Filtro antiparticolato (FAP): cosa rischia chi lo rimuove?
Sanzioni amministrative e conseguenze legali nel caso di manomissione o eliminazione dei sistemi di filtraggio dei gas di scarico diesel.
Il tema della manutenzione dei veicoli diesel è spesso al centro di dibattiti, specialmente quando si parla di componenti destinati a ridurre l’inquinamento atmosferico. La normativa italiana ed europea ha imposto standard sempre più stringenti per limitare la dispersione di sostanze nocive, introducendo dispositivi tecnologici specifici che ogni automobilista deve mantenere in perfetta efficienza. In questo contesto si pone il seguente quesito: cosa rischia chi rimuove il filtro antiparticolato (FAP)? Approfondiamo l’argomento.
Indice
Cos’è il filtro antiparticolato e a cosa serve?
Il dispositivo comunemente noto come FAP è un componente meccanico installato lungo l’impianto di scarico dei veicoli con motore diesel.
Il suo scopo principale è quello di agire come una sorta di setaccio metallico capace di intrappolare le polveri sottili, note tecnicamente come Pm10.
Queste particelle hanno dimensioni microscopiche, pari a dieci millesimi di millimetro, e sono considerate
Il funzionamento si basa sulla cattura fisica di questi residui della combustione. Quando il motore è in funzione, i fumi passano attraverso il filtro che trattiene le polveri, impedendo che finiscano nell’atmosfera.
Perché si decide di eliminare il dispositivo FAP?
Nonostante la sua utilità ecologica, questo componente è spesso visto con diffidenza da chi possiede un’auto diesel. Il motivo principale risiede nella tendenza del filtro a saturarsi.
Con il passare dei chilometri, le polveri accumulate ostruiscono i passaggi interni, portando a quella che viene definita
Questo processo consiste in una pulizia automatica che avviene bruciando i depositi a temperature molto elevate; non sempre l’operazione va a buon fine, specialmente se il veicolo viene utilizzato prevalentemente per brevi tragitti cittadini dove il motore non raggiunge mai il calore necessario.
Le problematiche più comuni che spingono verso l’eliminazione sono:
- il calo evidente delle prestazioni del motore, che appare meno brillante e più pigro in accelerazione;
- l’aumento dei consumi di carburante dovuto ai continui tentativi di rigenerazione falliti;
- il costo elevato per la sostituzione del pezzo originale, che può raggiungere cifre molto alte;
- i dubbi sull’efficacia reale, poiché durante la pulizia le polveri vengono comunque sminuzzate e liberate, seppur in forma diversa.
Tali criticità portano alcuni proprietari a rivolgersi a officine poco trasparenti per richiedere la
Cosa prevede la legge sulla rimozione del filtro?
La normativa italiana parla chiaro: intervenire sulle caratteristiche costruttive di un veicolo per alterarne le emissioni è una pratica illegale.
La circolazione su strada è consentita solo se il mezzo rispetta i parametri con cui è stato omologato dalla casa costruttrice. Se il certificato di circolazione indica la presenza di un sistema antiparticolato, questo deve essere presente e funzionante.
La legge non ammette distinzioni tra chi rimuove il filtro per necessità economica e chi lo fa per migliorare le performance del mezzo: in entrambi i casi si sta circolando con un veicolo non conforme.
Quali sono le sanzioni per chi rimuove il FAP?
Le conseguenze per chi viene sorpreso a circolare senza il dispositivo di filtraggio sono severe e di natura amministrativa. Le forze dell’ordine, durante i controlli o in sede di revisione periodica, possono riscontrare l’assenza del componente o la sua manomissione. Secondo l’articolo 78 del Codice della Strada, le sanzioni previste includono:
- una sanzione pecuniaria amministrativa che oscilla tra 430 e 1.731 euro;
- il ritiro immediato della carta di circolazione, che impedisce di utilizzare il veicolo fino alla regolarizzazione;
- l’obbligo di ripristinare il veicolo alle condizioni originali, installando nuovamente un filtro omologato e sostenendo tutte le spese meccaniche necessarie.
È importante sottolineare che il
Si rischia qualcosa modificando solo la centralina?
Molti ritengono, erroneamente, che evitare la rimozione fisica e limitarsi a una modifica del software della centralina possa mettere al riparo da sanzioni. In realtà, intervenire elettronicamente per inibire il funzionamento del filtro o per impedire che il sistema segnali anomalie equivale, per la legge, alla rimozione meccanica.
Se il filtro non entra in funzione perché la centralina è stata “ingannata”, le
Durante le revisioni, i moderni strumenti di diagnosi sono sempre più capaci di rilevare discrepanze nei parametri elettronici, rendendo difficile nascondere tali modifiche.
La garanzia dell’auto rimane valida dopo la modifica?
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il rapporto contrattuale con la casa automobilistica. Se il veicolo è ancora coperto da garanzia ufficiale, qualsiasi intervento non autorizzato o modifica strutturale comporta la decadenza immediata della stessa.
Questo significa che, qualora si verificasse un guasto al motore, alla turbina o a qualsiasi altro componente meccanico, il produttore potrebbe rifiutarsi di coprire le spese di riparazione.
Si consideri una turbina che si rompe per cause indipendenti dal filtro: se il perito dell’assicurazione o il meccanico della concessionaria rilevano che il sistema di scarico è stato manomesso, il proprietario dovrà farsi carico dell’intera spesa, che potrebbe ammontare a diverse migliaia di euro.
La manomissione dell’auto è considerata una violazione dei termini d’uso del bene.
Approfondimenti
Per ulteriori approfondimenti si legga l’articolo dal titolo È legale togliere il filtro antiparticolato?