Quali sono i redditi finanziari?

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Autore: Paolo Remer

03 marzo 2024

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Come si individuano i redditi di natura finanziaria; in cosa si distinguono dai redditi di capitale; come vanno dichiarati; a quanto ammonta il prelievo fiscale.

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Quando si ha a che fare con le tasse, la terminologia è essenziale. Le parole troppo generali sono inutili: bisogna sempre specificare, altrimenti si corre il rischio di non pagare le imposte dovute e di doverlo fare in seguito, quando arriva l’accertamento, con l’aggiunta di pesanti sanzioni. Infatti, mentre alcune tipologie di reddito possono sfuggire abbastanza facilmente all’imposizione fiscale (si pensi ai canoni di affitto percepiti in nero, o ad alcuni compensi di lavoro autonomo) i redditi finanziari sono il prodotto di strumenti venduti e gestiti da appositi intermediari autorizzati, e ogni operazione compiuta su di essi viene tracciata.

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Perciò è importante sapere quali sono i redditi finanziari e come indicarli nella dichiarazione: la maggior parte di essi viene tassata alla fonte e quindi non bisogna fare nulla; altri possono essere inseriti anche nel modello 730, ma bisogna farlo manualmente, perché in molti casi non compaiono nella precompilata. E in alcuni casi è possibile anche recuperare le perdite riportate su alcuni investimenti che non hanno ottenuto i rendimenti auspicati.

Premettiamo che i redditi di natura finanziaria vanno tenuti distinti dai redditi di capitale, perché sono una categoria più ampia, che li comprende ma non si limita ad essi: la loro definizione, quindi, è molto più vasta. Questo ingenera molta confusione nei contribuenti, perché in molti casi l’aliquota di prelievo fiscale è la stessa, ma il regime tributario è diverso. L’ultima riforma fiscale ha cercato di avvicinare le due categorie, in un’ottica di semplificazione degli adempimenti, ma il percorso è lungo e non è stato ancora completato.

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Redditi finanziari: cosa comprendono

I redditi finanziari comprendono le varie tipologie di rendite, stabili o occasionali, derivanti da un investimento di capitale che restituisce frutti, come i dividendi azionari, le cedole maturate su titoli e obbligazioni, gli interessi su depositi e prestiti.

Così i redditi finanziari comprendono, innanzitutto, i classici redditi di capitale

, ma non si limitano ad essi, perché riguardano anche i proventi ottenuti mediante la negoziazione o il rimborso di strumenti e prodotti finanziari di varia natura, come le azioni e le obbligazioni, per arrivare alle criptovalute, e con l’importante caratteristica che questi importi possono essere non soltanto di segno positivo, cioè plusvalenze, ma anche di segno negativo, quando comportano una minusvalenza, cioè una perdita.

Redditi finanziari: quale tassazione?

La tassazione dei redditi finanziari segue regole parzialmente diverse rispetto a quelle del coacervo dei redditi soggetti ad Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. La differenza sta nel fatto che questi proventi non rientrano nel coacervo generale dei guadagni sottoposti agli ordinari

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scaglioni di reddito valevoli ai fini Irpef (con aliquote crescenti, che partono dal 23% per i redditi fino a 15mila euro e arrivano al 43% di prelievo fiscale sulla porzione eccedente i 50mila euro annui), ma ad essi si applica un’imposta sostitutiva, che in genere viene prelevata alla fonte dall’intermediario finanziario: in questo modo risparmiatori e investitori ottengono la cifra netta, già decurtata delle tasse applicate.

Precisamente, i redditi finanziari sono tassati con un sistema proporzionale (e non progressivo, come l’Irpef ordinaria)ai guadagni realizzati ; l’aliquota è al 26% ma per i titoli di Stato e i prodotti del risparmio postale scende al 12,5%. Per questo motivo si è detto che il regime di tassazione delle rendite finanziarie e di capitale sostanzialmente

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premia i ricchi, i quali subiscono sempre la stessa percentuale di trattenuta fiscale, che non cresce progressivamente con l’aumentare degli introiti.

