Buttarsi sotto l'auto per farsi risarcire: come tutelarsi dalla truffa

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Autore: Mariano Acquaviva

21 agosto 2023

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Cosa fare se una persona si fa investire per chiedere soldi? In quali casi ed entro quale termine è possibile sporgere querela?

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Esistono molti modi per raggirare una persona al volante; è il caso ad esempio della truffa dello specchietto rotto, con cui si cerca di convincere l’ignaro conducente di aver danneggiato un’altra vettura al fine di spillargli denaro. C’è però chi è in grado di fare molto peggio, giungendo perfino a buttarsi sotto l’auto per farsi risarcire.

Come tutelarsi da questa truffa? È possibile sporgere querela oppure occorre difendersi esclusivamente all’interno del processo civile? Vediamo come comportarsi.

Truffa del finto investimento: come funziona?

Per ottenere un lauto risarcimento da parte dell’assicurazione ci sono persone disposte a farsi investire. Per fare ciò, questi individui

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si lanciano nel traffico contro le auto che circolano in strada.

Non si tratta di una finzione: l’investimento avviene per davvero, solo che è provocato dalla condotta del pedone, il quale si getta contro il veicolo in movimento.

Il danno patito è quindi reale: il truffatore subisce lesioni a tutti gli effetti, mettendo gravemente a rischio la propria incolumità fisica e perfino la sua stessa vita.

Dopodiché, il gioco è facile: si cita in causa il conducente e il suo assicuratore per ottenere un lauto risarcimento.

È reato buttarsi sotto l’auto per farsi risarcire?

Buttarsi sotto un’auto per farsi risarcire può integrare il reato di truffa a danno del conducente/proprietario della vettura, soprattutto se questi viene convinto a pagare di tasca propria il risarcimento senza tirare in ballo l’assicurazione

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[1].

Si pensi all’uomo che si lancia contro un’auto per farsi colpire il braccio dallo specchietto: in un’ipotesi del genere il truffatore potrebbe avere interesse a non coinvolgere l’assicuratore (che potrebbe svolgere indagini più approfondite) e ad “accontentarsi” di un risarcimento estemporaneo; stesso dicasi per il conducente, il quale può essere disposto a pagare in contanti per evitare il peggioramento della classe di merito.

Non sembra invece che possa configurarsi la frode assicurativa, che scatta ogni volta che, al fine di essere risarciti dall’assicurazione, ci si procura una lesione personale [2].

Secondo la giurisprudenza costante, infatti, questo tipo di delitto può essere commesso solamente dall’

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assicurato, cioè da colui che si fa del male o danneggia i propri beni col solo scopo di farsi indennizzare dalla propria assicurazione (cosiddetto “reato proprio”).

Pertanto, tale crimine può integrarsi solamente se il pedone si fa investire con lo scopo di chiedere alla propria assicurazione personale l’indennizzo per l’infortunio patito.

Finto investimento: come tutelarsi dalla truffa?

Il conducente che è suo malgrado protagonista di un finto investimento deve immediatamente chiamare le competenti autorità (carabinieri, polizia stradale, ecc.) perché, giungendo sul luogo, possano effettuare tutti gli accertamenti del caso.

Infatti, uno dei modi infallibili per sventare la truffa del finto investimento è quello di reperire le immagini delle

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videocamere di sorveglianza: se queste dovessero aver filmato il momento dell’impatto, non ci sarebbero dubbi sull’innocenza del conducente.

Non bisogna invece scappare via, magari in preda alla paura: questa condotta potrebbe far scattare il reato di omissione di soccorso.

Infatti, per quanto il pedone abbia volontariamente deciso di farsi del male pur di ottenere il risarcimento, la legge fa sempre obbligo di aiutare chi si trova in un evidente stato di bisogno.

È assolutamente sconsigliato pagare il truffatore per non coinvolgere l’assicurazione: è sempre preferibile, al contrario, seguire la procedura ordinaria, in modo che anche l’assicuratore, incaricando il proprio perito, possa effettuare le indagini del caso.

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È appena il caso di precisare che molti automobilisti, per mettersi al sicuro da truffe di questo tipo, si muniscono di dashcam, una piccola telecamera in grado di registrare tutto quello che accade davanti e dietro il proprio veicolo.

In questo modo, anche in assenza di sistemi di videosorveglianza, il conducente sarà sempre in grado di produrre i filmati che possono scagionarlo da ogni colpa.

Truffa investimento: processo civile e penale

Se viene intrapresa una causa civile, il conducente dovrà difendersi nominando un avvocato, il quale si avvarrà degli eventuali rilievi delle autorità.

Lo stesso difensore potrà chiedere al giudice di acquisire i filmati delle telecamere presenti in strada, se la polizia non lo ha già fatto.

Se nel procedimento civile la truffa verrà a galla, il giudice civile potrà condannare il pedone a pagare il risarcimento dei danni al conducente truffato.

Infine, se il finto investimento viene smascherato, è possibile sporgere querela per truffa contro chi si è buttato sotto l’auto. Il termine è di tre mesi da quando si è avuta conoscenza del raggiro, ad esempio da quando sono state ottenute le immagini che hanno dimostrato l’inganno.

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