Differenza tra sistemi di civil law e common law

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Autore: Chiara Pezza

31 agosto 2017

Avvocato, laureata con lode in Giurisprudenza, specializzata in professioni legali. Collabora con diverse testate online, ed ha lavorato presso il Ministero di Giustizia (Ufficio Studi e Ricerche Internazionali, Dipartimento Giustizia Minorile) ed il Comune di Cagliari (istruttore amministrativo-contabile, Servizio Civile Nazionale). Segretario regione Sardegna Associazione Italiana Giovani per l'UNESCO, parla fluentemente inglese e spagnolo.

Civil law e common law sono due modelli giuridici differenti per struttura e applicazione: come funzionano e cosa comportano?

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L’ordinamento giuridico italiano è strutturato su un modello che viene da sempre denominato civil law, e si contrappone a quello tipico degli ordinamenti anglosassoni, che ha il nome di common law. Le due tipologie sono diverse per origine, struttura e ripartizione delle funzioni fra i poteri dello stato, e specialmente per i ruoli che nei due sistemi assumono la legge scritta e le decisioni della giurisprudenza in relazione ai casi concreti.

Il modello di civil law

Il modello giuridico del

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civil law (qui la definizione) è quello attualmente più diffuso al mondo, ed in Italia viene chiamato anche «diritto continentale» o diritto romano-germanico. Di origine romana, si basa sul diritto scritto e sul ruolo determinante della legge, sia sotto il profilo legislativo-parlamentare che sotto l’aspetto della funzione giurisdizionale, in quanto i principi fondanti di questo sistema vengono codificati. Questo modello riconosce il ruolo preminente della legge nel guidare le decisioni della magistratura, che deve attenersi al rispetto della normativa vigente nell’ordinamento ed applicarla al caso concreto: la fonte primaria del diritto è pertanto la legge. La disciplina normativa è dunque costruita mediante “
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codificazione” delle disposizioni di legge: significa che le norme sono inserite nei codici o in corpi normativi. La loro struttura è generale ed astratta: esse cioè non analizzano il fatto concreto ma regolamentano ipotesi generali dalle quali dovranno poi essere estrapolate – in via interpretativa – le singole fattispecie particolari. Ad esempio: la legge che stabilisce il divieto di fumare nei locali pubblici o aperti al pubblico può essere così interpretata: è vitato fumare la sigaretta, è vietato fumare la pipa, è vietato fumare il sigaro, è vietato fumare al cinema, è vietato fumare dentro il Comune, è vietato fumare nelle scuole o negli ospedali, ecc.
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Il modello di common law

Il common law (link alla definizione) si basa, contrariamente al civil law, sulle decisioni dei giudici. Il caso concreto è il punto di riferimento, e le sentenze hanno natura vincolante per quanto riguarda i futuri casi a venire: è il principio del cosiddetto stare decisis, secondo cui ciò che vincola il giudice sono i precedenti giudiziari in materia, ovvero le sentenze. Sono quindi meno rilevanti il diritto scritto e la normazione legislativa, che assumono di conseguenza un ruolo secondario.

Il modello di common law è diventato famoso, in Italia come negli altri stati che seguono differenti sistemi giuridici, non tanto (o per lo meno non solo) per gli approfondimenti di natura giuridica degli operatori del settore, quanto per il ruolo che ha giocato un mezzo di diffusione che in pochi sospettavano avrebbe fatto conoscere il funzionamento del common law in tutto il mondo: la televisione.

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In tutti i palinsesti televisivi, nazionali come stranieri, da decine di anni vanno in onda numerosissimi film e serie televisive che sono modellate su ricostruzioni – più o meno romanzate ed adattate – del sistema giuridico statunitense. Nell’immaginario collettivo pertanto comprendere come funzioni il sistema di common law è ormai intuitivo, e guarda principamente a quanto scoperto attraverso la tv. L’esistenza di una giuria, così come il ruolo degli avvocati dell’accusa, che non sono magistrati come nel nostro sistema [1] ma veri e proprio avvocati, sono tutte caratteristiche tipiche del sistema di common law, che a volte in Italia viene perfino confuso con il nostro.

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Civil e common law: il nuovo ruolo dell’interpretazione e delle leggi

I due sistemi non sono però mondi a parte. Negli ordinamenti di common law, infatti, si assiste sempre di più all’attribuzione di una maggiore rilevanza alla legge ed alle fonti normative scritte, fermo restando naturalmente il ruolo delle decisioni dei giudici.

Allo stesso modo, nella contrapposizione fra civil law e common law si arriva spesso ad una conclusione non necessariamente vera, secondo la quale negli ordinamenti che si basano sul civil law – come quello italiano, in cui quindi predomina come detto la produzione legislativa scritta a discapito di quella giurisprudenziale – le statuizioni dei giudici non rivestano importanza.

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Questa convinzione non solo non è vera, ma non riconosce alla copiosa produzione giurisprudenziale delle corti italiane, di merito e di legittimità, penali civili ed amministrative, il giusto ruolo nell’amministrazione della giustizia. Il fatto che le sentenze emanate non assumano lo stesso valore che viene riconosciuto ai precedenti giurisprudenziali negli ordinamenti di common law non significa, infatti, che non abbiano valore in quelli di civil law. Al contrario: le sentenze dei giudici, in concreto, permettono agli operatori del diritto di approcciarsi ai casi attraverso la lente dell’interpretazione giurisprudenziale. Nell’esercizio delle loro funzioni i giudici si pronunciano tenendo conto dei precedenti in materia. Allo stesso modo, nella pratica, si pensi al cliente che si presenta nello studio di un avvocato per sottoporgli/sottoporle una propria vicenda e chiedere un parere professionale sulle possibilità, ad esempio, di ottenere un risarcimento. Un professionista serio e scrupoloso, che studierà la vicenda ed analizzerà la questione sottoposta alla sua attenzione, non si limiterà alla sola ricerca delle fonti normative e delle disposizioni di legge applicabili, ma verificherà anche cosa abbia stabilito la giurisprudenza per ipotesi che possano essere simili a quella che gli/le è stata prospettatata. Tale verifica potrebbe anche portare ad una soluzione univoca, come nelle situazioni in cui la vicenda sia inquadrabile in una particolare fattispecie su cui la giurisprudenza si è già espressa innumerevoli volte – con le dovute specificazioni del caso concreto – e pertanto ci sia un orientamento consolidato in materia, magari con pronunce delle sezioni unite della corte di cassazione. Questa verifica permette di avere una prospettiva della possibile evoluzione del caso concreto, da fornire poi al cliente in modo da dare un quadro completo della situazione e dei suoi possibili risvolti.

È d’altronde ruolo fondamentale della cassazione nel nostro sistema [2] esercitare la funzione nomofilattica, cioè garantire non soltanto l’osservanza della legge ma anche la sua interpretazione uniforme e l’unità del diritto nello stato.

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