Come comportarsi con uomo tirchio?

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Autore: Paolo Florio

20 febbraio 2023

Dottore Commercialista (2007) e Avvocato (2010). Svolge l’attività professionale di consulente e giurista d’impresa, con specializzazione nel campo del diritto tributario, diritto societario, diritto commerciale, diritto fallimentare e diritto penale dell’economia. Ha maturato, altresì, una specifica esperienza quale munus pubblicum per conto di diversi Tribunali avendo svolto incarichi giudiziari e in particolare di Custode e Amministratore Giudiziario, di Curatore Fallimentare, di professionista delegato alle vendite nelle procedure esecutive, nonché C.T.U. in giudizi civili e perito per la Procura in procedimenti penali.

Il coniuge ossessionato dal risparmio, che non vuole si spendano i propri soldi, può essere querelato e ritenuto responsabile per la separazione della coppia.

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Il matrimonio si basa sull’obbligo di assistenza reciproca e contribuzione, da parte di entrambi i coniugi, alle esigenze della famiglia. Un obbligo che comunque deve essere proporzionato alle rispettive possibilità economiche. Si può provvedere a soddisfare i bisogni comuni non solo con il proprio stipendio ma anche con il lavoro domestico.

Potrebbe succedere però che uno dei due coniugi sia particolarmente parsimonioso, talmente ossessionato dal risparmio da obbligare l’altro a una vita di stenti seppur le proprie condizioni economiche non siano così catastrofiche. Ed allora

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come comportarsi con un uomo tirchio o una moglie spilorcia? La questione è stata di recente analizzata dalla Cassazione [1].

Ci sono due aspetti da considerare, almeno sotto un profilo legale: uno di carattere civile e l’altro penale. Ma procediamo con ordine.

Si può sapere quando guadagna il coniuge?

Prima di illustrare come comportarsi legalmente con un coniuge tirchio, bisogna anticipare che tanto il marito quanto la moglie, anche se sposati in regime di comunione dei beni, sono proprietari del denaro guadagnato con il proprio lavoro. Pertanto, una volta adempiuto l’obbligo di contribuzione ai bisogni familiari, non devono mettere “in comune” le somme percepite o i risparmi del proprio conto.

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Non esiste neanche l’obbligo della cosiddetta «fedeltà finanziaria», ossia di comunicare al coniuge a quanto ammonta la propria busta paga o la dichiarazione dei redditi, né qual è il proprio estratto conto.

Marito tirchio: cosa rischia?

Da un punto di vista civilistico, il marito oltremodo tirchio, che cioè non contribuisce ai bisogni della famiglia, è ritenuto responsabile nel caso in cui il matrimonio naufraghi e la coppia si separi. Difatti, nell’eventuale giudizio di separazione, il coniuge costretto a centellinare tutte le spese può chiedere, a carico dell’altro, il cosiddetto addebito. «Addebito» significa impossibilità di chiedere l’assegno di mantenimento, anche se il proprio reddito è insufficiente a garantire un’autonomia economica.

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Quindi, la moglie che abbia a che fare con un uomo spilorcio può rivolgersi al giudice, chiedere la separazione e far imputare la colpa di ciò proprio al marito. Quest’ultimo non potrà rivendicare gli alimenti dalla moglie e perderà altresì il suo stato di «erede legittimo».

Marito tirchio: si può denunciare?

Secondo una recente e interessante sentenza della Cassazione [1], quando il «risparmio domestico» imposto dall’uomo come stile di vita diventa un assillo tale da creare alla moglie uno stato d’ansia e frustrazione, costringendola a nascondere la spesa, quest’ultima può anche sporgere querela per maltrattamenti ai propri danni. Il ménage al risparmio deve essere condiviso e mai imposto, soprattutto sulle minime e quotidiane esigenze di vita e di cura della persona.

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Nel caso di specie, un uomo era ossessionato dal risparmio, al punto da razionare in casa perfino acqua e carta igienica. Si trattava di un vero e proprio stile di vita imposto alla moglie, tale da diventare un «assillo» e costringerla a nascondere le buste della spese a casa dei genitori, gettare via gli scontrini e chiedere alle amiche di fingere di averle fatto dei regali. E quando questa spendeva di più del previsto, scattavano le offese («sprecona!»). E qualche volta gli spintoni e le maniere forti. Una vera e propria condizione di sudditanza, insomma, finita solo con la separazione.

In sintesi, quando il «risparmio domestico» diventa una vera e propria coartazione, una sudditanza, condita da offese e accompagnata da modalità di controllo, tanto pervasive da cagionare nella vittima un disturbo post traumatico da stress, scatta la condanna penale.

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