Quali sono i diritti dei figli nati dalla convivenza?

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Autore: Mariano Acquaviva

22 marzo 2025

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

I figli nati dalla convivenza hanno gli stessi diritti dei figli avuti col coniuge durante il matrimonio? Qual è la differenza tra fratelli germani e unilaterali?

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Le “famiglie allargate” e quelle che non si basano sul matrimonio sono sempre più numerose; è pertanto più che legittimo, in queste circostanze, chiedersi quali tutele prevede la legge a favore di questi soggetti e, soprattutto, della prole nata da partner non sposati. In questo contesto si pone il seguente quesito: quali sono i diritti dei figli nati dalla convivenza? La legge preferisce i figli avuti dal coniuge in costanza di matrimonio? Approfondiamo l’argomento.

Figli nati durante la convivenza: cosa dice la legge?

La legge non fa differenze tra

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figli nati durante la convivenza e figli avuti dal coniuge in costanza il matrimonio: i diritti sono uguali per tutti.

Tanto è confermato dal fatto che la distinzione obsoleta tra “figli legittimi” e “figli naturali” è stata da tempo abolita in ossequio al principio in base al quale tutti i figli sono uguali davanti alla legge.

Quali sono i diritti dei figli nati durante la convivenza?

I figli nati durante la convivenza hanno diritto a essere mantenuti, istruiti ed educati esattamente come la prole nata in costanza di matrimonio; ciò significa che i genitori dovranno occuparsi dei figli fino a che non siano in grado di diventare economicamente autonomi.

Nel caso di separazione, il giudice deve stabilire le regole dell’affido, ponendo a carico del genitore non collocatario l’obbligo di

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pagare un mantenimento mensile a titolo di spese ordinarie, oltre a quelle straordinarie solitamente divise a metà.

Il giudice può inoltre assegnare il godimento della casa familiare al genitore collocatario che continuerà a vivere con la prole.

Nel caso di decesso, i figli avuti durante la convivenza hanno gli stessi diritti successori di quelli nati dal coniuge.

Insomma: i figli nati dalla convivenza hanno diritti identici a quelli dei figli nati dal coniuge in costanza di matrimonio.

Quali sono i diritti dei figli nati da un rapporto occasionale?

Quanto detto sinora a proposito dei figli nati durante una convivenza valgono anche per i figli avuti da un rapporto occasionale

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, cioè da una relazione non duratura, anche di un solo giorno.

Come ricordato, infatti, la legge non fa distinzione tra figli; pertanto, anche la prole nata in assenza di una vera convivenza ha diritto a essere mantenuta, istruita ed educata secondo le regole indicate nel precedente paragrafo.

I “fratellastri” hanno gli stessi diritti?

Abbiamo detto che tutti i figli sono uguali nei rapporti con i loro genitori; ciò vale anche quando la stessa persona abbia sia figli nati dal matrimonio che altri avuti dalla convivenza con un’altra persona: non esistono differenze tra “figli di prime nozze” e quelli successivi.

Ciò non è esattamente valido per i rapporti tra di essi, cioè per i rapporti tra cosiddetti

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fratellastri.

Secondo il codice civile (art. 570), a colui che muore senza lasciare prole, né genitori, né altri ascendenti, succedono i fratelli e le sorelle in parti uguali; i fratelli e le sorelle unilaterali conseguono però la metà della quota che conseguono i germani.

Sono “unilaterali” i fratelli che hanno in comune un solo genitore; per la precisione, si definiscono “uterini” i fratelli che condividono solo la madre, “consanguinei” coloro sono accomunati dallo stesso padre. I “germani”, invece, sono i fratelli che condividono entrambi i genitori.

Ciò chiarito, in caso di eredità la legge riserva una quota maggiore ai fratelli germani, preferiti rispetto a quelli unilaterali; questo significa che, sebbene nei rapporti coi genitori non ci siano differenze, nei rapporti giuridici tra loro i fratelli che condividono entrambi i genitori sono privilegiati nella successione.

Questo vantaggio, tuttavia, è bilanciato dall’obbligo alimentare che la legge pone in prima battuta in capo ai germani e, solo successivamente, agli unilaterali (art. 433 cod. civ.).

Dunque, se un fratello è in difficoltà economica e non ci sono parenti più prossimi né il coniuge, dovrà essere il germano ad aiutarlo per prima rispetto all’unilaterale.

Approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti sull’argomento si leggano i seguenti articoli:

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