Avvocato: consulenza gratis
Avvocato gratuito e consulenza legale in uno studio professionale o sul web: gratuito patrocinio e siti dove ottenere risposta alle proprie domande.
Trovare una consulenza legale gratis su internet è assai più facile che in uno studio professionale. Difatti, con l’affermarsi del web e del commercio elettronico, è aumentato il numero di avvocati disposti a fornire “prime consulenze” senza chiedere corrispettivo. E ciò avviene sia dietro lo schermo di società commerciali che attraverso blog o siti vetrina personali. In molti di questi casi, però, la parcella scatta in un secondo momento quando, all’esito di un vaglio di “fattibilità”, è necessario poi procedere in tribunale per la tutela del diritto del cittadino. Si tratta, quindi – almeno di norma – di
Il discorso cambia se si chiede consulenza a una associazione di tutela dei consumatori che, di norma, fanno pagare una quota di “ingresso”, cui poi viene collegata la possibilità di fruire di una serie di servizi, tra cui, appunto, quelli di consulenza da parte degli avvocati legati all’associazione. Tra le realtà più serie in Italia vi è certamente
Maggiore è il numero di legali disposti a concedere consulenze dietro pagamento di corrispettivo che, di norma, non viene determinato a priori, ma legato alla complessità della questione. In altri casi – come in quello del nostro portale – la consulenza viene subordinata al pagamento di un prezzo fisso predeterminato, a prescindere dalla materia e dalla difficoltà della domanda.
Chi possiede i presupposti di reddito per accedere al gratuito patrocinio – ossia alle ipotesi in cui l’avvocato è a spese dello Stato – può solo sperare di ottenere una difesa gratuita in causa. In tal caso non è tenuto a pagare né parcelle, né spese vive, né tasse, contributi o diritti di cancelleria. L’avvocato che dovesse chiedere un corrispettivo – qualsiasi titolo – o anche un rimborso spese al cliente già ammesso al gratuito patrocinio commetterebbe illecito deontologico.
Per avere diritto al gratuito patrocinio bisogna essere titolari di un reddito non superiore a 11.369 euro. Fa fede l’ultima dichiarazione Irpef. Se si convive con il coniuge e/o con altri familiari, a parte casi specifici, il reddito considerato è quello dell’intero nucleo familiare.
Non perché si è stati però ammessi al gratuito patrocinio, in caso di perdita della causa e conseguente condanna alle spese processuali, non si è tenuti a pagare l’avvocato di controparte. Il gratuito patrocinio, infatti, implica solo l’esenzione dal pagamento del proprio difensore. Questo per evitare che ci si possa fare schermo delle proprio ridotte capacità economiche per intentare facili cause a destra e manca.