Assegnazione agevolata dei beni ai soci: come funziona?

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Autore: Paolo Remer

09 settembre 2023

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Quali beni mobili e immobili possono essere ceduti ai membri della compagine sociale con tassazione ridotta mediante applicazione dell’imposta sostitutiva.

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L’assegnazione ai soci è un metodo molto utilizzato per trasferire facilmente ai membri della compagine sociale i beni mobili, purché non strumentali all’esercizio dell’impresa, ed anche determinati beni immobili di proprietà della società. Esiste anche l’assegnazione agevolata dei beni ai soci, che consente di realizzare un notevole risparmio fiscale rispetto alla tassazione ordinaria. Vediamo come funziona e quali condizioni devono essere rispettate per fruire delle agevolazioni.

Assegnazione beni ai soci: quando si può fare?

L

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’assegnazione dei beni ai soci è un’operazione che può essere effettuata dalle società di capitali e dalle società cooperative. In particolare, la normativa si applica:

Sono comprese anche le società suddette che si trovano in stato di liquidazione. Sono, invece, escluse le società non residenti fiscalmente in Italia e gli enti non commerciali.

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Assegnazione ai soci: quali beni riguarda?

L’assegnazione ai soci può riguardare, a seconda dei casi, sia i beni mobili non utilizzati per l’esercizio dell’attività (dunque sono esclusi i beni strumentali), sia gli immobili, compresi quelli ad uso abitativo, se appartenenti alla società. Non sono considerati beni strumentali le partecipazioni in società, che dunque sono cedibili.

L’assegnazione viene disposta dalla società nei confronti dei propri soci, in proporzione alla loro partecipazione al capitale sociale e dunque in base all’entità delle rispettive quote possedute da ciascuno.

Assegnazione agevolata di beni ai soci: l’imposta sostitutiva

Nel 2023 la legge di Bilancio

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[1] ha reintrodotto l’assegnazione agevolata dei beni ai soci, con l’applicazione di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi (Ires ed Irap) ad aliquota pari all’8%; l’aliquota è elevata al 10,5% per le società non operative (sono considerate tali quelle rimaste inattive per almeno due esercizi d’imposta nell’ultimo triennio). Rimane, invece, invariato il regime di applicazione dell’Iva.

Questo trattamento fiscale agevolato riguarda le operazioni di assegnazione, cessione e trasformazioni che comportano l’uscita dei beni dall’impresa, compiute entro il 30 settembre 2023, salvo possibili proroghe (al riguardo va ricordato che l’assegnazione agevolata era stata già introdotta in passato, poi abolita, ed infine “recuperata” nella forma attuale che abbiamo esposto).

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Assegnazione agevolata di beni ai soci: quali vantaggi?

Il principale vantaggio dell’assegnazione dei beni ai soci con applicazione dell’imposta sostitutiva consiste nel fatto che, in assenza dell’agevolazione, la tassazione ordinaria sarebbe basata sulla differenza tra il valore dei beni ceduti ed il loro costo fiscalmente riconosciuto; specialmente per i beni immobili, con il passare degli anni l’incremento potrebbe essere notevole. In altre parole, con l’assegnazione agevolata dei beni ai soci le eventuali plusvalenze vengono tassate in modo notevolmente inferiore.

Se l’assegnazione agevolata ai soci riguarda beni immobili, ci sono ulteriori vantaggi, consistenti nella possibilità di determinare le eventuali

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plusvalenze tassabili partendo dal valore catastale degli immobili, anziché applicare il valore normale, e di godere di un abbattimento alla metà dell’imposta di registro sugli atti di trasferimento; anche le imposte ipotecarie e catastali sono dovute in misura fissa, anziché proporzionale al valore.

Se il valore fiscale degli immobili ceduti, determinato col criterio catastale o del valore normale, risulta più alto del loro valore di assegnazione, l’imposta sostitutiva non si applica, in quanto la base imponibile sarebbe pari a zero, ma la relativa minusvalenza non sarà deducibile dal reddito d’impresa.

Assegnazione beni ai soci e abuso del diritto

Va premesso che, per alcuni tipi di società, come quelle che svolgono esclusivamente l’attività di gestione immobiliare, la cessione dei beni ai soci potrebbe realizzarsi anche attraverso la

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trasformazione in società semplice: l’effetto sarebbe equivalente a quello dell’assegnazione di cui abbiamo parlato, ed, inoltre, tale possibilità è espressamente consentita dall’ultima legge di Bilancio [1].

In generale, l’abuso del diritto potrebbe integrare un’ipotesi di elusione fiscale quando l’operazione compiuta è priva di sostanza economica ed è finalizzata ad ottenere un vantaggio fiscale indebito, in quanto altrimenti non spettante. Tuttavia lo Statuto del contribuente [2] consente di perseguire il risparmio d’imposta scegliendo il percorso ed il correlativo schema giuridico meno oneroso dal punto di vista fiscale: la convenienza rientra nella libertà di iniziativa economica.

Nello specifico, l’Agenzia delle Entrate non considera abuso del diritto il cambio di destinazione d’uso dell’immobile oggetto dell’assegnazione ai soci, «anche se effettuato in prossimità della data di assegnazione per acquisire lo status di bene agevolabile», poiché questa «è una scelta preordinata all’esercizio di una facoltà prevista dal legislatore dalla quale origina un legittimo risparmio d’imposta non sindacabile» [3].

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