estratto conto periodico della carta o del conto corrente per ottenere le informazioni disponibili, e così documentare, sia pure indirettamente, che il pagamento è avvenuto.

Così, pur in assenza della firma del creditore, si avrà un risultato pressoché analogo a quello della tradizionale quietanza liberatoria. L’effetto pratico è molto importante, perché pur non disponendo della quietanza si potrà sempre dimostrare che il pagamento è avvenuto. Ovviamente bene indicare nella causale del bonifico il riferimento al numero della, o delle, fatture saldate.

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Viceversa, l’assegno non fornisce analoghe garanzie, essendo un titolo astratto e privo di causale. Quindi con l’assegno si potrà dimostrare la dazione della somma, ma non il riferimento specifico all’operazione fatturata.

Come si quietanza una fattura elettronica

Se il pagamento della fattura elettronica avviene in contanti, anziché con sistemi di pagamento tracciabili, chi lo esegue ha il diritto di chiedere la quietanza liberatoria a chi lo ha ricevuto (la fattura in sé è un documento fiscale, e a fini civili ha solo un valore presuntivo e indiziario, non quindi di prova).

In effetti le modalità di compilazione della fattura elettronica prevedono l’inserimento di codici

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riferiti alle tipologie di pagamento convenute ed utilizzate dalle parti, e precisamente:

Utilizzando il codice appropriato, c’è quindi la possibilità di collegare il pagamento eseguito dal debitore alla prestazione fatturata dal creditore. Rimane comunque aperto il caso del pagamento per contanti, che, al di là della specificazione del relativo codice nella fattura, non lascia traccia. E allora chi paga può farsi contestualmente rilasciare una quietanza liberatoria contenente gli elementi che ti abbiamo descritto sopra: questo si può fare sia su una copia cartacea della fattura elettronica stampata, sia su un documento separato. Di seguito ti forniamo un modello da usare.

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Quietanza su fattura elettronica: modulo fac simile

Se si opta per la quietanza di pagamento su un foglio distinto dalla fattura elettronica, si può utilizzare la seguente formula:

Io sottoscritto <nome, cognome e codice fiscale o partita Iva> ricevo in data odierna dal sig. <nome, cognome e codice fiscale> la somma di Euro <indicare la cifra> versata a mezzo < indicare il modo di pagamento: ad esempio, contanti, assegno, vaglia, bonifico, ecc> a saldo della fattura n. <…> del <…>. Dichiaro, per l’effetto, di non avere più nulla da pretendere con riferimento all’operazione fatturata (qui, per completezza, si può inserire il riferimento esplicito al contratto o ordine e alla cessione di beni o prestazione di servizi fornita). Bisogna integrare il documento con il luogo, la data e la firma di chi riceve la somma e rilascia quietanza.

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