Aprire una nuova azienda dopo fallimento: la guida

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Autore: Redazione

02 gennaio 2017

La Redazione di LLpT è costituita da un team di avvocati che, giornalmente, “traduce” in linguaggio comprensibile a tutti, anche ai meno esperti, le ultime sentenze dei tribunali e i testi delle leggi. Ciò affinché ciascuno possa conoscere - in modo chiaro, immediato e senza incertezze - i propri diritti e doveri.

Un imprenditore dichiarato fallito può lavorare? Come si apre una nuova impresa? Con quali capitali per non rischiare la bancarotta fraudolenta?

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Se ti stai chidendo se puoi continuare a lavorare come imprenditore con una nuova azienda se sei stato dichiarato fallito, questa è la guida che fa per te. Vediamo come fare, partendo da una definizione del fallimento.

Quando si è dichiarati falliti?

La dichiarazione di fallimento deriva da uno stato di insolvenza, è cioè soggetto a fallimento chi non riesce a soddisfare i debiti contratti.

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Sono soggetti al fallimento non solo gli imprenditori, si legga Ristrutturazione del debito per chi non può fallire; e anche Chi può fallire: presupposti per la dichiarazione di fallimento e infine Fallimento del consumatore: estingui i debiti in pochi passi).

Semplifichiamo restringendo il campo alle imprese commerciali: non tutte le imprese possono fallire, ma solo quelle che soddisfano i requisiti previsti dalla legge fallimentare [1].

Cosa succede quando fallisci?

L’imprenditore fallito, porta allo spossessamento dei beni del fallito, ad eccezione dei beni strettamente personali, tali beni vengono dunque amministrati e gestiti dal curatore fallimentare che provvederà a soddisfare i creditori dell’impresa.

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L’imprenditore fallito subisce anche alcune limitazioni di natura strettamente personale:

Si può lavorare come dipendenti dopo il fallimento?

Chi è stato dichiarato fallito può lavorare in forma subordinata o autonoma, continuativa o saltuaria: il diritto al lavoro è difatti un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione italiana [2].

Si può aprire una nuova azienda dopo essere falliti?

La Cassazione [3] ha stabilito che il fallito può anche avviare una

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nuova impresa commerciale (anche in forma societaria), autonoma e distinta da quella fallita e compiere tutti gli atti necessari alla sua gestione e amministrazione (come aprire conti correnti e stipulare contratti), purché per far ciò non sottragga beni o liquidità già acquisiti alla procedura fallimentare.

Attenzione, questa condizione è fondamentale: chi nell’esercitare un’ulteriore attività economica dovesse disporre in maniera illecita – dunque a danno dei creditori – di beni o liquidità già acquisiti nella procedura fallimentare, commetterebbe il reato di bancarotta fraudolenta [4], punito con la reclusione e con il divieto di esercitare attività commerciale per ben

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dieci anni.

Vediamo allora come sia possibile avviare una nuova impresa una volta dichiarati falliti.

Come si avvia una nuova impresa dopo un fallimento?

Dopo il fallimento un’eventuale nuova impresa deve essere avviata attraverso fonti di finanziamento alternative che non intacchino i diritti dei creditori:

I proventi della nuova attività lavorativa potranno tuttavia essere trattenuti per sé solo per il mantenimento suo e della sua famiglia. Gli utili sono difatti acquisiti dal curatore e destinati a soddisfare i creditori fallimentari [5].

Dopo la chiusura del fallimento cosa succede?

Il fallimento non dura in eterno.

Nel 2006, infatti, la riforma della legge fallimentare ha cancellato la necessità, per il fallito, di ottenere dal Giudice un provvedimento di riabilitazione del fallito dalle incapacità di natura personale. Si legga al riguardo Nuova legge fallimentare: come cambia dopo il dl 83/2015 e anche Legge fallimentare: la riforma 2016.

Sia le restrizioni citate (patrimoniali e personali), cessano automaticamente al termine della procedura fallimentare, con la pronuncia del decreto di chiusura del fallimento e senza ulteriori oneri per l’imprenditore.

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