Come testimoniare il mobbing

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Autore: Mariano Acquaviva

31 maggio 2023

Conseguita nel 2011 la laurea magistrale in Giurisprudenza con pieni voti presso l’Università degli Studi di Salerno, successivamente si iscrive alla Scuola di Specializzazione per le Professioni legali presso lo stesso ateneo, ottenendo anche qui la votazione massima. Attualmente esercita la professione forense quale avvocato iscritto all’albo del foro di Salerno e collabora con diversi studi legali, dedicandosi prevalentemente all’ambito penalistico e civilistico.

Le vessazioni sul posto di lavoro possono essere provate mediante certificati medici, registrazioni, email e telefonate, ma le testimonianze sono fondamentali.

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Il mobbing consiste nei reiterati e prolungati comportamenti ostili del datore di lavoro ai danni del dipendente: si parla, in questo caso, di “mobbing verticale”. Al contrario, quando le pratiche moleste giungono dai colleghi, si verifica il fenomeno denominato “mobbing orizzontale”. In entrambi i casi, la vittima subisce soprusi che hanno dei risvolti negativi sia sulla sua carriera che sulla sua salute. Spesso il lavoratore vessato si sente isolato e non sa come dimostrare le angherie che subisce, eventualmente per intraprendere una causa contro il loro autore. Vediamo

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come testimoniare il mobbing.

Mobbing: cosa provare?

Il lavoratore che subisce il mobbing (verticale o orizzontale che sia) può denunciare le condotte vessatorie in Tribunale e ottenere il risarcimento del danno arrecato alla propria salute.

Per ottenere il risarcimento, però, occorre necessariamente provare l’esistenza dei comportamenti illeciti, prolungati nel tempo, che siano stati la causa effettiva di un danno fisico o psicologico [1].

Nello specifico, la persona mobbizzata deve dimostrare:

Come testimoniare il mobbing?

Il lavoratore vittima di mobbing spesso non sa come provare in giudizio la sua particolare condizione. Ciò è dovuto anche allo stato di isolamento in cui si trova a causa della situazione in cui è costretto a vivere. Come dimostrare il mobbing in giudizio? E, soprattutto, come provarlo per

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testimoni?

Abbiamo detto che i certificati medici sono essenziali per dimostrare le patologie derivanti dal mobbing. Questa documentazione, però, difficilmente può provare che le condotte poste in essere dal datore o dai colleghi siano reali.

Pertanto, fondamentali per il lavoratore sono le testimonianze di quanti, avendo assistito ai fatti (perché, ad esempio, presenti sul luogo di lavoro) sono in grado di dichiarare l’esistenza del mobbing.

È necessario che il testimone fornisca indicazioni chiare sulle modalità di condotte tenute dal datore di lavoro (o dagli altri colleghi, nel caso di mobbing orizzontale), in modo che il giudice possa desumere l’effettiva illiceità delle stesse.

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Il problema è che spesso i colleghi non sono disposti a testimoniare, soprattutto nelle ipotesi di mobbing verticale, cioè di quello posto in essere dal datore, per il timore di ritorsioni da parte di quest’ultimo.

D’altronde, nemmeno potrebbe testimoniare un collega che subisce le stesse condotte persecutorie: il codice di procedura fa divieto di testimoniare a quanti abbiano un interesse che potrebbe legittimare la loro partecipazione al giudizio [2].

Potrebbero essere chiamati a testimoniare anche eventuali collaboratori o stagisti a tempo determinato, i quali hanno assistito al mobbing; ovvero, qualunque persona, anche esterna all’ambiente lavorativo, alla cui presenza sia accaduto un episodio spiacevole: il fattorino, il cameriere del bar che è solito portare il caffè, il tecnico chiamato per fornire assistenza.

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È chiaro, però, che la testimonianza ideale è soltanto quella che sia in grado di dimostrare il protrarsi nel tempo della condotta incriminata, in quanto, come detto, non è sufficiente un singolo episodio di vessazione.

Importante potrebbe essere la testimonianza o l’interrogatorio libero dell’eventuale coniuge o dei figli, in particolare qualora si volesse dimostrare l’esistenza di un danno alla vita di relazione o familiare in senso ampio.

Mobbing: le altre prove

Importanti, al fine della prova del mobbing, sono anche le comunicazioni tra il dipendente vessato e l’autore del mobbing: per esempio, e-mail, lettere, messaggi dal cui contenuto si evince l’intento persecutorio.

Secondo la Corte di Cassazione, è perfino possibile registrare le conversazioni con il datore oppure quelle avute con i colleghi, se ciò è indispensabile per tutelare i propri diritti. In caso contrario, la registrazione nascosta potrebbe perfino giustificare il licenziamento del dipendente.

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