Redditi finanziari: le minusvalenze

Se si verifica una minusvalenza derivante dalla cessione di prodotti finanziari – ad esempio, la vendita di azioni ad un prezzo inferiore a quello di acquisto – la perdita può essere compensata con gli altri redditi finanziari conseguiti nello stesso anno d’imposta ed anche in quelli successivi, fino al quarto. In questo modo è possibile assorbire parzialmente i capital gain negativi, il che è molto utile per chi effettua frequenti operazioni di trading su titoli azionari o altri asset nei vari mercati quotati, nazionali e internazionali.

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Però tale compensazione algebrica è possibile solo nell’ambito dei redditi finanziari della medesima categoria e non anche con altri redditi di capitale diversi. Ad esempio, la perdita derivante dalla vendita dei titoli azionari non potrà essere compensata con gli incassi delle cedole dei titoli di Stato (il che consentirebbe di neutralizzare o almeno ridurre l’imposta su tali proventi), ma soltanto con i guadagni realizzati dalla vendita di altre azioni.

Redditi finanziari: entrano nell’Isee?

I redditi finanziari, facendo parte del cosiddetto «patrimonio mobiliare», entrano nel computo della situazione economica equivalente e, pertanto, vanno inseriti nell’Isee, anche se, come vedremo fra poco, non “pesano” per il loro ammontare ma solo per una piccola parte.

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In particolare, devono essere riportati nella Dsu (dichiarazione sostitutiva unica) necessaria per ottenere l’Isee aggiornato gli importi annuali investiti n queste tipologie di redditi finanziari:

Quanto pesano i redditi finanziari nell’Isee?

L’Isee viene calcolato sommando i

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redditi del contribuente e dei suoi familiari e aggiungendo il 20% della situazione patrimoniale.

In questa componente patrimoniale – che dunque pesa per un quinto soltanto dell’importo complessivo – rientrano sia il patrimonio immobiliare (case, altri fabbricati, terreni) sia il patrimonio mobiliare, che comprende tutti i vari cespiti di natura finanziaria che abbiamo elencato, ed anche le somme presenti sui conti correnti (in base alla giacenza media o al saldo relativo alla seconda annualità precedente: ad esempio l’Isee 2024 riporta i valori al 31 dicembre 2022); il tutto riferito alle cifre depositate o investite, quindi a prescindere dai guadagni realizzati, che potrebbero mancare senza che l’Isee cambi per questo motivo.

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Btp e buoni postali entrano nell’Isee?

Dal 1° gennaio 2024 l’importo degli investimenti in Btp o in altri titoli di Stato (come i Bot, i Cct e i Ctz) e dei buoni postali fruttiferi emessi da Poste Italiane non entra nel calcolo dell’Isee fino a 50mila euro complessivi.

Dal 2024, Btp e buoni postali sono esclusi dal calcolo dell’Isee fino a 50mila euro.

È evidentemente una normativa che il Governo ha voluto adottare per incentivare l’investimento in questi strumenti finanziari: chi li ha in portafoglio risulterà meno “ricco”, ai fini Isee, di chi ha i propri capitali impegnati in altri prodotti, e perciò potrà ottenere le prestazioni agevolate erogate dal’Inps (come l’assegno unico e l’assegno di inclusione) o da altre amministrazioni (come la riduzione delle tasse universitarie e del contributo per le mense scolastiche), se ricorrono le altre condizioni di accesso.

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Redditi finanziari: cosa cambia con la riforma fiscale?

La riforma fiscale varata nel 2023 ha modificato l’impianto preesistente, realizzando una revisione del sistema di tassazione dei redditi finanziari. In particolare, il criterio impositivo passa dal maturato al realizzato, cioè dal guadagno teorico a quello effettivamente incassato. Inoltre viene estesa anche ai redditi di capitale la possibilità di compensare le minusvalenze, ossia di detrarre le perdite.

Questi principi, però, sono contenuti soltanto in una legge delega (la n. 111/2023) approvata dal Parlamento, e non ancora operativa, sino a quando non verranno emanati i provvedimenti specificativi e di attuazione. Sino a quel momento si applicano ancora i criteri che abbiamo descritto, e cioè da un lato la tassazione dei redditi di capitale con l’aliquota sostitutiva del 26%, ridotta al 12,5% per i titoli di Stato, e dall’altro lato la tassazione delle plusvalenze derivanti dalla vendita di strumenti finanziari, come i titoli azionari. Le due categorie, dunque, non sono ancora state unificate.

Approfondimenti

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