Abbandono di rifiuti: cosa si rischia?

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Autore: Paolo Remer

22 marzo 2024

Laureato con lode in Giurisprudenza e Scienze della Sicurezza Economica e Finanziaria. Già magistrato ordinario, giudice tributario ed ufficiale nella Guardia di Finanza. Attualmente, è consulente di direzione aziendale.

Dal 2023 pene più severe per tutti: ora anche i privati cittadini commettono reato contravvenzionale, ma ci sono diverse vie d’uscita per pagare somme ridotte.

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L’Italia è piena di gente incivile che abbandona in modo incontrollato i rifiuti domestici vicino ai cassonetti, per strada o nelle campagne, anziché portarli negli appositi punti e centri di raccolta. Divani, frigoriferi, materassi, mobili rotti e oggetti di qualsiasi genere di cui i proprietari vogliono disfarsi in maniera sbrigativa: il fenomeno, purtroppo, è molto diffuso. Ma lo smaltimento pubblico risulta costoso e va a carico di tutta la collettività.

Per evitare questi comportamenti deprecabili, la legge prevede apposite sanzioni amministrative e nei casi più gravi anche penali. Vediamo in concreto

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cosa si rischia per l’abbandono di rifiuti: a ottobre 2023 le pene sono state inasprite e ora i trasgressori rischiano molto più di prima, anche perché i Comuni hanno intensificato la vigilanza e spesso utilizzano le telecamere per individuare i responsabili. Ma, paradossalmente, con le numerose vie d’uscita previste in favore di chi è sottoposto ad un procedimento penale, anziché amministrativo, gli indagati rischiano sostanzialmente poco. Ti spiegheremo anche questo.

Sanzioni originarie per l’abbandono di rifiuti

Il Testo Unico sull’Ambiente (Decreto Legislativo n. 152 del 2006) prevede due distinte

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sanzioni per l’abbandono di rifiuti:

Nuove sanzioni per abbandono rifiuti: quando è reato

Come anticipato all’inizio, la

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legge n. 137/2023, pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 9 ottobre e in vigore dal 10 ottobre 2023, ha inasprito le sanzioni contenute nel Testo Unico dell’Ambiente per l’abbandono di rifiuti, disponendo che:

Quando l’abbandono di rifiuti non costituisce reato

Però va sottolineato che l’

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abbandono di rifiuti di modestissime quantità compiuto da un privato cittadino (si pensi al getto per terra di un fazzoletto di carta, di una gomma da masticare o di un mozzicone di sigaretta), continua ad essere un illecito amministrativo, e non penale, punito [1] con la sanzione pecuniaria da 30 a 150 euro, raddoppiata se si tratta di prodotti da fumo [3].

In sintesi: chi butta qualche sacchetto di immondizia fuori dai cassonetti, o lascia un mobile ingombrante per strada, dal 10 ottobre 2023 in poi, commette reato ed incorre in una sanzione penale, l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro, mentre chi abbandona sul suolo, nelle acque o negli scarichi un rifiuto di piccolissime dimensioni

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rischia soltanto una sanzione pecuniaria da 30 a 150 euro, senza incorrere in un’ipotesi di reato: quindi riceverà soltanto un verbale amministrativo, ma non sarà denunciato.

Come estinguere il reato di abbandono di rifiuti

Definizione agevolata delle contravvenzioni

Il reato di abbandono di rifiuti può essere estinto mediante la procedura di definizione agevolata delle contravvenzioni prevista dagli artt. 318 bis e seguenti del Codice Ambientale: si può ottenere una riduzione del 75% dell’importo da pagare se le violazioni «non hanno cagionato danno o pericolo concreto e attuale di danno alle risorse ambientali, urbanistiche o paesaggistiche protette». Secondo la Corte di Cassazione

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[2] il mancato avviso al trasgressore di questa facoltà da parte dell’organo accertatore non determina l’improcedibilità dell’azione penale; quindi il verbale è valido anche se non contiene questa indicazione.

Adempimento delle prescrizioni

Inoltre, l’autorità che accerta le violazioni di abbandono di rifiuti può impartire al responsabile un ordine di ripristino dello stato dei luoghi, e di cessazione delle eventuali attività pericolose ancora in corso; durante questo periodo il procedimento penale rimane sospeso, per dare modo al trasgressore di provvedere. Se l’interessato adempie alle prescrizioni impartite, è ammesso a pagare, in via amministrativa, una somma pari a

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un quarto del massimo dell’ammenda edittale prevista per la contravvenzione (in concreto: 2500 per i rifiuti non pericolosi, 5.000 euro per quelli pericolosi), e il versamento della somma determina l’estinzione del reato, senza così macchiare la fedina penale.

Oblazione

Anche un adempimento incompleto, parziale o difforme rispetto a quanto ordinato dall’autorità accertatrice non pregiudica la possibilità per l’indagato di ricorrere all’istituto dell’oblazione, previsto dal Codice penale agli articoli 162 e 162 bis: il reato si estingue pagando la somma determinata dal giudice (la metà del massimo dell’ammenda concretamente irrogata, che spesso è inferiore al limite edittale) e comunque, se vi è richiesta dell’interessato, l’estinzione avviene pagando

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un terzo del massimo, quindi 3.333 euro.

Decreto penale di condanna

Per chi rimane ancora inerte, sarà utile sapere che le Procure italiane per questi reati di abbandono rifiuti ricorrono molto spesso al decreto penale di condanna: un meccanismo processuale in cui la pena pecuniaria viene irrogata dal Gip, su richiesta del Pm, e può arrivare sino alla metà del minimo edittale (quindi si può arrivare fino a soli 500 euro).

La somma così determinata va essere pagata entro 15 giorni dalla notifica del provvedimento (e in tal caso il reato si estingue automaticamente, se non si commettono altri delitti nei successivi 5 anni o altre contravvenzioni nei successivi 2 anni), altrimenti bisogna opporsi chiedendo lo svolgimento del processo penale ordinario o un

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rito alternativo, come il giudizio abbreviato o il patteggiamento.

Particolare tenuità del fatto

Ma anche arrivati a questo punto si può ottenere dal giudice il proscioglimento per «particolare tenuità del fatto», che evita la condanna, ai sensi dell’art. 131 bis del Codice penale: ciò si verifica quando, per le modalità della condotta, e per l’esiguità del danno o del pericolo creato dall’abbandono, l’offesa ai beni ambientali protetti si può ritenere esigua, sempreché il comportamento del trasgressore risulti «non abituale», cioè meramente occasionale.

In definitiva, le vie d’uscita per i trasgressori sembrano essere molteplici e più ampie proprio ora che l’abbandono di rifiuti da parte di privati è diventato reato contravvenzionale, rispetto a quando era punito come semplice violazione amministrativa.

Approfondimenti

Sull’argomento trattato, leggi anche “Abbandono di rifiuti: è reato?” e “Rifiuti abbandonati davanti casa: che fare?“.

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