Come difendersi quando ti offendono?

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Autore: Redazione

16 maggio 2017

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Nel momento in cui una persona offende un’altra quest’ultima è autorizzata a rispondere nello stesso modo senza commettere reato o illecito. Può inoltre chiedere il risarcimento del danno.

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Insulti quando si è alla guida dell’auto, sul posto di lavoro, al campo sportivo, a scuola, ma anche in famiglia, tra parenti o amici: le offese sono, tra tutti gli illeciti, quelli più spesso commessi e dai quali è anche più difficile difendersi. L’offesa, una volta pronunciata, vola nell’aria e non è facile dimostrarla qualora si voglia agire contro il colpevole. Sempre ammesso che ne valga la pena visti i costi e l’esiguità del risarcimento per un bene (quello al “buon nome”) che è uguale per tutti ed è di difficile quantificazione. L’azione civile di risarcimento del danno o quella penale, per il reato di diffamazione, vengono pertanto intraprese solo nei casi più gravi (si pensi all’offesa a un professionista o a un docente che ne discrediti il lavoro). Ma se l’intervento del giudice è marginale,

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come difendersi quando ti offendono? Una soluzione c’è ed è scritta proprio nel codice penale.

Ma prima di chiarire come difendersi quando ti offendono è necessaria una precisazione importante. Le offese possono essere di due tipi:

Detto ciò, e considerato che l’azione civile o quella penale sono ipotesi marginali che si inseriscono solo nei casi più gravi, vediamo

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come difendersi quando ti offendono. Chi subisce un’offesa al proprio onore o reputazione può difendersi da solo, ma esclusivamente in via verbale e non con le mani. In altre parole, è legittimo rispondere a un’offesa con un’altra offesa. La reazione (una sorta di «legittima difesa» se vogliamo utilizzare un linguaggio improprio) non è infatti punibile, né in via civile che penale. Ma è necessario che questa sia stata proferita nell’immediatezza del fatto e non dopo un ragionevole lasso di tempo tale da far pensare che, più che una reazione, sia invece una vendetta (la quale, invece, è punibile).

Attenzione però: se la “contro-offesa” è perdonata dal nostro ordinamento, non lo è invece la reazione di tipo fisico: chi tira un calcio, un pugno o anche un semplice spintone per reagire a un’offesa può essere querelato per le percosse e le lesioni. E, dalla parte della ragione, passa dalla parte del torto, oltre a dover risarcire i danni. Questo per due ragioni:

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Inoltre gli strumenti tecnologici offrono inoltre vari modi per

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difendersi quanto ti offendono. C’è chi pubblica il resoconto scritto della vicenda su Facebook ed anche in questo caso la reazione deve essere immediata conseguenza dell’offesa per poter essere scriminata.

C’è anche chi gira sempre con il cellulare acceso in modalità «registrazione». Registrazione che è certamente lecita, anche se all’insaputa dell’altro soggetto, e può essere utilizzata contro il colpevole nel successivo processo.

Sintetizzando, per difendersi da una offesa è possibile:

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