Filtro antiparticolato (FAP): cosa rischia chi lo rimuove?

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Autore: Mariano Acquaviva

18 aprile 2026

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Sanzioni amministrative e conseguenze legali nel caso di manomissione o eliminazione dei sistemi di filtraggio dei gas di scarico diesel.

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Il tema della manutenzione dei veicoli diesel è spesso al centro di dibattiti, specialmente quando si parla di componenti destinati a ridurre l’inquinamento atmosferico. La normativa italiana ed europea ha imposto standard sempre più stringenti per limitare la dispersione di sostanze nocive, introducendo dispositivi tecnologici specifici che ogni automobilista deve mantenere in perfetta efficienza. In questo contesto si pone il seguente quesito: cosa rischia chi rimuove il filtro antiparticolato (FAP)? Approfondiamo l’argomento.

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Cos’è il filtro antiparticolato e a cosa serve?

Il dispositivo comunemente noto come FAP è un componente meccanico installato lungo l’impianto di scarico dei veicoli con motore diesel.

Il suo scopo principale è quello di agire come una sorta di setaccio metallico capace di intrappolare le polveri sottili, note tecnicamente come Pm10.

Queste particelle hanno dimensioni microscopiche, pari a dieci millesimi di millimetro, e sono considerate

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estremamente dannose se inalate, oltre a rappresentare un fattore di forte degrado per la qualità dell’aria nelle aree urbane.

Il funzionamento si basa sulla cattura fisica di questi residui della combustione. Quando il motore è in funzione, i fumi passano attraverso il filtro che trattiene le polveri, impedendo che finiscano nell’atmosfera.

Perché si decide di eliminare il dispositivo FAP?

Nonostante la sua utilità ecologica, questo componente è spesso visto con diffidenza da chi possiede un’auto diesel. Il motivo principale risiede nella tendenza del filtro a saturarsi.

Con il passare dei chilometri, le polveri accumulate ostruiscono i passaggi interni, portando a quella che viene definita

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rigenerazione.

Questo processo consiste in una pulizia automatica che avviene bruciando i depositi a temperature molto elevate; non sempre l’operazione va a buon fine, specialmente se il veicolo viene utilizzato prevalentemente per brevi tragitti cittadini dove il motore non raggiunge mai il calore necessario.

Le problematiche più comuni che spingono verso l’eliminazione sono:

Tali criticità portano alcuni proprietari a rivolgersi a officine poco trasparenti per richiedere la

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rimozione fisica o l’esclusione elettronica del sistema.

Cosa prevede la legge sulla rimozione del filtro?

La normativa italiana parla chiaro: intervenire sulle caratteristiche costruttive di un veicolo per alterarne le emissioni è una pratica illegale.

La circolazione su strada è consentita solo se il mezzo rispetta i parametri con cui è stato omologato dalla casa costruttrice. Se il certificato di circolazione indica la presenza di un sistema antiparticolato, questo deve essere presente e funzionante.

La legge non ammette distinzioni tra chi rimuove il filtro per necessità economica e chi lo fa per migliorare le performance del mezzo: in entrambi i casi si sta circolando con un veicolo non conforme.

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Quali sono le sanzioni per chi rimuove il FAP?

Le conseguenze per chi viene sorpreso a circolare senza il dispositivo di filtraggio sono severe e di natura amministrativa. Le forze dell’ordine, durante i controlli o in sede di revisione periodica, possono riscontrare l’assenza del componente o la sua manomissione. Secondo l’articolo 78 del Codice della Strada, le sanzioni previste includono:

È importante sottolineare che il

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costo del ripristino, sommato alla multa, supera quasi sempre di gran lunga il risparmio che si pensava di ottenere eliminando il componente. Inoltre, senza il documento di circolazione, l’auto resta ferma, creando un notevole disagio logistico.

Si rischia qualcosa modificando solo la centralina?

Molti ritengono, erroneamente, che evitare la rimozione fisica e limitarsi a una modifica del software della centralina possa mettere al riparo da sanzioni. In realtà, intervenire elettronicamente per inibire il funzionamento del filtro o per impedire che il sistema segnali anomalie equivale, per la legge, alla rimozione meccanica.

Se il filtro non entra in funzione perché la centralina è stata “ingannata”, le

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emissioni prodotte dal veicolo non saranno più quelle previste in fase di omologazione. Di conseguenza, le autorità possono applicare le medesime sanzioni viste in precedenza.

Durante le revisioni, i moderni strumenti di diagnosi sono sempre più capaci di rilevare discrepanze nei parametri elettronici, rendendo difficile nascondere tali modifiche.

La garanzia dell’auto rimane valida dopo la modifica?

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda il rapporto contrattuale con la casa automobilistica. Se il veicolo è ancora coperto da garanzia ufficiale, qualsiasi intervento non autorizzato o modifica strutturale comporta la decadenza immediata della stessa.

Questo significa che, qualora si verificasse un guasto al motore, alla turbina o a qualsiasi altro componente meccanico, il produttore potrebbe rifiutarsi di coprire le spese di riparazione.

Si consideri una turbina che si rompe per cause indipendenti dal filtro: se il perito dell’assicurazione o il meccanico della concessionaria rilevano che il sistema di scarico è stato manomesso, il proprietario dovrà farsi carico dell’intera spesa, che potrebbe ammontare a diverse migliaia di euro.

La manomissione dell’auto è considerata una violazione dei termini d’uso del bene.

Approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti si legga l’articolo dal titolo È legale togliere il filtro antiparticolato?

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